End of all days

john_martin_lo-spettacolo-dellapocalisse

                                      John Martin, “La fine del mondo”, 1851-1853

A che ora è la fine del mondo?

Si parla di Apocalisse tutte le volte in cui la Storia subisce, come nel tempo che stiamo vivendo, accelerazioni improvvise. Ma se, più che un concetto negativo, fosse da intendersi come la nascita di una nuova consapevolezza?
Ogni singolo individuo, se ripercorre la sua traiettoria e il suo passato, può dire di avere assistito alla scomparsa di un’epoca Ma forse, adesso, con l’evoluzione scientifica e la tecnologia che cambiano di continuo le nostre percezioni, a terminare davvero sarà l’idea di considerarsi ancora i soli protagonisti dell’universo

Marc Augé, in “Repubblica Cult”,  20 novembre 2016

Il tema della fine del mondo ha sempre ossessionato l’universo abramitico, come l’immagine di una seconda morte dopo quella di ciascuno dei miliardi di individui che nel corso del tempo avevano conosciuto, ognuno per proprio conto, la prova della morte e del giudizio di Dio. È il cristianesimo che spinge fino all’estremo questa visione con il dogma della risurrezione della carne: tutti i morti risusciteranno e ritroveranno un involucro corporeo prima del giorno del giudizio. Anche il Cristo ritroverà il suo corpo umano, il suo “corpo glorioso” fornito di poteri speciali; tutti i beati, analogamente, si reincarneranno in un corpo glorioso. Resta nel vago la natura del corpo in cui si reincarneranno i dannati, sottoposti in qualche modo a una pena doppia, considerando che il giorno del giudizio non rappresenta una sentenza d’appello, ma conferma, in linea di principio, quella che è stata pronunciata alla morte di ogni individuo.
Questo giorno del giudizio vedrà riunita un bel po’ di gente, perché già oggi si calcola che siano morti 108 miliardi di esseri umani dall’apparizione dell’uomo sulla Terra. Se pensiamo che per ogni individuo la morte rappresenta la fine del mondo, bisogna ammettere che ogni anno il mondo finisce per 59 milioni di esseri umani.
Oggi possiamo avere la percezione che la fine del mondo nel senso abituale del termine, per lontana che sia, si stia già profilando, per il modo dispendioso e incontrollato con cui l’umanità, in crescita demografica galoppante, tratta o per meglio dire maltratta il pianeta Terra. Proviamo un senso di colpa collettivo per questa situazione, e in un certo senso ci sottoponiamo anticipatamente al giudizio che potrebbe essere pronunciato sull’imprevidenza umana. Ci avvertono continuamente dei rischi che comporta il riscaldamento dell’atmosfera eppure continuiamo a riversare anidride carbonica nell’aria, a prosciugare le ricchezze della terra e a sotterrarci dentro rifiuti di ogni sorta, comprese le scorie nucleari. E vediamo i più previdenti interessarsi alle scialuppe di salvataggio del nuovo Titanic su cui tutti saremo imbarcati: un miliardario progetto di colonizzare Marte, altri pensano alla criogenia per fuggire e rinascere in un mondo migliore, su un altro pianeta, come in 2001 Odissea nello spazio, all’occorrenza con un corpo migliorato e tecnologicamente “glorioso”.
Ma se si eccettuano queste visioni di fuga nell’universo, uno dei grandi paradossi della nostra epoca è piuttosto il seguente: più la scienza appare come il solo ambito dell’attività umana in cui si possa parlare con sicurezza di progresso, meno sembra capace di ispirare a un vasto pubblico un sentimento di adesione spontanea. Forse ci stiamo abituando a non pensare più veramente nel tempo, a pensare il tempo, e le tecnologie della comunicazione ci trasmettono troppo facilmente il sentimento di vivere in un eterno presente. Ogni singolo individuo, se ripercorre la sua traiettoria, il suo passato, può dire di aver vissuto la fine di parecchi mondi, ma al tempo stesso è certo di non avere la minima presa su questa accelerazione della storia, fatica a darle un senso.
Negli anni Quaranta, in Bretagna, ho conosciuto una vita abbastanza vicina a quella che doveva essere la vita nel XIX secolo: le cappelle intorno al villaggio dove viveva la mia famiglia erano consacrate a dei santi guaritori legati a fonti miracolose: una curava le malattie degli occhi, un’altra proteggeva la salute dei cavalli. Oggi l’allevamento intensivo dei maiali deve fare i conti con le difficoltà del mercato mondiale e le pale eoliche sparpagliate per il paesaggio sembrano testimoniare la crisi delle energie di origine fossile: insomma, siamo immersi nei problemi del XXI secolo, come se il XX, malgrado le sue due guerre mondiali, fosse stato aggirato. È una sensazione senza alcun fondamento storico, ma che corrisponde, secondo me, a quello che ci può ispirare lo spettacolo dei cambiamenti in costante accelerazione e lo sgretolamento dei paradigmi che in teoria dovrebbero spiegarlo.
Il tema della fine del mondo emerge quando la storia si accelera e quando scompare il tema del fine (non la fine) della storia. La fine delle grandi narrazioni di cui ha parlato Lyotard può apparirci come una regressione intellettuale, per esempio uno svelamento dei rapporti di forza tra nazioni, senza un’autentica posta in gioco intellettuale e ideologica. Putin non è Lenin. Obama non è Jefferson e nemmeno Newton. Il tenore dei messaggi che fanno più proseliti nel mondo oggi è esplicitamente religioso. Questa constatazione del mondo com’è oggi, con le sue tecnologie di comunicazione indifferenti al tenore dei messaggi, lo spettacolo di una commedia politica che traveste o dissimula gli interessi finanziari dei più ricchi, i calcoli freddi dei pensatori di un certo islam che aspirano a sottomettere il pianeta, tutto questo potrebbe incoraggiare la visione di un mondo allo stremo, destinato alla violenza o all’alienazione.
Ma mi sembra che se prestiamo attenzione al fatto che la storia non è mai stata un lungo fiume tranquillo, i violenti sussulti a cui assistiamo oggi possano essere interpretati come un parto, più che come un’agonia.
Forse c’è un nuovo mondo che sta nascendo nel dolore.
1) La morte delle ideologie e la fine delle grandi narrazioni possono essere considerate come il progresso di un’ottica scientifica. La scienza procede per grandi ipotesi, ma le sottopone a verifica e al bisogno le corregge o le abbandona. Il concetto di “revisionismo” non è scientifico. Forse ben presto impareremo a produrre e sperimentare ipotesi politiche o socioeconomiche.
2) Viviamo un radicale cambiamento di scala, che non si limita al nostro pianeta. Stiamo uscendo pian piano dal geocentrismo: ci sono miliardi di sistemi solari nella nostra galassia, miliardi di galassie nell’universo conosciuto. Questa constatazione conforterebbe l’ipotesi che non è la storia che si conclude, ma la preistoria dell’umanità come società planetaria. La fantascienza si interessava ai marziani. Ora comincia la storia dei terrestri.
3) I progressi della scienza sono anch’essi in accelerazione costante. Oggi sappiamo infinitamente più cose di cinquant’anni fa, e non possiamo immaginare quale sarà lo stato delle nostre conoscenze fra cinquant’anni.
4) Una sola finalità: la conoscenza. L’uomo terrestre nascerà il giorno in cui tutti gli esseri umani saranno interessati a sapere cosa sono. L’utopia dell’istruzione è il futuro dell’umanità.
5) Per diventare dei terrestri, ci rimane solo da riconoscere la tripla dimensione dell’essere umano (individuale, culturale e generica), ogni individuo deve riconoscere in sé e in ognuno degli altri la sua parte di umanità generica, indipendentemente dal sesso e dall’origine. Quando Armstrong ha camminato sulla Luna abbiamo detto: l’uomo ha camminato sulla Luna. Io amo citare la formula di Sartre: «Ciascun uomo è tutto l’uomo».
6) La dimensione generica è transculturale. Oltrepassa l’identità ristretta di ogni cultura; è compito della democrazia sciogliere più che può la tensione tra le costrizioni del “senso sociale” che definisce le relazioni all’interno di una cultura e il bisogno di iniziativa dell’individuo, altrimenti detto libertà individuale.
( Traduzione di Fabio Galimberti)

L’antropologo francese Marc Augé ( nato a Poitiers nel 1935) ha discusso sul tema della fine del mondo in una conferenza al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato che ha riaperto sotto la direzione di Fabio Cavallucci.

APOCALISSE: un’antologia

SENECA, Thyestes, vv. 828-883

CHORUS
Sed quidquid id est, utinam nox sit!
trepidant, trepidant pectora magno
percussa metu: ne fatali cuncta ruina               830
quassata labent iterumque deos
hominesque premat deforme chaos,
iterum terras et mare cingens
et uaga picti sidera mundi
natura tegat. Non aeternae
facis exortu dux astrorum
saecula ducens dabit aestatis
brumaeque notas, non Phoebeis
obuia flammis demet nocti
Luna timores uincetque sui                                    840
fratris habenas curuo breuius
limite currens. Ibit in unum
congesta sinum turba deorum.
hic qui sacris peruius astris
secat obliquo tramite zonas,
flectens longos signifer annos,
lapsa uidebit sidera labens;
hic qui nondum uere benigno
reddit Zephyro uela tepenti
Aries praeceps ibit in undas,                                   850
per quas pauidam uexerat Hellen;
hic qui nitido Taurus cornu
praefert Hyadas, secum Geminos
trahet et curui bracchia Cancri;
Leo flammiferis aestibus ardens
iterum e caelo cadet Herculeus,
cadet in terras Virgo relictas
iustaeque cadent pondera Librae
secumque trahent Scorpion acrem.
et qui neruo tenet Haemonio                                   860
pinnata senex spicula Chiron,
rupto perdet spicula neruo;
pigram referens hiemem gelidus
cadet Aegoceros frangetque tuam,
quisquis es, urnam; tecum excedent
ultima caeli sidera Pisces,
monstraque numquam perfusa mari
merget condens omnia gurges;
et qui medias diuidit Vrsas,
fluminis instar lubricus Anguis                                 870
magnoque minor iuncta Draconi
frigida duro Cynosura gelu,
custosque sui tardus plaustri
iam non stabilis ruet Arctophylax.
Nos e tanto uisi populo
digni, premeret quos euerso
cardine mundus? in nos aetas ultima uenit?
o nos dura sorte creatos,
seu perdidimus solem miseri,                                        880
siue expulimus! abeant questus, discede timor!
uitae est auidus quisquis non uult
mundo secum pereunte mori.

Che cos’è tutto questo?
Oh fosse, fosse la notte!
Tremano, i cuori, tremano
percossi da grande paura
che non crolli, squassato, l’universo
nella fatale rovina,
che non ripiombi il Caos, l’informe Caos
sopra uomini e dèi,
che non ricopra Natura,
nel suo abbraccio cingendoli, il mare
e le terre e le vaghe stelle
che dipingono il cielo.
Non sarà più il re degli astri, che, la sua face eterna levando, guida il corso dei secoli, a stabilire il tempo dell’estate, dell’inverno. Non sarà la Luna, che scende incontro ai raggi di Febo, a scacciare i timori della notte, a vincere il cocchio del fratello correndo sull’orbita più breve. A precipizio, insieme, in una massa sola, cadranno tutti gli dèi.
Colui che, dai sacri astri percosso, nella sua ellissi ritaglia le zone del cielo e scandisce le lunghe stagioni, cadendo vedrà cader le stelle – lo Zodiaco; quegli che, a stagione ancor non propizia, affida al tiepido Zefiro le vele, precipiterà nelle acque su cui portò la trepida Elle – l’Ariete; quegli che, con le sue corna lucenti, spinge innanzi le Iadi, seco trarrà i Gemelli e le braccia del Cancro ricurvo – il Toro; ardendo dei fuochi dell’estate, ricadrà dal cielo la fiera di Ercole, il Leone; cadrà sulle terre che ha disertato la Vergine, e cadranno, seco traendo il pungente Scorpione, i giusti pesi della Libra; e quegli che tiene incoccate, sul tessalo arco, le frecce pennute, spezzatosi l’arco perderà le frecce, il vecchio Centauro Chirone; gelido cadrà il Capricorno che riporta il neghittoso inverno e la tua urna infrangerà, Acquario; con te cadranno, ultime stelle in cielo, i Pesci, e saranno sommersi, dal gorgo che accoglie tutte le cose, i Carri dell’Orsa, che mai il mare ha spruzzato; e quegli che sta, come un fiume, tra l’una e l’altra Orsa, precipiterà, il lubrico Serpente, e così l’Orsa minore congiunta, nel suo rigido gelo, al grande Dragone, e così il custode del suo carro, il lento e non più stabile Boote.
Noi, proprio noi,
di tante generazioni,
siamo stati prescelti?
Noi, proprio noi,
saremo travolti dal mondo
che vuol spezzare il suo asse?
Cadrà su di noi l’ultima ora?
A dura sorte
fummo creati, noi miseri. Il Sole
o l’abbiamo perduto
oppure l’abbiamo scacciato.
Basta, non più lamenti,
non più timore. Troppo
è avido di vita
colui che non vuole morire
quando con lui perisce
l’universo.

PER APPROFONDIRE: EMANUELE NARDUCCI,  PROVVIDENZIALISMO E ANTIPROVVIDENZIALISMO IN SENECA E IN LUCANO. CLICCA QUI.

Albrecht Dürer, dalle Illustrazioni dell’Apocalisse di Giovanni di Patmos, 1496-1498

Apocalisse nell’arte: CLICCA QUI per approfondire.

Ogni parte dell’universo si affretta infaticabilmente alla morte, con sollecitudine e celerità mirabile. Solo l’universo medesimo apparisce immune dallo scadere e languire: perocché se nell’autunno e nel verno si dimostra quasi infermo e vecchio, nondimeno sempre alla stagione nuova ringiovanisce. Ma siccome i mortali, se bene in sul primo tempo di ciascun giorno racquistano alcuna parte di giovanezza, pure invecchiano tutto dì, e finalmente si estinguono; così l’universo, benché nel principio degli anni ringiovanisca, nondimeno continuamente invecchia. Tempo verrà, che esso universo, e la natura medesima, sarà spenta. E nel modo che di grandissimi regni ed imperi umani, e loro maravigliosi moti, che furono famosissimi in altre età, non resta oggi segno né fama alcuna; parimente del mondo intero, e delle infinite vicende e calamità delle cose create, non rimarrà pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso. Così questo arcano mirabile e spaventoso dell’esistenza universale, innanzi di essere dichiarato né inteso, si dileguerà e perderassi.

G. Leopardi, da Cantico del Gallo Silvestre, dalle Operette Morali, 1827

End of the world Party, 2012, Sculptural installation made in collaboration with Scott Andrew.

 “La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo si è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinato l’aria, ha impedito il libero spazio […]. L’occhialuto uomo inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comprano, si vendono e si rubano […]. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”. Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923

Tempo ammalato, linguaggio ammalato, libido ammalata, comportamento ammalato, vita ammalata…, è più che evidente che non bisogna scorgere qui una vaga allegoria al peccato originale, o una qualche altra lamentazione metafisica. Si tratta di vita quotidiana e di esperienza diretta del mondo. Con questo Italo Svevo vuol dirci che nella nostra società moderna, più niente è naturale. E non c’è neppure motivo di rammaricarsene. Si potrà senz’altro essere contenti, fare all’amore, fare affari, fare la guerra, scrivere romanzi: ma niente si potrà più fare senza pensarci sopra, nel modo naturale con cui si respira l’aria. Ogni nostra azione si riflette su se stessa e si carica di problemi. Sotto i nostri occhi, il semplice gesto che si fa per stendere la mano, diventa strano e goffo; le parole che ci ascoltiamo pronunciare, mandano d’improvviso un suono falso; le lancette del nostro spirito non corrono più come quelle degli orologi; e l’opera romanzesca, a sua volta, non può più essere innocente.
A. ROBBE-GRILLET, La coscienza ammalata di Zeno (1954), in Il nouveau roman, introduzione di Luciano De Maria, trad. italiana, Milano, Sugar Editore, 1965

Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, di Stanley Kubrick, 1964


Armando Massarenti, Scommesse sulla fine del mondo, “Il Sole 24 Ore”, 16 gennaio 2011

Se volete chiarirvi le idee sul vostro reale tasso di catastrofismo, la cosa migliore è seguire la moda in voga tra scienziati come Stephen Hawking o il suo collega Sir Martin Rees, astronomo della casa reale inglese: tradurre le proprie convinzioni e credenze in termini di scommesse. Quanto sareste disposti a puntare sul fatto che l’acqua alta arriverà al punto di distruggere Venezia entro giugno di quest’anno? Probabilmente neanche un centesimo. E entro il 2030? È un ottimo metodo, utile anche per autodiagnosticare eventuali psicopatologie da fine del mondo, come quelle a loro tempo studiate dall’antropologo Ernesto De Martino e dallo psicologo Giovanni Jervis, distinguendo ciò che di malato c’è in certi nostri modi di vedere le cose da ciò che è fondato razionalmente, ciò che è ascrivibile a paure irrazionali, o a credenze in stile new age, da eventi realmente possibili alcuni dei quali per nostra diretta responsabilità.
Sicuramente tra qualche miliardo di anni la vita della terra conoscerà una sua fine. Avverranno con certezza due processi catastrofici nel vero senso della parola: la turbolenta fase finale del sole e la collisione della nostra galassia con quella di Andromeda. Non sappiamo se l’uomo sarà testimone di questi eventi. La specie umana, pur essendo relativamente giovane, ha avuto un processo evolutivo rapidissimo e potrebbe altrettanto velocemente estinguersi. L’estinzione potrebbe essere causata da una catastrofe naturale di immani proporzioni, come quella che portò all’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa. Ma ci sono altre possibilità. Che una tremenda crisi climatica, la fine delle risorse energetiche, una pandemia incontenibile, deflagrazioni nucleari, rivolte di robot divenuti intelligentissimi, cancellino l’essere umano dal pianeta. O altre ipotesi strampalate. Asteroidi killer che si abbattono improvvisamente sulla terra. Esplosioni di particelle del sole che la nostra magnetosfera non riesce a contenere causando l’inversione dei poli magnetici terrestri. Raggi gamma emessi da una supernova vicina. La terra che viene inghiottita da un buco nero di passaggio.
Secondo il celebre Argomento del Giorno del Giudizio di Brandon Carter, è improbabile che l’aumento demografico, che finora ha avuto un avanzamento straordinario, possa avere un ulteriore incremento altrettanto veloce. È più probabile che non si vada oltre l’attuale “picco” demografico di circa 7 miliardi di individui, oltre il quale si innesca il processo di estinzione. Ma i rischi maggiori sono quelli di oggi, presenti nell’era dell’aumento della popolazione. Martin Rees ha scommesso 1.000 sterline – lo so, non è una gran cifra – che un singolo evento, causato da un disastro biotecnologico o bioterroristico, ucciderà un milione di persone prima del 2020. Nel suo libro del 2003 Il secolo finale. Perché l’umanità rischia di autodistruggersi nei prossimi cento anni calcolava anche che le probabilità di distruzione totale entro il 2100 sono circa del 50 per cento. Ha fatto bene i calcoli? Fareste anche voi le stesse scommesse? Il fatto è che i pericoli delle tecnologie più recenti secondo Rees sono meno controllabili di quelli, con cui ci siamo a lungo confrontati, di una catastrofe nucleare. E i nostri attacchi all’ambiente potrebbero generare danni ben maggiori di quanto calamità naturali, eruzioni e impatti di asteroidi siano mai state finora in grado di fare.
Certo è che lo spauracchio della fine del mondo è un magnifico espediente per ottenere un po’ di concentrazione anche dagli individui più distratti. Per quanto fosse importante, nel 2008, la notizia dell’inaugurazione dell’LHC, il nuovo acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, riuscì ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale non tanto per l’importanza dell’evento in sé, bensì per l’idea che era andata diffondendosi nei mesi precedenti secondo cui, attraverso scontri di particelle, accelerati a energie elevatissime, utili a indagare il fenomeno del Big Bang da cui luce e materia si sono generate, si sarebbe in realtà provocata una esplosione tale da causare una catastrofe planetaria. In altre parole, applicando la sua solita hubrys conoscitiva all’inizio di tutto ciò che esiste, l’uomo avrebbe così causato la propria stessa fine, creando un apocalittico buco nero che avrebbe inghiottito la Terra.
Quanto scommettereste sul fatto che ciò possa avvenire davvero? Se direte ancora «neanche un centesimo» allora vorrà dire che l’informazione scientifica in questi anni ha svolto bene il proprio compito. D’altro canto, non c’è nulla di male nel voler approfittare della naturale credulità umana in tema di catastrofi, a patto di trattare poi questi temi in maniera razionale e informata. Perché di catastrofi reali o del tutto probabili, naturali o causate dall’uomo, è pieno il mondo: guerre nucleari, bioterrorismo, esplosioni demografiche, inquinamento, senza contare tsunami, terremoti, inondazioni, carestie, pandemie. Che fare? Gli abitanti dell’isola di Pasqua adottavano comportamenti autodistruttivi che li portarono all’estinzione. Perché non sono corsi ai ripari? D’altro canto non è difficile enumerare i motivi per cui il genere umano è nella sua interezza destinato a finire, prima o poi, la sua corsa. Ma oggi non si può dire che non si stiano adottando manovre di contenimento dei disastri, naturali e di altro genere. C’è anche chi studia, tra i nuovi 500 pianeti extrasolari appena scoperti, quelli che potrebbero ospitare la vita in un lontano futuro, quando l’esistenza non potrà essere più possibile sulla Terra. Quanto alla fine dell’universo, «quand’anche fosse destinato al collasso – ha detto Stephen Hawking – posso dire con fiducia che non smetterà di espandersi per miliardi di anni. Non mi attendo di vivere abbastanza per vedermi accusare da qualcuno di aver sbagliato».
Per spingerci a ragionare su temi di questo tipo e per proporre un bel po’ di aggiornata informazione scientifica gli organizzatori del Festival delle scienze di Roma hanno voluto persino approfittare della bufala apocalittica del momento, la diceria secondo cui la fine del ciclo cosmico dei Maya, il 21 dicembre 2012, coinciderebbe con il Giorno del Giudizio. D’altro canto anche la Nasa ha dedicato un intero sito alla loro confutazione. I Maya attribuivano un grande valore simbolico all’allineamento del sole con il centro galattico. Ma di recente in più occasioni il sole, la terra e il centro galattico si sono già trovati allineati. Nel 1998 l’allineamento era perfetto, e non si è verificata nessuna catastrofe, dal momento che si tratta di posizionamenti astronomici su linee ideali immaginate dall’uomo quali punti di riferimento nello spazio.
Scommettere sulla catastrofe del 2012, dunque, non è molto intelligente. Eppure, come afferma lo scrittore inglese Ian McEwan, che inaugurerà il Festival, «oggi assistiamo all’imponente risorgere del pensiero apocalittico perché la scienza e la cultura non sono ancora riuscite a trovare una mitologia che possa competere con il fascino della fine». C’è un delightful horror, un orrore dilettevole, sublime, nell’immaginare la fine. E forse per contrastarlo o domarlo il trucco è quello di alimentare da un lato la curiosità umana allo scopo di ottenere una visione esatta, e in qualche modo liberatoria, delle catastrofi che ci colpiranno, e dall’altro la capacità di applicare ad esse una forma di travolgente umorismo, come accade nel suo ultimo romanzo, Solar (Einaudi).
Il fisico Willard Wells (un nome quasi da guerra dei mondi), in Apocalypse When? Calculating How Long the Human Race Will Survive (Springer), di cui parlerà a Roma, ci incita a calcolare meglio il rischio catastrofe. Secondo i suoi rigorosi calcoli matematici «il rischio di un grande cataclisma, un vero e proprio collasso della popolazione mondiale, è già in atto per l’1% all’anno. I bambini di oggi potrebbero arrivare a vederne le conseguenze domani. Questo rischio è direttamente proporzionale alla popolazione mondiale. Se la popolazione raddoppia, il rischio raddoppia. In ogni caso, rientra in quel range che le compagnie di assicurazione normalmente fanno sottoscrivere per contratto: come incendi, terremoti, disabilità». La probabilità che la nostra specie sopravviva a lungo termine è alta, addirittura del 70%, secondo Wells, semplicemente perché, se per caso ci fosse un cataclisma naturale, questo spazzerebbe via i pericoli provenienti dall’attività tecnologica umana e dall’eccesso demografico. C’è una certa dose di ironia e di paradosso in questa conclusione: «Uno scienziato pazzo cerca di sterminare la razza umana, ma l’1% della popolazione sopravvive. In questo modo, egli finisce col preservare involontariamente l’umanità dall’autoestinzione. Al contrario, un grande eroe potrebbe prevenire il collasso della civiltà, ma facendo questo egli favorisce l’autoestinzione». Materia per una magnifica opera di fantascienza, piena di intelligenza e di humour. Potrei scommettere fino a due euro che qualcuno la scriverà entro il 2020.

Shezad Dawood, Until The End Of The World, 2008, neon, timer and aluminium encased mirrors, 1200 x 180 cm. Installation view at The Third Line, Dubai

PER APPROFONDIRE

Enrico Baj, Apocalisse, 1978

Vidi l’Agnello aprire il primo dei sette sigilli. […] Guardai e vidi un cavallo bianco. Il suo cavaliere teneva in mano un arco. Dio gli fece dare una corona, simbolo di trionfo, ed egli passò da una vittoria all’altra, sempre vincitore. […] Quando Dio aprì il secondo sigillo […] si fece avanti un altro cavallo, rosso fiammante; al suo cavaliere Dio diede una grande spada e il potere di far sparire la pace dalla terra. […] Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo […] guardai e vidi un cavallo nero. Il suo cavaliere teneva in mano una bilancia”. Infine “guardai e vidi un cavallo color cadavere. Il suo cavaliere si chiamava Morte, ed era accompagnato da un esercito di morti” (Apocalisse, 6, 1-8).

F. La Mantia – S. Ferlita, La fine del tempo. Apocalisse e post-apocalisse nella narrativa novecentesca, Franco Angeli, 2015

Percorsi apocalittici in Italia (luoghi e arte del medioevo italiano): CLICCA QUI.

M. LINO,  PERFORMANCES DELL’APOCALISSE NELLA LETTERATURA E NEL CINEMA DEL POSTMODERNO. CLICCA QUI per accedere alla risorsa online.

Merry Apocalypse! Clicca qui.

L’oscurità in cui si svegliava in quelle notti era cieca e impenetrabile. Un’ oscurità che faceva male alle orecchie a forza di ascoltare. Spesso non poteva fare a meno di alzarsi. Non un suono oltre al vento fra gli alberi nudi e anneriti. Si alzò in piedi e rimase lì, vacillante in quel buio freddo e autistico, le braccia tese per mantenersi in equilibrio mentre i calcoli vestibolari in corso nel suo cervello sfornavano risultati. Una vecchia storia. Inseguire la verticalità. Non c’è caduta che non vada per gradi. Si addentrò nel nulla a lunghi passi di marcia, contandoli per riuscire poi a tornare. Occhi chiusi, remate di braccia. Verticalità rispetto a cosa? Un’entità senza nome nella notte, vena o matrice. Attorno alla quale lui e le stelle giravano come un unico satellite. Come il grande pendolo nella sua rotonda che segna i lunghi moti giornalieri dell’universo di cui sembrerebbe che non sappia nulla e tuttavia non può non sapere.

Cormac McCarthy,  La strada,  traduzione di  Martina Testa, Torino, Einaudi, 2007

Ernesto Cardenal Martínez, Apocalipsis,1965

Y en el cielo vi una gran luz
como la explosion de un millon de megatones
y oì una voz que me dijo: Prende ese radio
y prendi el radio y oì: CAYO BABILONIA
CAYO LA GRAN BABILONIA
Y todos los radios del mundo daban la misma noticia
Y el àngel me dio un cheque del National City Bank
y me dijo: Cambia este cheque
y en ningùn banco lo pude cambiar porque todos los bancos habìan quebrado
Los rascacielos eran como si nunca hubieran existido
Se iniciaron a la vez un milion de incendios y no habia un bombero
y no habia un teléfono para llamar una ambulancia y no habia ambulancias
y para los heridos de una sola ciudad no habia en todo el mundo suficiente plasma
Y oì otra voz del cielo que decia:
Sal de ella pueblo mio
para que no te contamine la Radiactividad
y para que no te alcancen los Microbios
la Bomba de antrax
la Bomba de Còlera
la Bomba de Difteria
la Bomba de Tularemia
Miraràn en la televisiòn el gran desastre
porque a Babilonia ya le cayò la Bomba
y diran: Ay Ay Ay Ay la Ciudad Amada
los pilotos desde sus aviones la miraran y temeran acercarse
los transatlanticos quedaran anclados a distancia
temerosos de que caiga sobre ellos la lepra atòmica
Y en todas las ondas sonoras se oia una voz que decia:
ALELUYA
Y el angel me llevò al desierto
y el desierto estaba florecido de laboratorios
y alli el Demonio hacìa sus pruebas atòmicas
y vi a la Gran Prostituta sentada sobre la Bestia
(la Bestia era una Bestia tecnològica toda cubierta de Slogans)
y la Prostituta empunaba toda clase de cheques Y de bonos y de acciones
y de documentos comerciales
y estaba borracha Y cantaba con su voz de puta como en un night-club
y en la mano izquierda tenia una copa de sangre
y se emborrachaba con la sangre de todos los que ella habia purgado
y de todos los torturados y los condenados en Consejos de Guerra
y todos los enviados al paredòn
y todos los opositores de la tierra
y todos los màrtires de Jesùs
y reìa con sus dientes de oro
y el lipstick de sus labios era sangre
y el angel me dijo: esas cabezas que le ves a la Bestia son dictadores
y sus cuernos son lìderes revolucionarios que aùn no son dictadores
pero lo seràn después
y lucharàn contra el Cordero
y el Cordero los vencera
Me dijo: Las naciones. del mundo estàn divididas en 2 bloques
-Gog y Magog-
pero los  bloques son en realidad un solo bloque
(que està con tra el Cordero)
y caerà fuego del cielo y los devorarà
Y vi en la biologia de la Tierra una nueva Evoluciòn
Era como si hubiera surgido en cl espacio un PIaneta
Nuevo
La muerte y el infierno fueron arrojados en el mar de
fuego nuc1ear
las masas ya no existian màs
y vi una especie nueva que habìa producido la Evoluciòn
la especie no estaba compuesta de individuos
sino que era un solo organismo
compuesto de hombres en vez de células
y todos los biologos estaban asombrados
Pero los hombres eran libres y esa uniòn de hombres era
una Persona
-y no una Màquina-
y los sociòlogos estaban pasmados
Y los hombres que no formaron parte de esta especie quedaron hechos fòsiles
y el Organismo recubria toda la redondez del pIaneta
y era redondo  como una célula (pero sus dimensiones eran planetarias)
y la Célula estaba engalanada como una Esposa esperando al Esposo
y la Tierra estaba de fiesta
(como cuando celebrò la primera célula su Fiesta de Bodas)
y habia un Càntico Nuevo
y todos los demas planetas habitados oyeron cantar a la Tierra
y era un canto de amar.

da Apocalisse

E nel cielo vidi una grande luce
come l’esplosione di un milione di megatoni e udii una voce che mi disse: Accendi quella radio
e accesi la radio e udii: È CADUTA BABILONIA
È CADUTA LA GRANDE BABILONIA
e tutte le radio del mondo davano la stessa notizia
E l’angelo mi diede un assegno della National City Bank e mi disse: Cambia questo assegno
e in nessuna banca potei cambiarIo perché tutte le bannche erano fallite
I grattacieli erano come se mai fossero esistiti
Ebbero inizio contemporaneamente un milione d’incendi e non c’era un pompiere
e non c’era un telefono per chiamare un’ambulanza e non c’erano ambulanze
e per i feriti di una sola città non c’era in tutto il mondo abbastanza plasma
E udii un’altra voce del cielo che diceva:
Esci da lei popolo mio
perché non ti contamini la Radioattività
e non ti raggiungano i Microbi la Bomba di Antrax
la Bomba di Colera la Bomba di Difterite
la Bomba di Tularemia
Guàrderanno alla televisione il grande disastro
e diranno: Ahi Ahi Ahi Ahi la Città Amata
i piloti dagli aerei la guarderanno e avranno paura di avvicinarsi
i transatlantici rimarranno ancorati a distanza timorosi che cada sopra di loro la lebbra atomica
E in tutte le onde sonore si sentiva una voce che diceva: ALLELUIA
E l’angelo mi portò nel deserto
e il deserto era fiorito di laboratori e lì il Demonio faceva le sue prove atomiche
e vidi la Grande Prostituta seduta sulla Bestia
(la Bestia era una Bestia tecnologica tutta coperta di Slogans)
e la Prostituta impugnava ogni sorta di assegni e di buoni e di azioni
e di documenti commerciali
ed era ubriaca e cantava con la sua voce di puttana come in un night-c1ub
e nella mano sinistra aveva una coppa di sangue
e si ubriacava con il sangue di tutti quelli che aveva purgato
e di tutti i torturati e i condannati nei Consigli di Guerra e tutti i mandati al muro
e tutti gli oppositori della terra
e tutti i martiri di Gesu
e rideva con i suoi denti d’oro
e il rossetto delle sue labbra era sangue e l’angelo mi disse: quelle teste che vedi alla Bestia sono dittatori
e le loro corna sono dirigenti rivoluzionari che ancora non sono dittatori
ma lo saranno dopo
e lotteranno contro l’Agnello
e l’Agnello li vincerà
Mi disse: Le nazioni del mondo sono divise in 2 blocchi
– Gog e Magog –
ma i due blocchi sono in realtà un solo blocco (che è contro l’Agnello)
e cadrà fuoco dal cielo e li divorerà
E vidi nella biologia della Terra una nuova Evoluzione
Era come se fosse sorto nello spazio un Pianeta Nuovo

La notte e l’inferno furono buttati nel mare di fuoco nucleare
le masse ormai non esistevano più
e vidi una specie nuova prodotta dall’Evoluzione la specie non era composta d’individui
ma era un solo organismo
composto da uomini invece che da cellule e tutti i biologhi erano stupiti
Ma gli uomini erano liberi e quell’unione di Uomini era Una Persona
– e non una Macchina – e i sociologi erano sbalorditi
E gli uomini che non fecero parte di questa specie rimasero fossili
e l’Organismo copriva tutta la sfericità del pianeta
e era tondo come una cellula (ma le sue dimensioni erano planetarie)
e la Cellula era vestita a festa come una Sposa che attende lo Sposo
e la Terra faceva festa
(come quando celebrò la prima cellula la sua Festa di Nozze)
e c’era un Cantico Nuovo e tutti gli altri pianeti abitati sentirono cantare la Terra ed era un canto d’amore.

Enrico Baj, “La piccola Apocalisse”, Collage, 1978-1979

To be continued…in_fieri

Lascia un commento

Archiviato in Arte, Attualità culturale, Temi letterari

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...