25 aprile 1945-2016

Quando l’ingiustizia diventa legge,
la resistenza diventa dovere.

Bertold Brecht

“Andai io di persona a ricevere l’ottava armata alleata quando si decisero a entrare a Padova. Ero in pattuglia tra il Santo e il Bassanello, un po’ prima di mezzanotte. Ai posti di blocco avvenivano scene curiose. Le parole d’ordine erano tutte diverse, a rigore avremmo dovuto spararci tra noi ogni trenta metri; solo l’euforia generica impedì, credo, una strage universale interna. Dicono che l’euforia promuove gli spari; ma è certo che non promuove la mira.
Avevo passato l’ultimo posto di blocco con la mia pattuglia (c’era anche la Simonetta col mitra), e si camminava nel buio pesto della periferia oscurata, un lungo stradone fra le case, che porta fuori Padova, verso sud. Non c’era nessuno nella strada, naturalmente; si sapeva che gli alleati erano vicini, ma reparti tedeschi continuavano a passare nei dintorni, alcuni arrendevoli, altri compatti e feroci. Ecco dunque come finisce una guerra. Prima parte un esercito, poi ne arriva un altro; ma questa non è veramente la fine. La guerra finisce negli animi della gente, in uno un po’ prima, nell’altro un po’ dopo; è per questo che ci sono ancora queste sparatorie insensate.
Da in fondo allo stradone cominciava ad arrivarci uno strepito di grossi motori; era una cosa compatta, intensa.
“Sono inglesi,” dissi alla Simonetta per buon augurio; e mi domandavo quante probabilità c’erano che fosse invece l’ultima colonna tedesca. Decisi meno del trenta per cento.
“Sei sicuro?” disse lei.
“Sicurissimo,” le dissi, e lei mormorò: “Sembra un sogno”.
Sembrava infatti letteralmente un sogno. In fondo erano solo due anni che li aspettavamo, ma pareva una cosa lunga lunga. Io ho una certa esperienza di cose che pare non vogliano più finire, e a un certo punto si crede che non finiranno più, e poi quando finiscono tutto a un tratto, pare ancora impossibile, e si ha fortemente l’impressione di sognare.
Camminavamo in mezzo alla strada, andando incontro all’ottava armata, almeno al settanta per cento. Il rumore diventava sempre più grande, e noi in mezzo alla strada buia sempre più piccoli. S’incominciavano a distinguere confusa-mente i volumi scuri dei carri armati: erano enormi. Quando. fummo a cinquanta metri feci fermare la pattuglia; avevamo due pile, e ci mettemmo a fare segnalazioni. Poi andai avanti un altro po’ con la Simonetta.
Com’è strana la vita, sono arrivati gli inglesi. Benvenuti. Questi carri sono i nostri alleati. Con queste loro gobbe, con questi orli di grandi borchie ribattute, questi sferragliamenti, queste canne, vogliono quello che vogliamo noi. L’Europa è tutta piena di questi nostri enormi alleati; che figura da nulla dobbiamo fare noialtri visti da sopra uno di quei carri! Branchi di straccioni; bande. Banditi. Certo siamo ancora la cosa più decente che è restata in Italia; non lo hanno sempre pensato gli stranieri che questo è un paese di banditi?
Il primo carro si fermò; sopra c’era un ufficiale con un soldato. Avrei voluto dirgli qualcosa di storico.
“Non siete mica tedeschi, eh?” dissi.
“Not really,” disse l’ufficiale.
“Benvenuti,” dissi. “La città è già nostra.”
“Possiamo montare?” disse quell’irresponsabile della Simonetta. Ma ormai la pattuglia non occorreva più; la colonna si sentiva accumularsi dietro al primo carro per centinaia e centinaia di metri; il rombo dei motori era magnifico. Rientrammo in città seduti sul carro chiacchierando a urli con gli inglesi.
“E chi sareste voialtri?” disse l’ufficiale a un certo punto. Io risposi senza pensare: “Fucking bandits”, ma subito mi venne in mente che c’era un risvolto irriguardoso nei con-fronti della Simonetta, e arrossii nel buio. L’ufficiale gridò: “I beg your pardon?” e io gridai: “Ho detto che siamo i Volontari della Libertà”.
“Libertà?” gridò l’ufficiale, e io glielo confermai, e poi aggiunsi: “E adesso canto una canzone che vi riguarda, se non le dispiace”.
“Sing away,” disse lui, e io attaccai:
Sono passati gli anni 
sono passati i mesi 
sono passati i giorni 
e ze rivà i inglesi.
La Simonetta si mise ad accompagnarmi al ritornello. Io sono stonato, lei invece no. Il fracasso confondeva tutto.
La nostra patria è il mondo intèr… 
solo pensiero — salvar l’umanità!
“Cosa dicono le parole?” disse l’ufficiale.
“Che finisce la guerra,” dissi, e poi aggiunsi: “E che ci interessa molto la salvezza dell’umanità.”
“You a poet?” disse l’ufficiale.
Io gli circondai l’orecchio con le mani, e gridai dentro:
“Just a fucking bandit.”
Così accompagnammo a Padova l’ottava armata, e poi io e la Simonetta andammo a dormire, e loro li lasciammo lì in una piazza.”
Il film di Daniele  Lucchetti, 1998

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