Nuvole

Wisława Szymborska, Nuvole, da “Elogio dei sogni”

Dovrei essere molto veloce
nel descrivere le nuvole –
già dopo una frazione di secondo
non sono più quelle, stanno diventando altre.
La loro caratteristica è
non ripetersi mai
in forme, sfumature, pose, disposizione.
Non gravate della memoria di nulla,
si librano senza sforzo sui fatti.
Ma quali testimoni di alcunché –
si disperdono all’istante da tutte le parti.
In confronto alle nuvole
la vita sembra solida,
pressoché duratura e quasi eterna.
Di fronte alle nuvole
perfino un sasso sembra un fratello
su cui si può contare,
loro invece sono solo cugine lontane e volubili.
Gli uomini esistano pure, se vogliono,
e poi uno dopo l’altro muoiano,
loro, le nuvole,
non hanno niente a che vedere
con tutta questa faccenda
molto strana.
Al di sopra di tutta la tua vita
e della mia, ancora incompleta,
sfilano fastose così come già sfilavano.
Non devono insieme a noi morire,
né devono essere viste per fluttuare.

Cesare Pavese, Canzone, da Altre poesie degli anni 1931 – 1940

Le nuvole sono legate alla terra ed al vento.
Fin che ci saran nuvole sopra Torino
sarà bella la vita. Sollevo la testa
e un gran gioco si svolge lassù sotto il sole…

Masse bianche durissime e il vento vi circola
tutto azzurro – talvolta le disfa
e ne fa grandi veli impregnati di luce.
Sopra i tetti, a migliaia le nuvole bianche
copron tutto, la folla, le pietre e il frastuono.
Molte volte levandomi ho visto le nuvole
trasparire nell’acqua limpida di un catino.
Anche gli alberi uniscono il cielo alla terra.
Le città sterminate somiglian foreste
dove il cielo compare su su, tra le vie.
Come gli alberi vivi sul Po, nei torrenti
così vivono i mucchi di case nel sole.
Anche gli alberi soffrono e muoiono sotto le nubi
l’uomo sanguina e muore, – ma canta la gioia
tra la terra ed il cielo, la gran meraviglia
di città e di foreste. Avrò tempo domani
a rinchiudermi e stringere i denti. Ora tutta la
vita son le nubi e le piante e le vie, perdute nel cielo.

Words about clouds are clouds themselves.

Marc Strand, 89 clouds, 1999, trad. it. di D. Abeni

1. Una nuvola non è mai uno specchio

2. Le parole sulle nuvole sono nuvole loro stesse
3. Se nevica in una nuvola, solo la nuvola lo sa
4. Per ogni nuvola c’è un’altra nuvola
5. Una nuvola sogna solo triangoli
6. Una nuvola è una stagione di bianco
7. Lo sfolgorio delle nuvole è falsità
8. Le nuvole sono state disossate
9. Al museo delle nuvole è esposta solo Biancaneve
10. Le nuvole sono frutta soffice
11. Lo scorrere delle nuvole è come pomeriggio dopo pomeriggio
12. Se un pappagallo si perde in una nuvola diviene  arcobaleno
13. Le nuvole sono innamorate degli orizzonti
14. Si parla in una nuvola come in un telefono
15. Un cielo senza nuvole è calvo e azzurro
16. Le nuvole del mare profumano di mare
17. Le nuvole sono nobili e inquiete
18. La nuvola che se n’era andata non sarebbe più tornata
19. Il dolore delle nuvole non riusciamo nemmeno a immaginarcelo
20. Le nuvole sono pensieri senza parole
21. Le nuvole sono schiave del vento
22. Una nuvola senza forma è sempre aperta
23. Le nuvole sono trascinate da uccelli invisibili
24. Se le nuvole avessero braccia, abbraccerebbero  

 

Fernando Pessoa, Nuvole... [Nuvens..]da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares, 1982

Nuvole… Oggi sono consapevole del cielo, poiché ci sono giorni in cui non lo guardo ma solo lo sento, vivendo nella città senza vivere nella natura in cui la città è inclusa.

Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà, e mi preoccupano come se il velarsi del cielo fosse uno dei grandi pericoli del mio destino.
Nuvole… Corrono dall’imboccatura del fiume verso il Castello; da Occidente verso Oriente, in un tumultuare sparso e scarno, a volte bianche se vanno stracciate all’avanguardia di chissà che cosa; altre volte mezze nere, se lente, tardano ad essere spazzate via dal vento sibilante; infine nere di un bianco sporco se, quasi volessero restare, oscurano più col movimento che con l’ombra i falsi punti di fuga che le vie aprono fra le linee chiuse dei caseggiati.
Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.
Nuvole… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!
Nuvole… Continuano a passare,alcune così enormi ( poiché le case non lasciano misurare la loro esatta dimensione ) che paiono occupare il cielo intero; altre di incerte dimensioni, come se fossero due che si sono accoppiate o una sola che si sta rompendo in due, a casaccio, nell’aria alta contro il cielo stanco; altre sono ancora piccole, simili a giocattoli di forme poderose, palle irregolari di un gioco assurdo, da parte, in un grande isolamento fredde.
Nuvole… Mi interrogo e mi disconosco. Non ho mai fatto niente di utile né farò niente di giustificabile. Quella parte della mia vita che non ho dissipato a interpretare confusamente nessuna cosa, l’ho spesa a dedicare versi prosastici alle intrasmissibili sensazioni con le quali rendo mio l’universo sconosciuto. Sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto.
Nuvole… Esse sono tutto, crolli dell’altezza, uniche cose oggi reali fra la nulla terra e il cielo inesistente; brandelli indescrivibili del tedio che loro attribuisco: nebbia condensata in minacce incolori; fiocchi di cotone sporco di un ospedale senza pareti.
Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l’oscurità, finzioni dell’intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo.
Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto.

(traduzione di Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi)

M. POPOVA, L’invenzione delle nuvole: le liriche di Goethe dedicate al cielo e il suo sincero omaggio al giovane scienziato che classificò le nuvole, Luke Howard (dal blog Brainpickings, in lingua inglese). CLICCA QUI.

To find yourself in the infinite,
You must distinguish and then combine;
Therefore my winged song thanks
The man who distinguished cloud from cloud.

Giorgia O’Keefe, Sky above the clouds, 1965, Art Institute of Chicago Building

 

2 commenti

Archiviato in Arte, Letteratura del Novecento, Temi letterari

2 risposte a “Nuvole

  1. Fabiola

    A questa bellissima scelta si potrebbe aggiungere il testo “Le Nuvole” di Fabrizio De André (dall’omonimo album del 1990)

    Vanno
    vengono
    ogni tanto si fermano
    e quando si fermano
    sono nere come il corvo
    sembra che ti guardano con malocchio

    Certe volte sono bianche
    e corrono
    e prendono la forma dell’airone
    o della pecora
    o di qualche altra bestia
    ma questo lo vedono meglio i bambini
    che giocano a corrergli dietro per tanti metri

    Certe volte ti avvisano con rumore
    prima di arrivare
    e la terra si trema
    e gli animali si stanno zitti
    certe volte ti avvisano con rumore

    Vanno
    vengono
    ritornano
    e magari si fermano tanti giorni
    che non vedi più il sole e le stelle
    e ti sembra di non conoscere più
    il posto dove stai

    Vanno
    vengono
    per una vera
    mille sono finte
    e si mettono li tra noi e il cielo
    per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

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