Penna batte tastiera. Gli appunti intelligenti

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Matteo Persivale, “Corriere della Sera”, 18 giugno 2016

Ludwig Wittgenstein proibiva ai suoi studenti del Trinity College di Cambridge di prendere appunti durante le lezioni perché, diceva, chi prende appunti si concentra su quel che sta scrivendo, non su quel che sta ascoltando (le lezioni del filosofo austriaco peraltro erano talmente complesse e dense che Wittgenstein, alla fine, andava al cinema da solo, in prima fila, per immergersi completamente nelle immagini che scorrevano sullo schermo: basta sfogliare il suo Tractatus Logicus-Philosophicus per sentirsi solidali con i suoi studenti senza quaderno per gli appunti).
Ora però tutto quel che credevamo di sapere sul modo di prendere appunti finisce capovolto. Due anni fa erano stati gli psicologi americani P.A. Mueller (Princeton) e D.M. Oppenheimer (Ucla) che nello studio «The pen is mightier than the keyboard: Advantages of longhand over laptop note taking» (Psychological Science), «La penna è più forte della tastiera: vantaggi degli appunti scritti a mano libera sugli appunti presi al computer», avevano rilevato come ci siano prove che gli appunti presi a mano durante una lezione accademica siano superiori — ci facciano imparare di più — rispetto a appunti presi trascrivendo parola per parola al computer quel che si sta ascoltando. Mueller e Oppenheimer ipotizzavano che prendere appunti scrivendo a mano comporti un’analisi più approfondita di quel che si sta ascoltando, con un miglior apprendimento e una miglior assimilazione dei dati. Ora due scienziati norvegesi, Audrey van der Meer e F.R. van der Weel del laboratorio di Neuroscienze dello Sviluppo del dipartimento di Psicologia dell’università Ntnu di Trondheim hanno confermato le conclusioni dello studio americano con dei dati elettro-fisiologici.
Spiegano: «Abbiamo trovato prove elettro-fisiologiche dirette che supportano quello studio. Abbiamo trovato che nel momento in cui si usa la penna elettronica di un tablet, invece della tastiera di un computer, per prendere appunti, le aree cerebrali coinvolte, parietali/occipitali, mostravano attività desincronizzata (Erd), e la letteratura esistente suggerisce che queste siano le premesse ottimali per l’apprendimento. Durante l’uso della tastiera del computer invece abbiamo rilevato attività sincronizzata (Ers) nelle regioni centrali e frontali. Questa attività viene spesso associata a processi cognitivi complessi e alla creazione di idee».
Parlare con Van der Meer e van der Weel significa trovarsi archiviare tanti retaggi del passato: «Gli studenti, per esempio, di facoltà come Medicina e Ingegneria che per decenni hanno fatto maratone di studio sottraendo tempo al sonno, e addirittura c’era chi negli anni ‘50 e ‘60, quando erano ancora legali, faceva uso di anfetamine sotto esame? Controproducente perché impariamo dormendo, il cervello è proprio durante il sonno che assimila».
Pensano anche che la tastiera da computer come noi la conosciamo sia in difficoltà. Più della penna: «L’ipotesi che la tastiera sia in procinto di diventare obsoleta è realistica: non useremo più le mani, ma gli occhi, ci sono diverse tecnologie allo studio che potrebbero portarci in questa direzione. È chiaro che ha avuto vita così lunga perché è versatile, semplice da imparare, rapida. Però, come abbiamo visto nel nostro studio, non è un buon strumento per prendere appunti, il nostro cervello “preferisce”, per così dire, la scrittura a penna con una singola mano. Che è, neurologicamente, un gesto più simile al disegnare di quanto lo sia scrivere a macchina».
Il nostro cervello, spiegano i due scienziati norvegesi, «ama specializzarsi: noi studiamo il modo in cui il cervello comunica con se stesso: comunica tramite oscillazioni, in modo sincronizzato e de-sincronizzato: l’attività de-sincronizzata ha numerosi effetti benefici sul nostro apprendimento». L’aspetto un po’ paradossale di questo studio — che la scienza indichi come la parola scritta, su carta, abbia ancora un senso in quest’era digitale — non sfugge agli autori: è chiaro che il futuro della scrittura a mano, non sappiamo quanto prossimo, sia quello della penna digitale e del display. Ma carta e penna hanno avuto una vita così lunga per un motivo chiaro: si sposano molto bene con l’attività dinamica del nostro cervello».

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