My favorite things

MARZIALE, Epigrammata, X, 47 

Vitam quae faciant beatiorem,
iucundissime Martialis, haec sunt:
res non parta labore sed relicta;
non ingratus ager, focus perennis;
lis numquam, toga rara, mens quieta;
vires ingenuae, salubre corpus;
prudens simplicitas, pares amici;
convictus facilis, sine arte mensa;
nox non ebria sed soluta curis;
non tristis torus et tamen pudicus;
somnus qui faciat breves tenebras:
quod sis esse velis nihilque malis;
summum nec metuas diem nec optes.

Le cose che rendono la vita più felice sono queste, caro il mio Marziale [Giulio M., amico del poeta]: un patrimonio non acquisito con la propria fatica ma lasciato in eredità, un campo buono, un focolare sempre acceso, mai litigi, rare visite ufficiali, mente rilassata, forza da uomo libero, corpo sano, una cauta schiettezza, amici alla pari, commensali poco esigenti, cucina senza ricercatezze, notti non folli ma libere da affanni; a letto senza tristezza e tuttavia con pudore; un sonno tale da rendere brevi le tenebre: voler essere ciò che sei e non preferire nient’altro e non desiderare né temere il giorno estremo.

Le cose da cui la vita è abbellita
Ti elenco qui, Giulio Marziale,
Mio impareggiabile amico:
Fortuna non guadagnata
Col sudore della fronte, ma ereditata;
Un campo non ingrato, un focolare
Mai spento. In tribunale mai liti,
Ossequio ai grandi raro, il cuore in pace;
Nel fisico, la scioltezza di un dandy,
Il corpo sano. La parola libera,
Ma non sfrenata; amici uguali,
Ospiti simpatici, tavola francescana.
Notti orgiastiche no, ma senza impacci;
A letto una compagna non statuaria
E tuttavia pudica; un lungo sonno
Per far le notti brevi.
Il contento di sé, senza aspirare
Ad essere altro; il momento supremo
Non temere, non desiderare. [TRADUZIONE di Guido Ceronetti]

Las cosas que hacen una vida más feliz, entrañable Marcial, éstas son: un capital no parido con trabajo, sino heredado; una parcela agradecida, una candela siempre viva; ningún pleito, abogados pocos, un carácter tranquilo; vigor natural, un cuerpo sano; una prudente sencillez, amigos parecidos; un trato afable, una mesa sin lujo; una noche sin borrachera, pero libre de preocupaciones; una alcoba movidita pero también casta; un sueño que haga breves las desgracias; querer ser lo que eres y no preferir nada más; no temer el día de la muerte ni desearlo.

Bertold BRECHT, Vergnügungen [Piaceri], 1954

Der erste Blick aus dem Fenster am Morgen
Das wiedergefundene alte Buch
Begeisterte Gesichter
Schnee, der Wechsel der Jahreszeiten
Die Zeitung
Der Hund
Die Dialektik
Duschen, Schwimmen
Alte Musik
Bequeme Schuhe
Begreifen
Neue Musik
Schreiben, Pflanzen
Reisen
Singen
Freundlich sein.

Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.

W. Szymborska, POSSIBILITÀ, in Gente sul ponte, 1986

Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente
a me che ama l’umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l’intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d’altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non mi promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori a fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccare ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco prendere in considerazione perfino la possibilità
che l’essere abbia una sua ragione.

W. Szymborska, AD ALCUNI PIACE LA POESIA, in La fine e l’inizio, 1993

Ad alcuni –
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dov’è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace –
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come all’àncora d’un corrimano.

5 commenti

Archiviato in Letteratura del Novecento, Poesia, Temi letterari

5 risposte a “My favorite things

  1. Precioso elenco! Felicidades. Saludos

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  2. mi piaceeee! prova ad ascoltare Coltrane e Sarah insieme:un esperimento di puro godimento. Complimenti per questo blog fantastico

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