Donne alla pari

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I diritti delle donne nel mondo: INFOGRAFICA  interattiva del quotidiano “The Guardian”.

 
Elisabetta Tola, Uomini, la parità di genere è anche un vostro problema, in Aula di Lettere, Zanichelli. CLICCA QUI.

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“Nel maggio del 2009 Lorella Zanardo ha messo in rete un documentario (www.ilcorpodelledonne.com), realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, che si proponeva di innalzare il livello di consapevolezza sull’immagine delle donne nella tv italiana. Oggetto e titolo: Il Corpo delle Donne. È stato l’inizio di un cambiamento e di una grande spinta per far riguadagnare centralità alle donne e misurare la loro incidenza sul tessuto sociale e culturale del nostro paese”.

Irene Biemmi,  IL VOCABOLARIO DELLA QUESTIONE DEI GENERI. CLICCA QUI.
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He for She: il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite, luglio 2014

Sophie Germain [1776-1831]

Imparò a leggere leggendo i numeri, giocare con i numeri era ciò che più la divertiva e di notte sognava Archimede. Il padre proibiva: «Non sono cose da donne», diceva. Quando la rivoluzione francese fondò il Politecnico, Sophie Germain aveva diciotto anni. Volle entrare. Le chiusero le porte in faccia: «Non sono cose da donne», dissero. Per conto suo, da sola, studiò, ricercò, inventò. Mandava i suoi lavori, per posta, al professor Lagrange. Sophie si firmava Monsieur Antoine-August Le Blanc, e così evitava che l’illustre maestro rispondesse: «Non sono cose da donne». Si scrivevano da dieci anni, da matematico a matematico, quando il professore seppe che lui era lei. D’allora in poi, Sophie fu l’unica donna accettata nell’Olimpo maschile della scienza europea: nelle matematiche, approfondendo teoremi, e poi nella fisica, dove rivoluzionò lo studio delle superfici elastiche. Un secolo dopo, i suoi contributi concorsero a rendere possibile, fra l’altro, la Tour Eiffel. La torre porta incisi i nomi di vari scienziati. Sophie non c’è. Sul suo certificato di morte, del 1831, figurò come benestante, non come scienziata: «Non sono cose da donne», disse il funzionario.

Eduardo Galeano

Olympia

Son femeninos los símbolos de la revolución francesa, mujeres de mármol o bronce, poderosas tetas desnudas, gorros frigios, banderas al viento.

Pero la revolución proclamó la Declaración de los Derechos del Hombre y del Ciudadano, y cuando la militante revolucionaria Olympia de Gouges propuso la Declaración de los Derechos de la Mujer y de la Ciudadana, la guillotina le cortó la cabeza.

Al pie del cadalso, Olympia preguntó:

Si las mujeres estamos capacitadas para subir a la guillotina, ¿por qué no podemos subir a las tribunas públicas?

No podían. No podían hablar, no podían votar.

Las compañeras de lucha de Olympia de Gouges fueron encerradas en el manicomio. Y poco después de su ejecución, fue el turno de Manon Roland. Manon era la esposa del ministro del Interior, pero ni eso la salvó. La condenaron por su antinatural tendencia a la actividad política. Ella había traicionado su naturaleza femenina, hecha para cuidar el hogar y parir hijos valientes, y había cometido la mortal insolencia de meter la nariz en los masculinos asuntos de estado.

Y la guillotina volvió a caer.

da Espejos/ Una historia casi universal, di Eduardo Galeano, 2008

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