Johnny come Enea: l’epica del Partigiano

Il critico Gabriele Pedullà individua nel poema di Virgilio il riferimento ideale di Fenoglio
Massimo Novelli, “La Repubblica”,  26 agosto 2015

Non è una novità che la storia de Il partigiano Johnny , il capolavoro incompiuto di Beppe Fenoglio (1922-1963) pubblicato per la prima volta nel 1968 da Einaudi grazie a Lorenzo Mondo, fu ispirata da modelli epici. Le vicissitudini del protagonista nella Resistenza sulle colline delle Langhe, un giovane albese innamorato dell’Inghilterra e della libertà, sono state spesso accostate a quelle di Ulisse, tanto che il libro dello scrittore piemontese venne definito una sorta di Odissea della guerra partigiana. Ma soltanto adesso, con l’uscita de Il libro di Johnny , epicamente ricostruito da capo a fondo, smontato e rimontato dal critico Gabriele Pedullà, si può individuare il vero riferimento ideale, letterario e soprattutto etico di Fenoglio: l’Eneide di Virgilio. Johnny, dunque, rifulge nel testo fenogliano, di cui esistono tre versioni, come Enea, che per il poeta Giorgio Caproni è il «simbolo di tutta l’umanità moderna ». Virgilio, del resto, per T. S. Eliot è il «classico di tutta l’Europa ». Diverse pagine del capolavoro di Fenoglio riportano a Virgilio. Basterebbe rammentare un momento del libro: quando Johnny cammina solo nel vento delle Langhe con la sua lupa, in inverno e nel pieno dello sbandamento partigiano, rifiutandosi di abbandonare le armi fino alla primavera. Pedullà mette in luce, a ragione, le analogie con Enea, che, come una quercia robusta nelle bore delle Alpi, resiste con virile fermezza alle suppliche di Didone.
L’intuizione sulle analogie fra Johnny e l’Eneide è una felice operazione critica e filologica, e colloca definitivamente Fenoglio e il suo gran romanzo, anche nella incompiutezza, ai posti più alti della letteratura e della ricerca letteraria del Novecento, nel solco della classicità. Naturalmente il lavoro di Pedullà non si esaurisce nella fonte epica, nel rintracciare la classicità dell’opera fenogliana. La sua è una nuova e appassionante riproposizione del Partigiano Johnny fedele agli intenti dello scrittore. Fenoglio, infatti, concepì l’umana avventura del suo eroe in testi differenti, però destinati a raccontare infine, se la morte non lo avesse stroncato a poco più di quarant’anni, un’unica storia, una sola Eneide. Lo fece in Primavera di bellezza, pubblicato nel ’59 da Garzanti, che era l’inizio delle vicende del giovane albese, fino al settembre 1943; e poi in quello che ne era il seguito: il testo che Lorenzo Mondo, pubblicandolo per la prima volta, volle chiamare Il partigiano Johnny.
Ora Il libro di Johnny ricostruito, e restituito innanzitutto a Fenoglio, ricuce e fonde il romanzo edito da Garzanti con il romanzo non finito, optando per un finale (il primo adottato dal romanziere) in cui Johnny non muore al combattimento di Valdivilla, come accade nella versione del ’68, ma sopravvive. L’Eneide della guerra partigiana, e dei fatti che determinarono dopo l’armistizio la scelta resistenziale di Johnny- Fenoglio, può finalmente essere consegnata ai lettori nel segno, come scrive Pedullà, di una «vicenda esemplare», di una lezione civile e morale, di biografia «che si fa mito senza smettere di essere storia».

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