Bring Back Our Girls

Nicholas Kristof, Il potere dell’istruzione, “La Repubblica”,  17 luglio 2014

SONO passati quasi tre mesi da quando i militanti islamici nel nord della Nigeria attaccarono una scuola dove si svolgevano gli esami e sequestrarono più di 250 ragazze, tra le più intelligenti e promettenti della regione.
I loro rapitori le hanno definite schiave e hanno minacciato di «venderle sul mercato». L’ultima volta che sono state viste, in un video di due mesi fa, le ragazze apparivano terrorizzate.
«Stiamo chiedendo aiuto»,  supplica Lawan Zanah, padre di una ragazza scomparsa, Ayesha, che ha 18 anni e compariva in quel video. «America, Francia, Cina, dicono che ci stanno aiutando, ma concretamente non vediamo nulla».
Lui e gli altri genitori, dice, non sanno nemmeno se le loro figlie sono vive. I genitori passano il tempo a pregare che Dio intervenga, dal momento che il governo nigeriano e gli altri non sembrano avere intenzione di farlo. «Speriamo che Dio ascolti il nostro dolore».
La preside della scuola, Asabe Kwambura, dice che 219 ragazze non sono ancora tornate e denuncia il fatto che la campagna internazionale di solidarietà Bring Back Our Girls si sia affievolita mentre il mondo va avanti.
«Questa campagna deve proseguire», esorta. «Le nostre studentesse vivono ancora nei boschi. Vogliamo che la comunità internazionale chieda al governo della Nigeria di fare qualcosa, perché non sta facendo nulla».
La risposta più evidente del governo nigeriano è stata quella di dare un incarico a una società di pubbliche relazioni statunitense, pagandola, si dice, 1,2 milioni di dollari. Questi soldi potrebbero essere utilizzati meglio investendoli nel rendere più sicure le scuole.
I leader mondiali fanno dei bei discorsi sull’istruzione, ma poi non concludono niente. Questo vale, purtroppo, anche per il presidente Barack Obama. Quando era candidato alla presidenza, nel 2008, annunciò un piano per l’istruzione che prevedeva un fondo globale di 2 miliardi di dollari: se non ve lo ricordate, pazienza, se lo è scordato anche lui. Infatti, Obama sta chiedendo di ridurre del 43 per cento gli aiuti internazionali all’istruzione di base nel 2015 rispetto a quanto stanziato dal Congresso nel 2010.
Secondo l’Unesco, l’aiuto all’istruzione, finanziato da tutti i paesi del mondo, è diminuito del 10 per cento dal 2010.
Se Obama vuole sostenere un fondo globale per l’istruzione, ne esiste uno. Si chiama Global Partnership for Education, e ha i suoi uffici a Washington. È fortemente sostenuto da altri paesi finanziatori, ma il suo presidente, Julia Gillard, l’ex primo ministro australiano, fa notare che gli Stati Uniti, finora, hanno messo a disposizione solo l’1 per cento del loro bilancio per questo fine.
«Gli Stati Uniti non sono l’1 per cento della popolazione mondiale», dice seccamente.
A suo merito, Obama sta aumentando i finanziamenti, offrendo 40 milioni dollari per quest’anno e ancora di più in futuro. Anche Nita Lowey, membro democratico della Camera dei Rappresentanti per lo stato di New York, e il repubblicano Dave Reichert, deputato dello stato di Washington, stanno patrocinando una legge ( Education for All Act) che promuova gli aiuti per la scolarizzazione di una parte dei 58 milioni di bambini nel mondo che non frequentano la scuola primaria.
Un gruppo si è dimostrato sensibile: i lettori del New York Times . A maggio scrissi un articolo sulle ragazze nigeriane, citando un gruppo, Camfed, che manda a scuola le bambine in Africa. I lettori del Times risposero donando circa 900.000 dollari a Camfed. Grazie, lettori!
Quei soldi, dicono i responsabili di Camfed, permetteranno a 3.000 ragazze di continuare a frequentare la scuola superiore in tutta l’Africa,  ragazze come Katongo, una 16enne dello Zambia bravissima in matematica.  Katongo è orfana e ha dovuto abbandonare la scuola perché non aveva i soldi per pagare la retta, ma ora sta per diventare la prima persona della sua famiglia a finire la scuola. Vorrebbe diventare infermiera.
Le donazioni private aiutano, ma non risolveranno il divario educativo. Né basteranno i dollari, anche se sono utili. Fondamentalmente, i governi dei paesi poveri devono incrementare l’istruzione e renderla una priorità: non servono solo soldi, ma anche un calcio nel sedere.
L’Unesco denuncia che in Mali, il 92 per cento dei bambini alla fine della seconda elementare non è in grado di leggere una sola parola. In Zambia, il 78 per cento dei bambini di terza elementare non sa leggere nemmeno una parola. In Iraq, il 61 per cento degli alunni di seconda elementare non riesce a risolvere correttamente una sottrazione.
Le condizioni sono spesso deplorevoli. In Africa e in Asia, spesso gli insegnanti non si presentano a scuola perché sono pagati da una burocrazia di governo anche se sono perennemente assenti. In Malawi, tra i bambini poveri, solo il 3 per cento riesce a completare la scuola elementare e a imparare le basi della formazione, forse anche perché la dimensione media di una classe di prima elementare in Malawi è di 130 alunni. In Camerun, c’è solo un libro di matematica ogni 13 alunni di seconda elementare. Come fanno i bambini a imparare in questo modo?
Eppure abbiamo anche imparato che, quando è fatta bene, l’istruzione cambia quasi tutto. L’esperienza dimostra che educare le ragazze aumenta la produttività, fa crescere gli standard di salute, riduce il tasso di natalità e indebolisce l’estremismo.
Droni e missili possono combattere il terrorismo, ma un’arma ancora più efficace e in grado di trasformare le cose è una ragazza con un libro, e costa molto di meno. Con quello che costa un singolo missile da crociera Tomahawk, è possibile costruire circa 20 scuole.
Molti poveri nel mondo capiscono il potere dell’istruzione. Ho visto dei bambini in Liberia che non hanno la luce in casa e la sera fanno i compiti per strada sotto ai lampioni. Mi hanno commosso, in India e in Pakistan, i genitori disposti a patire la fame per pagare le tasse scolastiche dei loro figli.
L’ambizione di studiare spiega perché quelle 219 ragazze nel nord della Nigeria sono andate a fare gli esami di fine anno pur sapendo dei rischi rappresentati dal terrorismo. Alcune di quelle ragazze sognavano di diventare insegnanti, medici, avvocati – e ora sono forse ridotte in schiavitù in un bosco o costrette a sposare i militanti islamici.
Spero che stiamo facendo tutto il possibile per trovare e liberare quelle ragazze. Questo è uno dei rari casi in cui, visto che il governo nigeriano ha chiesto il nostro aiuto, il mondo approverebbe la nostra assistenza in un blitz. Quindi, Bring Back Our Girls , riportiamo a casa le nostre ragazze. Ma non limitiamoci a questo.
Per quasi tutta la storia, la grande maggioranza dell’umanità è stata analfabeta, ma è qualcosa che oggi sta cambiando con una rapidità sorprendente. Lant Pritchett, un esperto nel campo educativo a Harvard, osserva che la scolarizzazione, negli ultimi 60 anni, è aumentata molto di più di quanto non avesse fatto in tutti i secoli che vanno dall’Accademia di Platone al 1950. L’istruzione è una scala mobile che può cambiare il mondo, e oggi abbiamo la possibilità di cancellare l’analfabetismo globale, se sosteniamo questo sforzo. Boko Haram uccide gli insegnanti, attacca le scuole e rapisce gli studenti perché sa che l’alfabetizzazione è il nemico dell’estremismo. I terroristi capiscono il potere dell’istruzione. E noi?
New York Times News Service, traduzione di Luis E. Moriones

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