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“È giusto intraprendere degli studi, se ancora non ho idea né di quel che voglio diventare né di che cosa io sia capace?”

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Lettera a una studentessa, da “Il sole 24 ore Magazine”

Stig Dagerman è considerato il “Camus svedese”. Nato nel 1923, dal 1946 scrisse quattro romanzi, quattro drammi, poesie, racconti, articoli, sceneggiature di film, che continuano a essere tradotte e ristampate. Bloccato da una lunga crisi creativa e angosciato dal peso delle enormi aspettative suscitate dal suo talento, si uccise nel 1954.
Nel 1952 il settimanale svedese “Idun” aveva chiesto a cinque maturande di scrivere ad altrettante personalità della cultura. Britt-Marie Tidbeck si rivolse a Stig Dagerman ponendogli la domanda: «È giusto intraprendere degli studi, se ancora non ho idea né di quel che voglio diventare né di che cosa io sia capace, e se sarei disposta ad abbandonare il lavoro nel caso fosse la migliore soluzione per un eventuale matrimonio?»
Quella che segue è la risposta dello scrittore, un estratto da La politica dell’impossibile (Iperborea 2016), raccolta di interventi giornalistici pubblicati tra il 1943 e il 1952, tradotti per la prima volta in italiano. Traduzione di Fulvio Ferrari ©Iperborea

Cara signorina Tidbeck,

Grazie di avermi scritto, mi ha fatto piacere e mi ha un po’ spaventato. Per avere il coraggio di rispondere a domande che altri pongono sulla vita bisogna infatti essere molto presuntuosi o molto ubriachi. Il mio primo consiglio dunque è questo: non si fidi di nessuno che sostenga di poter risolvere i Suoi problemi e vedere nel futuro più di quanto possa fare Lei. Con il tempo ho imparato che i cosiddetti buoni consigli non solo costano caro, ma nella maggior parte dei casi sono anche privi di senso. Lei stessa è la prima e ultima autorità riguardo alla Sua vita. Non si fidi perciò nemmeno di questa lettera, finché non avrà raggiunto un punto della Sua vita in cui l’esperienza Le parlerà con la Sua stessa voce.

Una frase della Sua lettera mi ha fatto molto pensare. Lei parla infatti della liberazione che La attende quando le porte della scuola si richiuderanno per l’ultima volta alle Sue spalle. Proprio in questo periodo dell’anno, ma dieci anni fa, anch’io ero in attesa di questo miracolo della liberazione. Ora è passato abbastanza tempo da osare chiedere a me stesso: quando sei stato più libero, a scuola o nella «vita»? Non si spaventi se devo rispondere: per molti aspetti ero un uomo più libero dieci anni fa di quanto lo sia adesso.

È chiaro che in quegli anni avevo spesso, per non dire sempre, la sensazione che la scuola fosse una prigione, gli insegnanti fossero i carcerieri e le lezioni e i compiti scritti lavori forzati. Dopo di allora, però, ho imparato che l’espressione «si impara per la vita, non per la scuola» ha un terribile rovescio. La vita, infatti, non chiede conto in primo luogo delle conoscenze libresche, ma dell’esperienza delle forme di costrizione che la scuola imprime in noi: l’ansia dell’esame, il timore di arrivare in ritardo, la paura delle insufficienze, il terrore del fallimento.

 Sembra purtroppo che le forme di schiavitù della vita imitino quelle della scuola, con la differenza che quelle della vita sono molto più dure e spietate nei confronti degli allievi. Cos’è infatti un’insufficienza se paragonata a un licenziamento? O il suono di una campanella in confronto a un orologio marcatempo? Cos’è un capoclasse se paragonato a un controllore dei tempi di produzione? O l’insufficienza in un compito scritto se paragonata alla bocciatura di una tesi di dottorato? E infine: dipendevamo dalla volontà dei genitori e dal potere degli insegnanti, ma eravamo al sicuro. Ora siamo schiavi della necessità di guadagnare, di farci strada, di diventare qualcuno. E questa dipendenza è dieci volte peggiore. C’è chi è costretto a contare i suoi spiccioli anche mentre dorme. Ci sono famiglie che la carenza di alloggi costringe a vivere in un’unica stanza con cucina. Ci sono addirittura persone che trovano il carcere più libero della società in cui vivono e l’ospedale più salutare dello spietato campo di battaglia della lotta per la vita.

Le apparirò forse prolisso e pessimista, ma devo dirle queste cose perché riguardano Lei più della maggior parte delle persone. E La riguardano così tanto perché proprio ora vive un momento in cui intuisce cosa sia la libertà. Per questa ragione torno a ripeterle con insistenza: diffidi della libertà che la vita Le offre, perché è ben poca cosa. Ma conservi finché può quel senso di libertà di cui sta facendo ora esperienza e che sarà il Suo ricordo più importante della scuola, perché quel senso di libertà è la cosa più preziosa che possiede. Se sarà abbastanza intenso La aiuterà più di qualsiasi consigliere nelle questioni della vita e del cuore, come ha aiutato me nei momenti in cui la vita mi si stendeva davanti come un deserto.

Ciò che intendo dire è questo: viaggi, legga o trovi un lavoro. Nel Suo intimo Lei sa quale sia la cosa giusta. Ma qualsiasi cosa decida di fare, non dimentichi mai che non è prigioniera della strada scelta. Ha tutto il diritto di cambiarla, se sente di essere sul punto di perdersi. La vita Le chiederà prestazioni che troverà ripugnanti. Allora dovrà essere consapevole che la cosa più importante non è la prestazione, ma il Suo svilupparsi in una retta e bella persona. Molti le diranno che questo consiglio è asociale, ma Lei potrà rispondere: quando le forme della società si fanno dure e negano la vita, è meglio essere asociali che disumani.

Per finire Le auguro un buon viaggio sulla strada che sceglierà. Le auguro anche ogni successo, ma più ancora Le auguro due cose che spesso ostacolano il successo esteriore e hanno tutto il diritto di farlo perché sono più importanti: l’amore e la libertà.

E dunque: buona fortuna per il grande giorno! Mi faccia sapere tra dieci anni com’è stato il suo viaggio.

Il Suo

Stig Dagerman

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Esami di Stato 2015

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LICEO SCIENTIFICO – INDIRIZZO ORDINARIO 

COMMISSARIO INTERNO:  ITALIANO

COMMISSARI ESTERNI: MATEMATICA & FISICA, FILOSOFIA & STORIA,  LINGUA E CULTURA STRANIERA .

LICEO SCIENTIFICO – OPZIONE SCIENZE APPLICATE

COMMISSARIO INTERNO:  ITALIANO

COMMISSARI ESTERNI: MATEMATICA & FISICA, INFORMATICA,  LINGUA E CULTURA STRANIERA.

Tutte le materie e informazioni a questo link.

Tutti i commissari d’esame a questo link.

  • Prima prova scritta (ITALIANO): 17 giugno 2015
  • Seconda prova scritta (MATEMATICA): 18 giugno 2015
  • Terza prova scritta:  22 giugno 2015

Come sono ripartiti i  punteggi:

  • Credito scolastico: 25 punti
  • 1° prova scritta: 15 punti
  • 2° prova scritta: 15 punti
  • 3° prova scritta: 15 punti
  • Colloquio: 30 punti (la sufficienza equivale a 20 punti)
  • Totale: 100 punti
  • Bonus* da 1 a 5 punti (attribuito a  coloro che riportano almeno 15 punti di Credito e 70 punti nelle prove d’esame)

Criteri per l’attribuzione della lode. Occorre essere in possesso di tutti e tre requisiti:

  1. Punteggio massimo nelle tre prove scritte (45 punti), nel colloquio (30 punti) e di credito (25 punti) senza fruire del Bonus  a disposizione della commissione.
  2. La lode potrà essere assegnata solo ad alunni che ABBIANO RIPORTATO NEGLI SCRUTINI FINALI DELLA TERZULTIMA,  PENULTIMA E ULTIMA CLASSE VOTI UGUALI O SUPERIORI A  8 (otto / 10), COMPRESA LA CONDOTTA.
  3. Deliberazioni per l’attribuzione dei massimi punteggi delle prove d’esame e del credito dell’ultimo anno assunte all’unanimità.

TABELLA PER IL CALCOLO DEL CREDITO SCOLASTICO

M = Media dei voti

1 anno       2 anno     3 anno

M = 6                     3-4         3-4             4-5
6 < M = < 7         4-5         4-5             5-6
7 < M = < 8         5-6         5-6              6-7
8 < M = < 10       6-8         6-8             7-9

Le prove d’esame: archivio generale.

Le prove di italiano (dal 1999 al 2011). CLICCA QUI.  La prova di italiano 2011/2012.

Prepararsi all’esame di stato: i suggerimenti a cura del gruppo editoriale Pearson. CLICCA QUI.

Il SAGGIO BREVE: Video tutorial ZANICHELLI. CLICCA QUI.

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Esami di Stato 2014/15

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L’anno scolastico è appena agli inizi e si susseguono ordini, contrordini, notizie, rumores

ESAME DI MATURITÀ, ADDIO AI COMMISSARI ESTERNI

La scelta, contenuta nella bozza della legge di stabilità, è motivata dalla spending review, ma sarà funzionale alla nuova maturità in arrivo nel 2015, di Valentina Santarpia, Il Corriere della Sera scuola 26.9.2014

Niente più commissari esterni nella squadra degli esami di maturità: già da giugno 2015 i membri esterni, i prof che arrivavano da altre scuole per garantire l’imparzialità della prova, saranno aboliti. Le commissioni saranno composte solo dal presidente e da tutti e sei i commissari interni, cioè tutti i docenti che conoscono bene gli studenti che hanno di fronte e che quindi riescono anche a contestualizzare l’esame nell’ambito di una carriera scolastica e non nell’arco di pochi minuti. Anche se la novità non ha motivazioni di carattere educativo, ma economiche. La spending review sta colpendo anche il ministero dell’Istruzione: si paventano tagli per un miliardo, ed una delle voci di costo da abbattere, secondo quanto prevede la legge di stabilità, è proprio questa. Ogni commissario esterno infatti percepisce circa 900 euro, a fronte dei 400 elargiti ad un membro interno. Considerando anche le eventuali spese di trasferta rimborsate ai commissari esterni, il risparmio è evidente. E del resto, con l’autonomia scolastica, l’autovalutazione che certifica ogni mossa della scuola e la possibilità futura di attingere ad un bacino di insegnanti dell’organico funzionale, la modifica non dovrebbe incontrare ostacoli.

Saggio breve e un occhio al mondo del lavoro

Ma non è l’unica novità attesa dal nuovo esame, con cui si cimenteranno i 435.152 maturandi che il 17 giugno 2015 si siederanno davanti alla loro prima prova. Si tratta di circa 216 mila i liceali, provenienti soprattutto dallo scientifico; 136 mila, invece, i tecnici e circa 84 mila i professionali. Il saggio breve diventerà centrale, anche per dare piena attuazione agli indirizzi della riforma Gelmini e per avvicinare l’esame di Stato al mondo che ci circonda, produttivo e non solo. Sulla maturità, inoltre, bisognerà puntare su una nuova «tesina» per «dare un ruolo maggiore alle esperienze nel mondo produttivo o nelle istituzioni culturali», come ha spiegato anche il ministro Giannini, che invece sul saggio breve assicura che «resterà, perché è un esercizio molto utile per capire la capacità di comprensione di un testo e la dote di sintesi». «Sempre meno adeguato alle scelte dello studente viene invece considerato il classico tema di storia o di letteratura. Un esame di maturità legato al lavoro, «poiché il nostro modello di scuola punta a incrementare l’alternanza scuola-lavoro e guarda molto al rapporto con il mondo produttivo e delle istituzioni culturali». «La direzione di marcia è di renderlo compatibile con la scuola che i ragazzi già fanno e non con la scuola che stiamo costruendo con le linee guida. Le novità sicure sono quelle che si collegano ai nuovi indirizzi previsti dalla riforma Gelmini» aggiunge il ministro dell’istruzione. Le prove, dunque, terranno conto dei nuovi programmi dei licei e degli istituti e saranno rese più coerenti con i nuovi indirizzi di studio, come il liceo musicale che quest’anno, per la prima volta, sarà alle prese con la maturità. L’alternanza scuola-lavoro è una delle linee guida della nuova riforma e questa direzione verrà mantenuta anche per quanto riguarda l’esame di Stato. Saranno valorizzate, dunque, le esperienze di laboratorio e gli stage aziendali svolti durante l’anno scolastico. «Del resto la riflessione che abbiamo avviato sulle competenze degli studenti vuole rivisitare sia la didattica nelle classi, che non significa solo digitalizzazione e coding ma anche didattica interattiva, sia il rapporto tra ciò che succede in aula e ciò che accade fuori»: parola di ministro.

***

Grazie, ministro. La letteratura, la storia, si sa, non hanno a che fare con il mondo produttivo. Labor omnia vincit, ma non nel senso virgiliano, naturalmente.

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Prima prova 2013

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TUTTE LE TRACCE IN FORMATO PDF: CLICCA QUI.

MARCO LODOLI, Quei temi troppo belli per gli esami di maturità, “La Repubblica”, 20 giugno 2013

UNA vera prova di maturità, un vero confronto con le paure e le speranze di una giovinezza che sta per lasciare il porto quasi sicuro della scuola e avventurarsi nel mare aperto e tempestoso della vita adulta: così mi suonano queste tracce su cui i nostri diciottenni hanno dovuto ragionare. Di sicuro sono serviti i testi scolastici, la preparazione di migliaia di ore passate in un banco, le lezioni appassionanti o un po’ noiose degli insegnanti, ma stavolta mi sembra che ai candidati sia stato chiesto uno scatto di personalità, la dimostrazione di non essere stati assenti o distratti mentre il mondo, in questi anni, in questi mesi, produceva i suoi problemi e le sue contraddittorie soluzioni. Bisogna aver studiato, ma bisogna anche aver letto i giornali, le riviste, aver navigato sui siti di informazione, aver discusso e litigato con gli amici, aver sentito crescere una nuova consapevolezza. Bisogna aver sentito che la giovinezza è pronta a caricarsi di qualche responsabilità, che è finita la lunga epoca della spensieratezza totale.
La letteratura ci spiega che la vita è un viaggio, e che è necessario essere pronti per affrontarlo con gli strumenti e i sentimenti migliori: Claudio Magris, grande conoscitore della letteratura mitteleuropea, invita a comprendere che ogni scrittore è anche un pellegrino, che ogni libro importante è un’avventura conoscitiva, un viaggio verso l’ignoto. La vita non è un villaggio- vacanze, un posto dove tutto è già preordinato per organizzare al meglio la distrazione: è un percorso accidentato, con molte salite e molti imprevisti. Omero, Dante, Cervantes, Melville, Collodi, tanti grandissimi scrittori hanno raccontato questa avventura esistenziale, ognuno a modo suo ha rinnovato la meravigliosa metafora del viaggio fuori e dentro di sé. Insomma, la letteratura non è un giardinetto fiorito, ma un percorso che sale e abbraccia sempre più mondo, un invito a partire, a seguire la propria prua.
Ma anche il tema sul rapporto tra l’individuo e la società di massa mi appare ben pensato. Ogni ragazzo percepisce il rischio dell’annichilimento dei propri talenti, dello scioglimento della propria unicità nell’indistinto di un gregge protettivo e infelice. È uno degli argomenti che più viene dibattuto nell’adolescenza, perché la paura della solitudine è pareggiata dal timore di non essere niente, solo un numero in una statistica, solo un corpo che vaga in un centro commerciale. La pressione del consumismo, delle mode, dell’impersonalità è avvertita a volte come una protezione e a volte come una minaccia, comunque come una questione decisiva con cui confrontarsi.
E naturalmente anche il tema del mercato e della democrazia tocca nervi scoperti: ogni ragazzo ormai sa che l’economia neoliberista lo scaraventerà prestissimo in mezzo a una spaventosa compravendita di qualità. Sa che anche la democrazia china il capo davanti all’onnipotenza del mercato, che gli Stati sembrano subire quelle regole feroci. C’è molto da ragionare sul rapporto difficile tra libertà e produzione, tra speranze individuali e brutalità finanziarie, tra vita e performance. Però, ripeto, bisogna aver letto qualcosa in più rispetto alle belle antologie scolastiche, bisogna dimostrare di aver tenuto gli occhi aperti e la mente attenta alle trasformazioni veloci degli ultimi anni. Non è scontato che in classe si sia affrontata l’impetuosa crescita delle economie emergenti e il declino altrettanto rapido delle nostre economie europee, basate fino a ieri sulla difesa dei diritti dei lavoratori e oggi costrette a rivedere crudelmente tutti i propri principi.
Insomma, tanti argomenti di bruciante attualità, tante proposte stimolanti. Speriamo che i nostri ragazzi in quest’ultimo periodo abbiano non solo studiato a fondo i programmi, ma abbiano anche allungato lo sguardo fuori dalle finestre della scuola, su un paesaggio che rassicura poco, in tumultuosa metamorfosi, nel quale già da domani dovranno cominciare a camminare.

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COMMENTO DELLA PRIMA TRACCIA

PAOLO DI STEFANO, Un invito a rovesciare i luoghi comuni,  “Corriere della Sera”, 20 giugno 2013

Bella scelta, in un tempo in cui la geografia prevale nettamente sulla storia, il viaggiare (fisico) è all’ordine del giorno, facilitato dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dai voli low cost. 

Lo stile della pagina è estremamente piano. In fondo rispecchia in superficie la profondità dell’argomento: la paratassi prevalente demarca piccole e grandi frontiere (una virgola, un punto e virgola, i due punti, un punto, un trattino) tra una frase e l’altra, ma insieme le unisce, come fossero confini geografici. I segni interpuntivi sono solchi e insieme nessi. Gli infiniti (“oltrepassare frontiere; anche amarle… saperle flessibili…”) e lo stile nominale aumentano la semplicità del dettato e insieme la sua secchezza inquieta. L’ultimo periodo è il più complesso, con diversi gerundi che si inseguono in modo circolare, come circolare è il movimento del pensiero (il perdersi per ritrovarsi). L’immagine più eloquente è quella della frontiera come corpo umano: il senso della sua caducità. La frontiera è per definizione un’entità dialettica: separa e unisce, ostacola e permette il passaggio, distingue e assimila. Il viaggio capovolge il rapporto tra il noto e l’ignoto (molto bello il passo su Marisa Madieri). Il testo di Magris, nel suo andamento così confidenziale, invita a rovesciare i preconcetti, i pregiudizi e i luoghi comuni: ciò che sembrava familiare diventa misterioso e viceversa, ciò che sulle prime ci appariva diverso ci assomiglia. Il viaggio come conoscenza avvicina ciò che sembrava lontano e allontana (dallo sguardo) quel che era troppo vicino per potersene fare un’idea esatta.

Benevolenza per se stessi e piacere del mondo potrebbero anche coincidere: in una sorta di armonia tra interno e esterno, tra un sé ritrovato nel viaggio e il mondo. Rendersi permeabili agli altri per trovarne la disponibilità. Sottolineerei i verbi “mescolarsi” e “transitare”, che potenziano l’idea del viaggio come offerta di sé e conoscenza. Già in «Danubio» si mette in gioco l’idea di viaggio quale momento insostituibile di incrocio tra geografia e storia, tra armonie e disarmonie del tempo e dello spazio, tra individuo e collettività. Da notare come, anche qui, la storia ritrovi, nel suo contatto con gli spazi (dunque nel viaggio), una dimensione estremamente familiare e ravvicinata. Un’utile occasione di riflessione per una cultura, come la nostra, che tende a trascurare la diacronia a vantaggio di un eterno e fluido presente senza fine.

TIPOLOGIA B. 1. ARGOMENTO ARTISTICO-LETTERARIO

Marilyn trasfigurata, i Calciatori e il quiz Quando l’arte si misura con i media, di  VINCENZO TRIONE*

Finalmente, verrebbe da dire. Una traccia attuale, che invita a riflettere su un ampio territorio dell’arte contemporanea, impegnato, sin dai primi anni Sessanta, a individuare connessioni – spesso problematiche e conflittuali – tra avanguardia e comunicazione di massa, tra ricerca sperimentale e media, tra momento elitario e collettività, tra individuo e società. In particolare, si chiede agli studenti di interrogarsi sulle analogie e sulle differenze che collegano personalità ed esperienze piuttosto diverse. Uno dei protagonisti del realismo post-cubista: Renato Guttuso. Il padre della Pop Art statunitense: Andy Warhol. E – a sorpresa – un leggendario programma televisivo, «Lascia o raddoppia?», trasmesso dalla Fiera di Milano e condotto da Mike Bongiorno (dal 1955 al 1959).

Innanzitutto, occorre muovere dal tema che accomuna Guttuso e Warhol: ed è proprio il dialogo con i media. Pur con accenti differenti, entrambi sono, per richiamarci a una categoria cara a Umberto Eco, «integrati»: offrono risposte ottimistiche, assecondando le domande e le pressioni della loro età. Nelle loro opere, acquisiscono vari motivi del presente: li assumono nelle maglie del loro linguaggio, e li riscattano da ogni impersonalità. Intendono il loro lavoro come uno strumento atto a ridefinire completamente il ruolo e la funzione delle arti nella società. Vogliono stabilire un confronto tra sensibilità poetica e cronaca. Convinti che non esistano più verità assolute da esprimere, vivono la loro epoca in tutte le sue contraddizioni. Si propongono come «mediatori». Operano, cioè, «con» e «come» i media: mettono in contatto elementi diversi, costruendo reti di relazioni e di opportunità, in un fecondo dialogo aperto con il loro ambiente e con il loro tempo. Essi, per riferirci a una suggestione dell’Italo Calvino de Le città invisibili, accettano l’inferno, diventandone parte, «fino al punto di non vederlo più».

Guttuso 'Calciatori', 1965Guttuso ‘Calciatori’, 1965

Si pensi al Guttuso che ritrae un’azione calcistica, in Calciatori del 1965. Un soggetto spesso frequentato dai pittori: da Boccioni a de Stael. Evidenti i riferimenti alla Danza di Matisse. Una sinfonia di maglie. Una partita. Ma anche un catalogo di gesti e di prodezze atletiche. Un poema sportivo, fatto di frammenti. Un’epica moderna, in cui i corpi vengono trasformati in masse di colori. Un mosaico, dove le anatomie tendono a sfigurarsi.

E si pensi a Warhol, la cui Marilyn del 1967 rielabora uno scatto di Gene Korman, sul set di Niagara. Vi appare la diva, solenne e, insieme, maliziosa: i capelli biondi, la bocca carnosa e rossa, l’abito scollato, gli orecchini luccicanti. Il corpo sembra sporgersi leggermente in avanti, verso l’obiettivo. Warhol utilizza quella fotografia, e la modifica.

Andy Warhol, 'Marilyn', 1967Andy Warhol, ‘Marilyn’, 1967

Da rettangolare la rende quadrangolare. Cambia l’inquadratura: con un gesto freddo e asettico, si concentra solo sul viso. Elimina il décolté: cancella ogni distrazione erotica. Congela il glamour in uno stereotipo. Omette ciò che, nella realtà, occupa spazio e trasuda odore, sudore. Trasforma, come ha scritto John Updike, Marilyn in una «maschera tinta e ritinta, nel vistoso e triste teschio che rimane quando è vista senza desiderio». Evoca la morte, che corrode il trucco. Si porta oltre il bianco e il nero. Sperimenta una sorta di technicolor molto carico, utilizzando colori accesi e contrastati: una scelta che, come confesserà lo stesso artista, deriva dalla scoperta degli effetti di un televisore fuori sintonia. Infine, replica la medesima icona in quattro frames, in diverse variazioni cromatiche. Ma dov’è Marilyn? Non c’è più la star, non c’è più il mito. Warhol oscilla tra due piani: da un lato, vuole celebrare il fascino; dall’altro lato, rinvia continuamente a una dimensione tragica. Dipinge il viso dell’attrice come se fosse quello di una santa, su uno sfondo luminosissimo, addirittura abbacinante. Sulle orme di antiche suggestioni bizantine, ci presenta, secondo Arthur Danto, «santa Marilyn dei Dolori».

La traccia proposta dal Ministero ha il merito di suggerire un percorso tra linguaggi poco contigui. Indica una strada che conduce da uno degli ultimi corifei della pittura e della tradizione come Guttuso al profeta del superamento della manualità, in vista di una disinibita «riproducibilità tecnica» a oltranza, come Warhol. Il quale è stato anche tra i primi ad aver colto il ruolo omologante e pervasivo della televisione. Quel potere che, in Italia, raggiunge la sua vetta proprio con «Lascia o raddoppia?». Un quiz show di stampo americano, che riesce a entrare nelle case degli italiani, costringendoli a casa per una sera ogni settimana. Un programma che, al di là della sua innegabile dimensione «popolare», accoglie molte presenze culturali. Tra gli autori, vanta personalità come Eco e Leydi. Tra i concorrenti, musicisti come John Cage e storici dell’arte come Filiberto Menna. Dunque, non una semplice trasmissione. Ma un luogo che affascina tanti intellettuali: li spinge a ragionare sull’importanza «civile»dei media. Secondo alcuni, addirittura uno spazio con straordinarie potenzialità estetiche.

Di queste potenzialità si era fatto lucido e visionario interprete uno tra i nostri artisti più sofisticati e, insieme, più segretamente «mediatici»: Lucio Fontana. Autore, nel 1952, di un anticipatore Manifesto del movimento spaziale per la televisione. Originale riflessione sul rapporto tra arte e società. Vi si sostiene, tra l’altro: «Noi spaziali trasmettiamo, per la prima volta nel mondo, attraverso la televisione, le nostre nuove forme d’arte, basate sui concetti dello spazio, viso sotto un duplice aspetto: il primo, quello degli spazi, una volta considerati misteriosi ed ormai noti e sondati, e quindi da noti e sondati, e quindi da noi usati come materia plastica; il secondo, quello degli spazi ancora ignoti nel cosmo, che vogliamo affrontare come dati di intuizione e di mistero, dati tipici dell’arte come divinazione. La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti».

In fondo, è proprio qui la profezia di un’arte che, lungi dal contrapporsi alla società o dall’adeguarsi ai suoi riti effimeri, sappia diventarne parte. Fino a determinare una (possibile) estetizzazione dei media.

Università Iulm, vicepreside facoltà di arti, turismo e mercati

COMMENTO ALLA PRIMA PROVA: TIPOLOGIA B.2 -AMBITO SOCIO ECONOMICO

COMMENTO ALLA PRIMA PROVA: TIPOLOGIA B.3 – AMBITO STORICO-POLITICO

COMMENTO ALLA PRIMA PROVA: TIPOLOGIA B.4 – AMBITO TECNICO-SCIENTIFICO

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Prepararsi alla prima prova d’esame

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Non si azzardano previsioni, ma qualche buona lettura di “saggi brevi d’autore” – aggiornati nei contenuti ed ineccepibili nella forma – può aiutare ad affrontare meglio la prova di mercoledì.

Qualche proposta:

SCIENZA

Carlo Rovelli, La filosofia che chiarisce la fisica, “Il Sole 24 Ore – Domenica”,  16 giugno 2013

«E pur si muove!». Così, narra la leggenda, mormorava Galilei, mentre in pubblico dichiarava di rinunciare all’idea che la Terra si muovesse. Parole intense. Ma forse non tanto perché esprimono la determinazione dello scienziato che non vuole farsi dettare la verità; quanto piuttosto perché sembrano tradire quasi una lotta interiore. La lotta fra l’evidenza palese dell’immobilità della Terra intorno a noi e lo sconcertante sospetto che quest’immobilità sia illusoria, e stiamo roteando nel cosmo. Credo che ancora oggi ciascuno di noi, se per un attimo guarda intorno a sé le case o le colline e fa mente locale alla velocità con cui tutto ciò sta facendo capriole nello spazio (40 chilometri al secondo), non possa non risentire questa vertigine, e mormorare un po’ stupito «e pur si muove…». La scienza ci porta a queste scoperte contro-intuitive, che indicano i limiti del nostro senso comune; ma se il moto della Terra, chiarito nel 1600, è oggi integrato nel nostro sapere, altrettanto non si può dire delle sconcertanti scoperte sulla natura del tempo che hanno segnato il Ventesimo secolo. LEGGI TUTTO…

SOCIETA’

M. Faggioli, I beni culturali e la fiera ignoranza, PEM, TRECCANI MAGAZINE, 13 giugno 2013 

Gli italiani sono giustamente preoccupati del futuro dei “beni culturali” (una dizione fortunatamente vaga) che fanno del Belpaese uno dei paesi più visitati al mondo. La preoccupazione non è solo relativa al fatto che alla tutela e alla promozione di questi beni sono legate le fortune economiche dell’Italia, ma anche alla percezione che l’Italia ha di sé, come “paese” ancor prima che come “nazione” o “stato”. In questo senso, le politiche che un governo italiano adotta verso i beni culturali sono ormai diventate la cartina di tornasole di quale tipo di governo esso intende essere – oppure, quale tipo di governo esso può essere, alla luce di determinate condizioni politiche e di bilancio.

LEGGI TUTTO…

LETTERATURA

Francesco Piccolo, Perché Gatsby non sarà mai un grande film“Corriere – La Lettura”, 2 giugno 2013
Si può essere fedeli o infedeli, non importa. Il passaggio di una storia dalla letteratura al cinema è una questione di sottrazione. È come se il mondo della letteratura avesse più strumenti del mondo del cinema, ed è per questo motivo che poi il passaggio viene rubricato come «riduzione». Insomma, il cinema è la letteratura meno la letteratura. La qual cosa non è per forza una deminutio: dipende da quello che levi — o devi levare.
Il romanzo che si trasforma in film è un’operazione irresistibile, delicata, alle volte felice e alle volte impossibile. Ci sono dei romanzi che sembrano essere stati scritti pensando alla trasposizione cinematografica (perfino Alberto Moravia veniva accusato di tale furbizia), e altri che sembrano del tutto restii. Come Il grande Gatsby. Che non potrà mai davvero funzionare, anche se la pirotecnia di Luhrmann prova ad aggirare l’ostacolo: perché Fitzgerald lega la sua scrittura al racconto della superficialità, riuscendo in modo inimitabile a raccontare quella profondità — o meglio, la malinconia, il dolore inafferrabile — che c’è sotto la superficialità dei suoi personaggi. In questo, è l’amico americano di Marcel Proust,ma in una versione contemporanea e dannata. LEGGI TUTTO…

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Esami di Stato 2013: Prima prova

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Il sito Zanichelli dedicato alla Prova Scritta di Italiano:  CLICCA QUI.
Su www. illuminations.tk (area riservata, Didattica italiano scritto) sono  a disposizione:

– il file aggiornato con i consigli per lo svolgimento della prima prova;

– un modello di SIMULAZIONE della prova d’esame  (esercitazione vivamente raccomandata).

Per ricordare: una mappa per la stesura del saggio breve.

VIDEO dedicato al saggio breve: CLICCA QUI.

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Esami di Stato 2013

  • Prima prova scritta (ITALIANO): 19 giugno 2013
  • Seconda prova scritta (MATEMATICA): 20 giugno 2013
  • Terza prova scritta:  24 giugno 2013

Come sono ripartiti i  punteggi:

  • Credito scolastico: 25 punti
  • 1° prova scritta: 15 punti
  • 2° prova scritta: 15 punti
  • 3° prova scritta: 15 punti
  • Colloquio: 30 punti (la sufficienza equivale a 20 punti)
  • Totale: 100 punti
  • Bonus* da 1 a 5 punti (attribuito a  coloro che riportano almeno 15 punti di Credito e 70 punti nelle prove d’esame)

Criteri per l’attribuzione della Lode. Occorre essere in possesso di tutti e tre requisiti:

  1. Punteggio massimo nelle tre prove scritte (45 punti), nel colloquio (30 punti) e di credito (25 punti) senza fruire del Bonus  a disposizione della commissione.
  2. La lode potrà essere assegnata solo ad alunni che ABBIANO RIPORTATO NEGLI SCRUTINI FINALI DELLA TERZULTIMA,  PENULTIMA E ULTIMA CLASSE VOTI UGUALI O SUPERIORI A  8 (otto / 10), COMPRESA LA CONDOTTA.
  3. Deliberazioni per l’attribuzione dei massimi punteggi delle prove d’esame e del credito dell’ultimo anno assunte all’unanimità.

TABELLA PER IL CALCOLO DEL CREDITO SCOLASTICO

M = Media dei voti

                             1 anno       2 anno     3 anno

M = 6                     3-4         3-4             4-5
6 < M = < 7         4-5         4-5             5-6
7 < M = < 8         5-6         5-6              6-7
8 < M = < 10       6-8         6-8             7-9

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Commissioni Esame di Stato 2012/2013

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Commissari esterni:
Matematica
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Scienze
Commissari interni:
Italiano
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Arte

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