Il dibattito sul genere “fantasy”

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Il termine inglese fantasy è entrato, ormai, a far parte del lessico comune italiano, andando ad affiancarsi e spesso a sostituirsi al termine nazionale “fantastico”. Quest’ultimo, secondo il vocabolario della lingua italiana Zingarelli del 2001, è così definito: «Della fantasia, che è prodotto dalla fantasia e non ha necessarie rispondenze nella realtà dei fatti, […] es. è una narrazione fantastica». La parola “fantastico” assume, quindi, nella nostra lingua, un significato generico, che, solo a livello di esempio, troviamo riferito all’ambito della scrittura, o più propriamente, della “narrazione”. Ciò che, invece, è più rilevante, è trovare, sempre all’interno dello stesso dizionario, il termine fantasy, entrato ufficialmente nella lingua italiana, e così definito: «Genere letterario e cinematografico basato sulla narrazione di avvenimenti ambientati specialmente in un Medioevo di fantasia, con elementi propri del romanzo cavalleresco, delle saghe nordiche, della fiaba e della mitologia».
Alice Caminita, Al di là della realtà: fantasy e mondo del fantastico, in SOCIOLOGIA DEL CINEMA FANTASTICO, a c. di Alberto Trobia, Torino, Kaplan, 2008 

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Alessandro Dal Lago, Eroi e mostri. Il fantasy come macchina mitologica, Bologna, Il Mulino, 2017

Prima di ironizzare su queste icone del fantasy e del cinema, che si rifanno alla lontana alle mitologie medievali e classiche, ma calandole nel mondo d’oggi senza alcun timore del ridicolo, si deve riflettere sul fatto che le loro storie sono lette e viste da un enorme numero di appassionati. J.K. Rowling avrebbe venduto circa 450 milioni di copie dei sette romanzi dedicati a Harry Potter, tra edizioni originali e traduzioni. Un successo planetario, quello di molta narrativa fantasy, che inevitabilmente diventa cinematografico. […] C’è comunque una differenza sostanziale con la narrativa d’avventure tradizionale. Quando un ragazzino o un adulto del passato leggeva Salgari, gli capitava di viaggiare per qualche ora tra i pirati dei Caraibi o i tigrotti di Mompracem; poi, chiuso il libro, tornava alle sue occupazioni quotidiane. Tra il mondo di Salgari e quello della vita dei suoi lettori non esisteva alcuna osmosi. Ma le avventure di Harry Potter e di analoghi personaggi del fantasy contemporaneo rendono talmente reale l’irrealtà e irreale la realtà da abolire la differenza e soprattutto la distanza tra le due dimensioni. La realtà si incanta e l’altrove si disincanta. O, se vogliamo usare i termini di Jesi, l’Aldiquà si mitizza, mentre l’Aldilà si demitizza, diventando pura macchina mitologica.

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R. Minore, Orlando, il primo fantasy, “Il Messaggero”, 25 aprile 2016

[Quello del Furioso è] un mondo fantastico, irreale, meraviglioso, nelle fughe, nei viaggi, negli incantamenti, dilatato negli spazi e nei tempi in cui entrano in gioco tutti i sentimenti, tutte le situazioni, tutti i personaggi della commedia e della tragedia umana. Può avere forse nell’amore il suo motore principale, ma è percorso dalla ventata liberatoria e disgregatrice della follia, dell’eccesso. L’Orlando Furioso è intriso di violenza e non è troppo distante dalle atmosfere del fantasy odierno, perfino da certi effetti sanguinolenti-pulp del Trono di spade. Ma quella prodigiosa fusione di luminosità levità e superba concretezza dell’ottava non permette al sangue di traboccare dinnanzi agli occhi del lettore, impedendo alle membra dilaniate, squartate, divelte di immergere il poema in una perfetta atmosfera di grand-guignol o di film dell’orrore. Così si spiega la fortuna incontrata dall’Orlando presso illustratori visionari e onirici […]. Tutto sembra reale perché la lingua di Ariosto ha una mirabile concretezza, una straordinaria aderenza alla cosa narrata e appaiono reali i sentimenti, gli amori, le gelosie, le vendette. E tutto sembra irreale. Se diamo credito a qualcosa — la bellezza di Alcina, la furia dei soldati che hanno messo in fuga i mori, subito sappiamo che quella bellezza di Alcina è illusione creata dagli incantesimi, sappiamo che quei soldati sono opera dei demoni. Ariosto ci fa crollare inesorabilmente dinanzi agli occhi ogni sua costruzione, ma è anche l’ironico cantastorie che si affanna ad assicurarci che tutto ciò che descrive è reale, e tuttavia è illusione.

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EDOARDO BONCINELLI, Contro il fantasy, “La Lettura”, 25 giugno 2017

All’inizio c’è stato «Il signore degli anelli», il successo clamoroso è arrivato con la saga di Harry Potter. Ma… Uno scienziato spiega perché inseguire soluzioni con sortilegi e incantesimi non serve a nulla. Peggio: è dannoso

«Oggi viviamo sempre più in un mondo fantasy. Quasi tutto è effetto della scienza e della tecnica, ma è circonfuso di mistero e quasi di magia». Così scrivevo una quindicina d’anni fa, come stupito dalle mie parole. La visione di alcuni film e serie televisive mi dava allora questa netta sensazione. Tale impressione mi si è oggi molto rafforzata guardando anche i programmi per i più giovani o addirittura per i bambini piccoli (intanto sono diventato nonno): qui tutto è magia o viene spiegato con la parola magia, talvolta incantesimo. Qualcuno ha i superpoteri e li utilizza, e qualcuno ha anche i super-superpoteri, che possono neutralizzare i primi. To cast a spell, lanciare un sortilegio, è prassi assai diffusa e quasi di ordinaria amministrazione in film, telefilm, libri, racconti, fumetti e giochi elettronici, come pure in giochi di ruolo, anche se non conosco nessuno che nella vita lo faccia veramente. Non si tratta di realtà né di fantascienza, ma appunto di fantasy. Nato negli Stati Uniti ai tempi della Prima guerra mondiale, il fantasy è un genere letterario strettamente connesso con il mondo del soprannaturale. Non si tratta di un sottogenere della fantascienza, come si potrebbe pensare, perché nella fantascienza gli eventi rispettano sempre un filo di coerenza tecnico-scientifica, magari un po’ azzardato, mentre nel fantasy i protagonisti si trovano sempre in balia di forze imponderabili e imprevedibili come la magia e la stregoneria, in ostaggio di un non meglio precisato destino, spesso opera di forze superiori, e soltanto alcuni pochi eletti sono in grado di ribaltare le situazioni create da qualcuno contro di loro. Gli eletti sono spesso caratterizzati da particolari relazioni di parentela e si sono tutti fatti le ossa con un particolare tipo di tirocinio. Le atmosfere nelle quali sono immersi i nostri eroi o supereroi sono quasi sempre quelle delle saghe medievali nordiche, piene di elfi, giganti, orchi, streghe e stregoni, oppure quelle del romanzo gotico, caratterizzato da atmosfere da incubo piuttosto che di avventura, nelle quali prevalgono situazioni oniriche e angoscianti, presenze misteriose ed esseri demoniaci, in una miscela confinante spesso con il genere horror. Nei programmi televisivi questi temi sono per così dire secolarizzati, ma l’atmosfera è sempre magica. Il punto fondamentale è che le storie narrate non possano stare né in cielo né in terra, ma piuttosto nel dominio del magico e della magia, tipo Il signore degli anelli o la saga di Harry Poter. Da sempre sono esistite le favole, e le fiabe per i più piccoli, ma nelle storie fantasy tutto, assolutamente tutto, è magia e sortilegio, ovvero proprio il contrario della scienza, in un crescendo di inverosimiglianza. Evidentemente la cosa piace, e piace sempre di più. Perché? Probabilmente perché tutto ciò rappresenta il massimo dell’evasione, del disimpegno e magari del relax, questo termine oggi molto in voga che non significa quasi niente, come il suo contrario, lo stress. Qualcuno potrebbe dire che è «divertimento puro», se proprio vogliamo usare a tal proposito la parola divertimento, che etimologicamente non è, tra l’altro, molto diversa da evasione. Perché «puro»? Perché richiede il minimo dell’attenzione e della riflessione. La curvatura dello spazio-tempo e la perdita di peso di chi si trova in orbita vanno capite, almeno in parte, mentre magie, sortilegi, trasformazioni e altre stregonerie fanno parte del bagaglio di conoscenze dei nostri antenati che dormono ancora in noi. Il magico quindi costituisce il massimo del disimpegno e della deresponsabilizzazione, le stesse istanze che nella storia hanno portato il romanticismo a disintegrare e soppiantare l’illuminismo. Se la conoscenza è scire per causas, il magico è lasciarsi andare via col vento.
Che sia o che non sia questo il motivo di tanto successo, oggi il fantasy ci avvolge e ci trastulla dalla prima infanzia. La cosa non potrebbe non meravigliare un marziano, poniamo, che venisse a visitare la Terra, visto che il nostro secolo si presenta indubbiamente come il secolo della conoscenza e della scienza. Una spiegazione potrebbe essere trovata nel fatto che oggi la realtà è così impegnativa, che nell’evasione si cerca il massimo del disimpegno. Un’altra ipotesi potrebbe essere che una spiegazione scientifica può essere seguita da pochi, mentre quella magica e soprannaturale da tutti, come dimostra il diffuso culto delle reliquie dei santi. Non è difficile comunque trovare un nesso fra tutto questo e il dilagare del ricorso alle medicine alternative di tutti i tipi o di metodi di cura fai da te. Senza trascurare l’imperversare del complottismo come base di spiegazione degli eventi più diversi: qualche orco si prende sistematicamente gioco di noi e ci inganna, nascondendoci la verità. Ma alcuni supereroi la scoprono ugualmente e fondano una setta. Per maggior gloria della razionalità e dell’equilibrio di giudizio, che possono essere recuperati soltanto con un po’ più di cultura.

Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo, o Astolfo,
e sfrena il tuo volo dove più ferve l’opera dell’uomo.
Però non ingannarmi con false immagini,
ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto.

Da qui, messere, si domina la valle: ciò che si vede, è.
Ma se l’imago è scarna al vostro occhio, scendiamo a rimirarla da più in basso
e planeremo in un galoppo alato
entro il cratere ove gorgoglia il tempo.

Banco Del Mutuo Soccorso, In Volo, 1972

Marco Ciardi, Più scienza col fantasy, “Il Sole 24 ore”, 5 luglio 2017

Periodicamente ritorna la polemica contro la letteratura fantasy. Una decina d’anni fa Piergiorgio Odifreddi, commentando le cattive prestazioni degli studenti italiani nel campo della matematica, attribuiva i risultati negativi anche a una eccessiva diffusione tra i giovani di testi come Il Signore degli Anelli e Harry Potter. Edoardo Boncinelli, su «La Lettura» del 25 giugno, ha ripreso l’argomento, trovando un nesso tra il fantasy e «il dilagare del ricorso alle medicine alternative di tutti i tipi o di metodi di cura fai da te», senza dimenticare l’ «imperversare del complottismo come base di spiegazione degli eventi più diversi». Sono quindi costretto, ancora una volta, a prendere posizione e ripetermi: niente di più sbagliato.

Prima di tutto sarebbe interessante sapere se esistono delle analisi statistiche e sociologiche che certificano una relazione tra il fantasy e lo sviluppo dell’irrazionalità. Forse potremmo ragionare sulla questione in maniera meno superficiale. Credo però che possa essere sufficiente un po’ di buon senso. In genere, i ragazzi che gravitano intorno al mondo fantasy sono, prima di tutto, degli straordinari lettori e ciò basta a collocarli ampiamente sopra la media di quanto legge la metà degli italiani in un anno, cioè niente. Si tratta inoltre spesso di ragazze e ragazzi brillanti, che hanno anche degli ottimi risultati scolastici. Sfido chiunque a cimentarsi in uno dei complicatissimi giochi di carte o di ruolo, ricchi di complesse ed elaborate strategie, e dimostrare che queste attività non stimolano l’intelligenza e la razionalità, seppur ambientate in mondi popolati da orchi, streghe, fate e folletti.

Stesso discorso per la lettura di una saga come quella di Harry Potter, i cui fans (e quindi anch’io) hanno festeggiato il ventennale della prima uscita proprio lunedì scorso. Qualche anno fa, al Festival della Medicina di Bologna, mi sono divertito a far vedere che leggendo Harry Potter si ha una visione della medicina molto più razionale di quella della nostra quotidianità, dove invece i comportamenti magici certamente abbondano. Ma non è certo colpa di Harry o di Gandalf se ci sono persone che si curano con l’omeopatia o fanno ricorso a tutto ciò che viene definito come alternativo.

Un genere letterario può piacere o non piacere. Ma bisogna stare attenti a non fare correlazioni sbagliate. Galileo Galilei è stato capace di rivoluzionare la scienza moderna, ma amava immensamente anche l’Orlando Furioso, perché non ha mai confuso la realtà con l’immaginazione, che tuttavia rappresenta comunque uno stimolo per la creatività scientifica. Alcune delle parole più chiare sulla differenza tra scienza e fantasia sono state pronunciate da uno dei più grandi autori della letteratura del mistero e del sovrannaturale, Howard Philipps Lovecraft, che era un razionalista e uno scettico incallito, tanto da scagliare delle invettive terribili contro la pseudoscienza, la magia e l’esoterismo.

Il problema è un altro e sarebbe ora di affrontarlo una volta per tutte, senza esitazioni: le radici del perdurare di un atteggiamento magico nascono dalla scuola e, paradossalmente, proprio dall’insegnamento delle discipline scientifiche. Prima di tutto a scuola si insegna una scienza senza la sua storia, e questo è gravissimo perché le materie scientifiche sono presentate in maniera asettica, quasi mai accompagnate da una spiegazione che permetta di capire i motivi e le cause della loro origine e i problemi a cui sono dovute andare incontro nel corso del loro sviluppo. Di conseguenza, non si insegna neanche cosa sia e come funzioni la scienza. In sostanza, a scuola ci sono troppe nozioni da mandare a memoria (per poi essere rapidamente dimenticate, diventando inutili per coloro che non si iscriveranno a una laurea scientifica) e poche analisi dei metodi e dei valori alla base della ricerca: l’unica possibilità che abbiamo di insegnare ai ragazzi la differenza fra scienza e magia, tra ragione e fantasia, tra ricerca seria e pseudoscienza. Per fortuna, i lettori di fantasy la imparano da soli.

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