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Classi Terze: avviso importante

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Gli alunni delle classi terze che abbiano ricevuto la lettera di aiuto in ITALIANO e/o LATINO dovranno svolgere le attività estive riportate nei documenti reperibili su www. illuminations.tk (area riservata, classi terze, italiano, letteratura OPPURE classi terze, latino).

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Per le classi III BS e III F

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Sono a disposizione nell’area riservata di http://www.illuminations.tk  (classe terza, italiano, letteratura) le attività di lettura e scrittura per l’estate 2013.

Buona estate a tutti.

P.S.: nella sezione Letture di di http://www.illuminations.tk ogni settimana sarà proposta una lettura. Se avete qualche richiesta, fatemi sapere.

EtretatLibrary

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… le stelle a riveder…

Per riassumere e concludere un anno di Inferno:

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Passa la nave mia colma d’oblio

F. Petrarca, Rerum Vulgarium Fragmenta, 189

Passa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra Scilla et Caribdi; et al governo
siede ’l signore, anzi ’l nimico mio.

5A ciascun remo un penser pronto et rio
che la tempesta e ’l fin par ch’abbi a scherno;
la vela rompe un vento humido eterno
di sospir’, di speranze, et di desio.

Pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
10bagna et rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignorantia attorto.

Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragion et l’arte,
tal ch’incomincio a desperar del porto.

“In questo sonetto – che nella redazione cosiddetta Chigi del Canzoniere (1359-63) costituiva parte di un trittico dedicato al tema del viaggio – Petrarca utilizza la metafora della navigazione per indicare il suo percorso esistenziale e poetico. Qui la navigatio marina, più che la peregrinatio terrestre, consente al poeta di rappresentare il proprio travagliato mondo interiore, la cui condizione non è quella dell’andare ma del fluttuare; lungi dall’approdare a una meta sicura, la navigazione conduce la nave dell’io a una condizione di possibile naufragio.
Come rivela tra l’altro il riferimento ai mortali scogli di Scilla e Cariddi (al v. 3), Petrarca assume le sembianze di un Ulisse navigatore, che rende imprescindibile il riferimento al precedente dantesco. Tuttavia la navicella dell’Ulisse di Dante forza le colonne d’Ercole, rendendo il viaggio espressione della sete indomita di conoscenza dell’uomo che volge il proprio sguardo intellettuale verso l’esterno (l’idea della sapientiae cupido di Ulisse compare per la prima volta nel De finibus di Cicerone). Al contrario la nave dell’UIisse-Petrarca compie il proprio itinerario verso l’interiorità, e non consegue nessuna conoscenza, non giunge a nessuna certezza: spalanca, piuttosto, gli abissi dell’ignorantia (al v. 11: il vocabolo compare solo in questo punto del Canzoniere, e per di più accanto a errore, termine programmatico della poesia petrarchesca). Oblio, errore, ignorantia sono le forze irrazionali che governano il viaggio esistenziale del poeta, in balia del dispotico amore che tiene saldo il timone della sua barca. Errore, poi, trova qui il proprio valore etimologico più pieno e si identifica con lo stesso errare della nave petrarchesca senza rotta, piccolo vascello di un naufrago le cui fragili parti (vela, sarta) sono esposte a una tempesta di elementi che diventano tutt’uno con le forze emotive del poeta: il vento dei sospiri, la pioggia delle lacrime e la nebbia degli sdegni (vv. 8-9). Si ricorda che anche Dante nel Canto l dell’Inferno (vv. 22-27) propone una metafora marina per designare la situazione di chi – lui stesso – si era trovato a un passo dal medesimo naufragio-morte di Ulisse. Nel caso di Dante però interviene un fatto provvidenziale che lo porta a invertire la rotta. Per il Petrarca protagonista di Passa la nave mia, invece, questo intervento provvidenziale non vi è stato. Nel prologo della Commedia il protagonista ha superato il rischio di naufragio e può guardarsi indietro con la rasserenante consapevolezza di esserne ormai fuori; al contrario, nel sonetto petrarchesco il poeta si trova nel pieno del pericolo, con una salvezza che appare lontana e problematica da raggiungere. Pertanto, si potrebbe quasi dire che il mito-modello di Ulisse sia molto più vicino alla realtà di Petrarca che a quella di Dante: se Dante appare anzi una sorta di anti-Ulisse, Petrarca vede rispecchiata nell’eroe greco la propria condizione di errante senza meta e senza pace.”

da. L. Chines – M. Guerra, Petrarca, Bruno Mondadori, 2005

Testi a confronto:

Arthur RimbaudIl battello ebbro [Le bateau ivre], 1871

Il poeta è un battello ebbro che percorre un viaggio purificante e liberatorio, visionario, sotto cieli ignoti; poi il risveglio ed il ritorno alla realtà:

Poiché andavo scendendo lungo i Fiumi impassibili,
Sentii che i bardotti non mi guidavan più:
Ignudi ed inchiodati ai pali variopinti,
I Pellirosse striduli li avevan bersagliati
[…]

Conosco cieli che esplodono in lampi, e le trombe
E le risacche e le correnti: conosco la sera,
L’Alba che si esalta come uno stormo di colombe!
E a volte ho visto ciò che l’uomo ha creduto di vedere!

Ho visto il sole basso, macchiato di mistici orrori,
Illuminare lunghi coaguli viola,
Simili ad attori di antichissimi drammi,
I flutti che lontano rotolavano in fremiti di persiane!

Ho sognato la verde notte dalle nevi abbagliate,
bacio che sale lento agli occhi dei mari,
la circolazione di linfe inaudite,
e il giallo risveglio e blu dei fosfori cantori! […]

Ho visto fermentare enormi stagni, reti
Dove marcisce tra i giunchi un Leviatano!
Crolli d’acque in mezzo alle bonacce
e in lontananza, cateratte verso il baratro!

Ghiacciai, soli d’argento, flutti di madreperla, cieli di brace!
E orrende secche al fondo di golfi bruni
Dove serpi giganti divorati da cimici
Cadono, da alberi tortuosi, con neri profumi! […]

Io, perduto battello sotto i capelli delle anse
Scagliato dall’uragano nell’etere senza uccelli,
io, di cui né Monitori né velieri Anseatici
avrebbero potuto mai ripescare l’ebbra carcassa d’acqua

libero, fumante, cinto di brume violette.
o che foravo il cielo rosseggiante come un muro
che porta, squisita confettura per buoni poeti,
i licheni del sole e i moccoli d’azzurro;

io che correvo, macchiato da lunule elettriche,
legno folle, scortato da neri ippocampi,
quando luglio faceva crollare a frustate’
i cieli oltremarini dai vortici infuocati;

io che tremavo udendo gemere a cinquanta leghe
la foia dei Behemots e i densi Maelstroms,
filando eterno tra le blu immobilità,
io rimpiango l’Europa dai balconi antichi!

Ho veduto siderali arcipelaghi! ed isole
i cui deliranti cieli sono aperti al vogatore:
E’ in queste notti senza fondo che tu dormi e ti esìli,
milione d’uccelli d’oro, o futuro Vigore?

Ma è vero, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
Ogni luna è atroce ed ogni sole amaro:
l’acre amore m’ha gonfiato di stordenti torpori.
Oh, che esploda la mia chiglia! Che io vada a infrangermi nel mare!

Se desidero un’acqua d’Europa,  è la pozzanghera
nera e fredda dove verso il crepuscolo odoroso
un fanciullo inginocchiato e pieno di tristezza, lascia
un fragile battello come una farfalla di maggio.

Non ne posso più, bagnato dai vostri languori, o onde,
di filare nella scia dei portatori di cotone,
né di fendere l’orgoglio di bandiere e fuochi,
e di nuotare sotto gli orrendi occhi dei pontoni.

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D’ora in poi le “gite” si potranno fare così…

… ovvero il professore in vacanza: CLICCA QUI.

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Il calendario è aggiornato

Il calendario degli impegni per i prossimi giorni è aggiornato! Vai alla pagina corrispondente: https://illuminationschool.wordpress.com/calendario/

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Plauto

Miles gloriosus: PRIMA PARTE; SECONDA PARTE.

Efeso, Asia Minore

DRAMATIS PERSONAE

PYRGOPOLINICES, miles
ARTOTROGUS, parasitus
PALAESTRIO, servos (= servus)
PERIPLECTOMENUS, senex
SCELEDRUS, servos
PHILOCOMASIUM, mulier
PLEUSICLES, adulescens
LUCRIO, puer
MILPHIDIPPA, ancilla
SERVI PYRGOPOLINICIS
ACROTELEUTIUM, meretrix
PUER PERIPLECTOMENI
CARIO, coquos (= coquus)
LORARII

PERSONAGGI

Pirgopolinice, soldato
Artotrogo, parassita
Palestrione, servo (del soldato, già di Plèusicle)
Periplectòmeno, vecchio
Scèledro, servo (del soldato)
Filocomasio, cortigiana (amante di Plèusicle)
Plèusicle, giovane
Lucrione, schiavetto
Milfidippa, ancella (di Acrotelèuzio)
Schiavi di Pirgopolinice
Acrotelèuzio, cortigiana
Schiavetto di Periplectòmeno
Carione, cuoco
Schiavi fustigatori

ARGUMENTUM II

Meretricem ingenuam deperibat mutuo
Atheniensis iuvenis. Naupact<um> is domo
legatus abiit; miles in eandem incidit,
deportat Ephesum invitam. Servos Attici
ut nuntiaret domino factum navigat;
capitur, donatur illi captus militi.
Ad erum ut veniret Ephesum scribit. Advolat
adulescens atque in proximo devortitur
apud hospitem paternum. Medium parietem
perfodit servos, commeatus clanculum
qua foret amantum; geminam fingit mulier<is>
sororem adesse. Mox ei dominus aedium
suam clientem sollicitandum ad militem
subornât. Capitur ille; sperat nuptias
dimittit concubinam et moechus vapulat.

SECONDO SOMMARIO
Un giovane ateniese amava appassionatamente una cortigiana nata libera e ne era ricambiato. Un bel giorno dovette andarsene via da casa per un’ambasceria a Naupatto; allora un soldato piomba sulla ragazza e se la porta ad Efeso contro la sua volontà. Un servo del giovane ateniese si mette in mare per annunziare l’accaduto al padrone; ma è preso e regalato, dopo la cattura, proprio al soldato. Scrive al padrone che venga ad Efeso. Il giovanotto si precipita e va ad alloggiare nella casa accanto, presso un ospite di suo padre. Il servo buca la parete divisoria per offrire ai due amanti un passaggio clandestino per incontrarsi e inventa che è arrivata una sorella gemella della donna. Poi il padrone della casa vicina gli fornisce una sua cliente per far perdere la testa al soldato. Questi si fa adescare; carezza il progetto d’un matrimonio, licenzia la sua concubina e finisce per farsi strigliare come adultero.

ATTO PRIMO, w. 1-78

PIRGOPOLINICE (soldato), ARTOTROGO (parassita)

PIRGOPOLINICE (uscendo di casa, rivolto ai servi, nell’interno) Mi raccomando, fate sì che il mio scudo sia rifulgente di una luce più viva di quella dei raggi del sole quando il cielo è sereno; cosicché, quando venga il momento, ingaggiata la battaglia, abbagli la vista dei nemici sul campo . Quanto a questa spada , io vo-glio consolarla, perché non si lamenti e non si perda d’animo per il fatto che da tempo ormai la porto in giro lasciandola in ozio, mentre lei, poverina,  smania dal desiderio di far polpette dei nemici. Ma dov’è Artotrogo?
ARTOTROGO È qui, accanto a un uomo forte e fortunato e di bellezza regale. Un guerriero, poi… Marte non oserebbe parlare né paragonare le sue prodezze alle tue.
PIRGOPOLINICE Non è a lui che ho salvato la vita nelle pianure gorgoglionee, là dove comandante in capo era Bumbomàchide Clutomestoridisàrchide , nipote di Nettuno?
ARTOTROGO Me ne ricordo; vuoi dire quello con le armi d’oro, le cui legioni tu disperdesti con un soffio, come il vento fa con le foglie o con la paglia dei tetti.
PIRGOPOLINICE Una cosa da niente, in fede mia.
ARTOTROGO Niente davvero, per Ercole, in confronto alle altre imprese che dirò (a parte) e che tu non hai mai compiuto, (al pubblico) Se qualcuno ha mai visto un uomo più bugiardo o più vanaglorioso di questo, mi abbia pure in sua proprietà, mi impegno a diventare suo schiavo. C’è una cosa però: a casa sua si mangia un pasticcio d’olive buono da matti.
PIRGOPOLINICE Dove sei ?
ARTOTROGO Eccomi. Perdinci, come per esempio in India a quell’elefante, co-me gli hai rotto un braccio con un pugno!
PIRGOPOLINICE Come? Un braccio?
ARTOTROGO Volevo dire la coscia.
PIRGOPOLINICE E dire che l’avevo colpito sbadatamente.
ARTOTROGO Perdinci, se ce l’avessi messa tutta, il braccio sarebbe passato attraverso la pelle, le viscere e la bocca di quell’elefante!
PIRGOPOLINICE Ma non ho voglia adesso di parlare di queste cose.
ARTOTROGO Per Ercole, non vale certo la pena che tu mi racconti le tue prodezze, dato che le conosco bene, (a parte) È la pancia che mi procura tutte que-ste disgrazie: perché i denti non mi crescano, devo sorbirmi con le orecchie e devo assecondare tutte le frottole che costui s’inventerà.
PIRGOPOLINICE Che cosa volevo dire?
ARTOTROGO Ah sì, io lo so già che cosa vuoi dire: certo per Ercole, così è stato, me lo ricordo benissimo.
Pirgopolinice Che cosa?

Artotrogo Qualsiasi cosa,

Pirgopolinice Hai…
ARTOTROGO Vuoi chiedermi le tavolette. Eccole, e anche lo stilo.
PIRGOPOLINICE Fa piacere come tu sai cogliere al volo le mie intenzioni.
ARTOTROGO È mio dovere conoscere a fondo il tuo carattere e preoccuparmi di fiutare in anticipo i tuoi desideri.
PIRGOPOLINICE Ti ricordi qualcosa?
ARTOTROGO Mi ricordo sì: centocinquanta in Cilicia, cento in Scitolatronia, trenta di Sardi , sessanta Macedoni: sono gli uomini che tu hai ucciso in un solo giorno.
PIRGOPOLINICE Quanto fa in tutto?
ARTOTROGO Settemila.
PIRGOPOLINICE Sì, così dev’essere: sei bravo tu a fare i conti.
ARTOTROGO Eppure non li ho messi per iscritto; ma me li ricordo lo stesso.
PIRGOPOLINICE Perdiana, hai una memoria eccellente.
ARTOTROGO Sono i buoni bocconi a rafforzarmela.
PIRGOPOLINICE Finché continuerai a comportarti così, avrai da mangiare tutti i giorni: ti farò sempre partecipare alla mia mensa.
ARTOTROGO E allora, in Cappadocia, quella volta che tu, se non avessi avuto la spada smussata, avresti ucciso con un solo colpo cinquecento uomini tutti insieme?
PIRGOPOLINICE Ma erano dei fantaccini da quattro soldi; perciò li ho lasciati in vita.
ARTOTROGO Perché dovrei ripeterti quello che sanno tutti i mortali, e cioè che tu, Pirgopolinice, sei unico al mondo per valore, prestanza e imprese invincibilissime? Tutte le donne sono innamorate di te, e non hanno torto, visto che sei così bello. Come per esempio quelle che ieri mi hanno tirato per il mantello.
PIRGOPOLINICE Che cosa ti hanno detto?
ARTOTROGO Continuavano a farmi domande: «Ma è Achille quell’uomo?», mi dice una. «No, dico io, è suo fratello». Allora l’altra mi fa: «Perciò è così bello, per Castore, e così distinto! Guarda come gli sta bene quella pettinatura! Ah, sono davvero fortunate le donne che vanno a letto con lui!».
PIRGOPOLINICE Dicevano proprio così?
ARTOTROGO Certo; e figurati che entrambe mi hanno scongiurato di farti passare oggi da quella parte, come in processione !
PIRGOPOLINICE È una gran disgrazia essere troppo bello!
ARTOTROGO Eh, sì; sono così noiose; pregano, sollecitano,  supplicano di poterti vedere; chiedono che io ti presenti a loro, tanto che non riesco più a occuparmi dei tuoi affari.
PIRGOPOLINICE Adesso è ora di andare in piazza, perché io paghi il salario ai soldati che ho arruolato ieri. Il re Seleuco mi ha pregato con grande insistenza perché gli trovassi e gli arruolassi dei soldati. Ho deciso di dedicare al re questa giornata.
ARTOTROGO Su, allora andiamo,
PIRGOPOLINICE Guardie, seguitemi.  (ESCONO)

Plauto in Shakespeare: Falstaff

“William Shakespeare, affrontato il tema dell’ascesa al trono e dello stato mentale di Enrico IV già nel Riccardo II, opera in cui emergono anche le insoddisfazioni del re verso il figlio principe Harry, il futuro Enrico V, segue il travagliato regno di Henry Bolingbroke e le ribellioni che lo insidiano nell’ Enrico IV (prima parte, 1598), dove per la prima volta applica in modo esteso al dramma storico le strutture della commedia. Nel brano scelto sir John Falstaff attacca duramente Poins e il principe Harry per avere abbandonato lui e i tre compagni durante l’imboscata, senza riconoscere in essi i suoi assalitori mascherati, e con Peto addirittura racconta loro di essere stato vittima di un gruppo numeroso di briganti e di averli fieramente contrastati. La millanteria di Falstaff è qui tutta racchiusa nel suo sfogo di fantasticherie mendaci, corrispondenti alla vanagloriosa enumerazione dei nemici abbattuti da Pirgopolinice nel Miles gloriosus.”

Enrico IV (atto II, scena IV)

GADSHILL We four set upon some dozen.
FALSTAFF Sixteen at least, my lord.
GADSHILL And bound them. […]
GADSHILL As we were sharing, some six or seven fresh men set upon us.
FALSTAFF And unbound the rest, and then came in the other.
PRINCE What, fought you with them all?
FALSTAFF All? I know not what you call all, but if I fought not with fifty of them, I am a bunch of radish. […]
PRINCE Pray God you have not murd’red some of them.
FALSTAFF Nay, that’s past praying for: I have pepper d two of them; two I am sure I have paid – two rogues in buckram suits. I tell thee what, Hal, if I tell thee a lie, spit in my face, call me a horse… here I lay, and thus I bore my point. Four rogues in buckram let drive at me.
PRINCE What, four? Thou saidst but two even now.
FALSTAFF Four, Hal; I told thee four.
POINS Ay, ay, he said four.

GADSHILL Noi quattro piombammo addosso a circa una dozzina…
FALSTAFF – Sedici almeno, signor mio.
GADSHILLE li legammo.
GADSHILL Mentre stavamo dividendo, un sette o otto uomini freschi ci piombarono addosso
FALSTAFF Slegarono gli altri, e poi ne vennero ancora.
PRINCE E che, avete combattuto contro tutti?
FALSTAFF Tutti? Non so cosa vogliate dir con tutti, ma se io non ho combattuto con cinquanta di loro, sono un mazzo di radici. […]
PRINCE Pregate Iddio di non averne ucciso qualcuno.
FALSTAFF Che! Oramai le preghiere non giovan più. Ne ho cucinati due… due bricconi in abito di bucherarne [tessuto pregiato]. Io ti dico il vero, Rigo; se ti dico una bugia, sputami in faccia, chiamami rozza… io stavo così, e tenevo la punta in questo modo: quattro bricconi in bucherarne mi piombarono addosso.
PRINCE Come, quattro? Tu hai detto or ora soltanto due!
FALSTAFF Quattro, Rigo; ti ho detto quattro.
POINS Sì, SÌ, ha detto quattro.

FALSTAFF These four came all afront, and mainly trust at me. I made me no more ado but took all their seven points in my targets, thus.
PRINCE Seven? Why; there were but four even now.
FALSTAFF In buckram.
POINS Ay four in buckram suits.
FALSTAFF Seven, by these hilts, or I am a villain else.
PRINCE (aside to Poins) Prithee, let him alone; we shall have more anon.
FALSTAFF Dost thou hear me, Hal?
PRINCE Ay, and mark thee too, Jack.
FALSTAFF Do so, for it is worth the listening to. These nine in buckram that I told thee of…
PRINCE SO, two more already.
FALSTAFF Their points being broken…
POINS Down fell I their hose .
FALSTAFF Began to give me ground; but I followed me close, came in foot and hand, and with a thought seven of the eleven I paid.
PRINCE O monstrous! Eleven buckram men grown out of two!

FALSTAFF Questi quattro venivano di fronte e puntavano con gran vigore contro di me. Io non mi scomposi per questo, ma presi le loro sette punte sul mio scudo, così.
PRINCE Sette? Ma se or ora non ce n’erano che quattro?
FALSTAFF In bucherarne.
POINS Sì, quattro in abiti di bucherarne.
FALSTAFF Sette, per quest’elsa! o io sono uno scellerato.
PRINCE (a Poins) Ti prego, lascialo dire… Tra poco ce ne saranno di più.
FALSTAFF Mi stai a sentire, Rigo?
PRINCE Sì, e sono anche tutto orecchi, Gianni.
FALSTAFF Fai bene… Questi nove in bucherarne, dei quali ti parlavo…
PRINCE Bene, già due di più.
FALSTAFF Essendosi spezzate le loro punte…
POINS Giù caddero le loro brache.
FALSTAFF Cominciarono a cedermi terreno; ma io li incalzai da presso, li attaccai a corpo e, rapido come il pensiero, sette degli undici ne servii.
PRINCE O mostruoso! Undici uomini in bucherarne scaturiti fuori da due!
(trad. M. Praz)

Plauto  e W. A. Mozart, Don Giovanni [1787]. Libretto di Lorenzo da Ponte

L’aria del Catalogo:

Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt’io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
Cento in Francia, in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V’han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V’han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v’han donne d’ogni grado,
D’ogni forma, d’ogni età.
Nella bionda egli ha l’usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
Vuol d’estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina e ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca – se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.

 

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Il teatro romano: origini e forme

maschere

Un video della casa editrice SEI ci aiuta ad approfondire la conoscenza delle origini del teatro antico in Grecia e a Roma. CLICCA QUI.

Fabula Fabulae: il sito curato dalla prof. Orrù e dai suoi studenti, dedicato alla commedia latina. CLICCA QUI.

Nubicuculia:  il sito curato dalla prof. Orrù e dai suoi studenti, dedicato alla commedia greca. CLICCA QUI.

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Catullo

catullo

Tutti i carmina del Liber catulliano in lingua latina e in traduzione italiana.

Come leggere Catullo? Non come gli eruditi dalle “teste calve” di Yeats:

Bald heads forgetful of their sins, 
Old, learned, respectable bald heads
Edit and annotate the lines
That young men, tossing on their beds,
Rhymed out in love’s despair
To flatter beauty’s ignorant ear.
All shuffle there; all cough in ink;
All wear the carpet with their shoes;
All think what other people think;
All know the man their neighbour knows.
Lord, what would they say
Did their Catullus walk that way?

William Butler Yeats, The Scholars [1914-1915]

Teste calve, ormai ignare dei propri peccati,
vecchie, erudite e rispettabili teste calve
pubblicano e annotano i versi
che giovani uomini, tossendo nei loro letti,
hanno ritmato, disperati d’amore,
per lusingare l’orecchio impenetrabile della Bellezza.
Si trascinano a stento, tossiscono nell’inchiostro,
logorano il tappeto con le loro scarpe;
pensano ciò che tutti pensano;
conoscono le persone che i loro vicini conoscono.
Signore, che cosa potrebbero dire
se il loro Catullo dovesse incrociare il loro cammino?

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Francesco Petrarca

 

I luoghi petrarcheschi: mappa interattiva. CLICCA QUI. Ricerca per nome: CLICCA QUI.

Chi fu Laura?

Laura, illustre per le sue virtù e a lungo celebrata nei miei carmi, apparve la prima volta ai miei occhi nel primo tempo della mia adolescenza, l’anno del Signore 1327, il sesto giorno d’aprile nella chiesa di Santa Chiara in Avignone, a mattutino; e in quella stessa città, nello stesso mese d’aprile, lo stesso giorno 6, nella stessa ora prima del giorno dell’anno 1348 la luce della sua vita è stata sottratta alla luce del giorno mentre io per caso mi trovavo a Verona, ignaro, ahimè!, del mio destino. La funesta notizia mi raggiunse a Parma, in una lettera del mio Ludovico, nello stesso anno, la mattina del 19 di maggio. Il suo corpo castissimo e bellissimo fu messo a riposare nel cimitero dei frati minori il giorno stesso in cui ella morì, al vespro. “La sua anima – come dice Seneca di Scipione l’Africano – mi sono convinto che sia tornata in cielo, donde era venuta” (Epist. 86, 1). Ho ritenuto di scrivere questa nota ad acerbo ricordo di tale perdita, e tuttavia con una certa amara dolcezza, su questa pagina che spesso mi torna sotto gli occhi, affinché mi venga l’ammonimento, dalla frequente vista di queste parole e dalla meditazione sul rapido fuggire del tempo, che non c’è nulla in questa vita in cui io possa ormai trovare piacere e che è tempo, ora che è rotto il legame più forte, di fuggire da Babilonia: e ciò per la preveggente grazia di Dio sarà per me facile se rifletterò con virile perseveranza sulle inutili cure, sulle vane speranze e sugli eventi imprevisti del tempo passato.

Nota di mano petrarchesca del 19 maggio 1348 a margine del codice virgiliano appartenuto al poeta  e ora conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano (Virgilio ambrosiano); trad. di M. Santagata in I frammenti dell’anima. Storia e racconto nel Canzoniere di Petrarca, Bologna, Il Mulino, 1992, p. 126)

RVF, CXXXII

2_3

S’amor non è, che dunque è quel ch’io sento?
Ma s’egli è amor, perdio, che cosa et quale?
Se bona, onde l’effecto aspro mortale?
Se ria, onde sí dolce ogni tormento?

S’a mia voglia ardo, onde ’l pianto e lamento?
S’a mal mio grado, il lamentar che vale?
O viva morte, o dilectoso male,
come puoi tanto in me, s’io no ’l consento?

Et s’io ’l consento, a gran torto mi doglio.
Fra sí contrari vènti in frale barca
mi trovo in alto mar senza governo,

sí lieve di saver, d’error sí carca
ch’i’ medesmo non so quel ch’io mi voglio,
et tremo a mezza state, ardendo il verno.

Dal sito Italica: F. Rico, F. Petrarca.

“Passepartout”, a cura di P. Daverio: Petrarca antiquo.

RVF, CXXXIII

Amor m’à posto come segno a strale,
come al sol neve, come cera al foco,
et come nebbia al vento; et son già roco,
donna, mercé chiamando, et voi non cale.

Da gli occhi vostri uscío ‘l colpo mortale,
contra cui non mi val tempo né loco;
da voi sola procede, et parvi un gioco,
il sole e ‘l foco e ‘l vento ond’io son tale.

I pensier’ son saette, e ‘l viso un sole,
e ‘l desir foco; e ‘nseme con quest’arme
mi punge Amor, m’abbaglia et mi distrugge;

et l’angelico canto et le parole,
col dolce spirto ond’io non posso aitarme,
son l’aura inanzi a cui mia vita fugge.

Videolezioni:

M. SANTAGATA, F. Petrarca: un ritratto. VIDEO UNINETTUNO.

M. SANTAGATA, F. Petrarca: la scoperta della soggettività. VIDEO UNINETTUNO

M. SANTAGATA, F. Petrarca: Rerum vulgarium fragmentaVIDEO UNINETTUNO. 

Chi fu Laura?

Blue-Movies-icon

    Videolezioni di Andrea Cortellessa.

Introduzione alla vita e alle opere di Francesco Petrarca.

Il Canzoniere. 

Tutte le rime del Canzoniere: CLICCA QUI.

Lettura e commento delle liriche: “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono“; Solo e pensoso i più deserti campi“; “Chiare , fresche e dolci acque…“.

L’umanesimo di Petrarca.

Petrarca, RVF:  i madrigali.

CXXI

Or vedi, Amor, che giovenetta donna
tuo regno sprezza, et del mio mal non cura,
et tra duo ta’ nemici è sí secura.

Tu se’ armato, et ella in treccie e ‘n gonna
si siede, et scalza, in mezzo i fiori et l’erba,
ver’ me spietata, e ‘n contra te superba.

I’ son pregion; ma se pietà anchor serba
l’arco tuo saldo, et qualchuna saetta,
fa di te et di me, signor, vendetta.

Approfondimento: da Griseldaonline, G. FORNI, Piccoli gesti estremi: i quattro madrigali del Canzoniere di Petrarca, 2012

Petrarca e Laura:  iconografia. CLICCA QUI. 

FRANCESCO PETRARCA, CANZONIERE, TRIONFI
VENEZIA, VINDELINO DA SPIRA, 1470
DECORAZIONE: ANTONIO GRIFO.
BRESCIA, BIBLIOTECA CIVICA QUERINIANA

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