Guido Gozzano

Guido Gozzano, colloqui con la poesia.

da G. GOZZANO, La Signorina Felicita,  I colloqui, 1911

III
Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di beltà fiamminga….

E rivedo la tua bocca vermiglia
così larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d’efelidi leggiere
e gli occhi fermi, l’iridi sincere
azzurre d’un azzurro di stoviglia….

VI
Tu m’hai amato. Nei begli occhi fermi
luceva una blandizie femminina;
tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina;
e più d’ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!

Unire la mia sorte alla tua sorte
per sempre, nella casa centenaria!
Ah! Con te, forse, piccola consorte
vivace, trasparente come l’aria,
rinnegherei la fede letteraria
che fa la vita simile alla morte….

Oh! questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
sì, mi vergogno d’essere un poeta!

Tu non fai versi. Tagli le camicie
per tuo padre. Hai fatta la seconda
classe, t’han detto che la Terra è tonda,
ma tu non credi…. E non mediti Nietzsche….
Mi piaci. Mi faresti più felice
d’un’intellettuale gemebonda….

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“Questo poemetto – pubblicato già nel 1909 sulla «Nuova Antologia» con il titolo di Idillio, seconda redazione di un testo del 1908, Lagozzano  signorina Domestica ovvero la moglie del saggio – fa parte della sezione «Alle soglie» dei Colloqui (1911) e ha un’esile trama autobiografica.
Edoardo Sanguineti ha segnalato la genesi del personaggio e dell’episodio in alcune lettere che Gozzano scrisse tra il 1907 e il 1908 ad Amalia Guglielminetti e all’amico Giulio De Frenzi (cfr. E. Sanguineti, G. Gozzano. Indagini e letture, Einaudi, Torino 1966, pp. 105-19). In esse il poeta parla di una «servente indigena e prosaicissima» che ha i tratti fisici della futura Signorina Felicita e di un innamoramento «di una donna che non esiste, naturalmente! La Signorina Domestica: una deliziosa creatura senza busto e senza cipria con un volto quadro e fresco». Quello che si ricava dal complesso delle testimonianze fornite dalle lettere è la natura squisitamente letteraria dell’esperienza autobiografica; infatti l’interesse di Gozzano di fronte alla ragazza che ha conosciuto e all’ambiente che la circonda si manifesta subito sotto forma di sollecitazione a costruire un personaggio e un tema. Vale a dire che non è attratto dagli aspetti reali della sua esperienza, bensì dalla possibilità che intravede di trasformarli in creazioni poetiche capaci di contrapporsi ai modelli più in voga e in particolare a quelli dannunziani. D’altra parte tutto questo è confermato dal fatto che il personaggio femminile incarnato da Felicita è del tutto consueto nella poesia gozzaniana tanto da divenire un poco l’emblema come «le buone cose di pessimo gusto» del salotto di nonna Speranza”.

(Giovanna Bellini – Giovanni Mazzoni, Letteratura italiana, Laterza)

TRECCANILezioni d’autore: I CREPUSCOLARI.

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G. GOZZANO, I Colloqui. Tutte le liriche. CLICCA QUI.

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