C. Baudelaire, “Les fleurs du mal”

C. Baudelaire, I fiori del male. Prima edizione con dedica autografa a Delacroix.

C. Baudelaire, I fiori del male. Prima edizione.

« Ma questo libro il cui titolo Fleurs du Mal dice tutto,  è rivestito, lo vedrete, di una bellezza sinistra e fredda;  è stato fatto con furore e pazienza.  Del resto, la prova del suo valore positivo sta in tutto il male che se ne dice.  Il libro manda in bestia la gente.  D’altronde, spaventato io stesso dall’orrore che avrei ispirato,  ne ho ridotto un terzo sulle bozze». 
Ch. Baudelaire, Lettera alla madre , Parigi, 9 luglio 1857

V. Magrelli, Baudelaire e i Fiori del male (introduzione)

Letture in lingua italiana:

L. Vannucchi legge Baudelaire: Al lettore

L. Vannucchi legge Baudelaire: L’albatro

L. Vannucchi legge Baudelaire: Tedio

L. Vannucchi legge Baudelaire: Invito al viaggio

Letture in lingua francese:

C. Baudelaire,  Correspondances

Michel Piccoli legge Au lecteur

Michel Piccoli legge L’albatros

Michel Piccoli legge Elévation

Al lettore

La stoltezza, l’errore, il peccato, l’avarizia
occupano gli spiriti tormentando i corpi
e noi alimentiamo gli amabili rimorsi,
come i mendicanti nutrono i loro insetti.

Caparbi i peccati, fiacchi i pentimenti;
ci pagano lautamente le nostre confessioni,
e sul sentiero di fango ritorniamo lieti
credendo che vili lacrime lavino ogni colpa.

Sul guanciale del male Satana Trismegisto
culla a lungo lo spirito incantato,
e il ricco metallo della nostra volontà
è svaporato da quel sapiente chimico.

Tiene il Diavolo i fili che ci muovono!
Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti;
ogni giorno d’un passo, col fetore delle tenebre,
scendiamo verso l’Inferno, senza orrore.

Come un misero vizioso che bacia e morde
il martoriato seno d’una vecchia puttana,
noi rubiamo in fretta un piacere furtivo
spremendolo con forza come una vecchia arancia.

Come un milione di elminti, stipato, brulicante,
un popolo di Demoni fa bagordi nei cervelli,
e con il respiro scende nei polmoni,
fiume invisibile, la Morte, con lamenti sordi.

Se stupro, veleno, pugnale ed incendio
non hanno ancora ricamato con segni piacevoli
di pietosi destini il banale canovaccio,
è che l’anima nostra, ahimé! non è troppo ardita.

Ma tra gli sciacalli, le cagne, le pantere,
le scimmie, gli scorpioni, i serpenti, gli avvoltoi,
i mostri guaiolanti, urlanti, grugnenti e striscianti
nell’infame serraglio dei nostri vizi,

eccolo là il più brutto, il più immondo, il più maligno:
la Noia! Non si scalmana con gran gesti e grida,
ma farebbe facilmente una rovina della terra
e in uno sbadiglio ingoierebbe il mondo!

Ha l’occhio gonfio d’involontarie lacrime,
e sogna patiboli fumando la sua pipa.
Quel leggendario mostro, tu, lettore, lo conosci,
– ipocrita lettore, – mio simile – fratello!

G. Courbet, L’Atelier du peintre, particolare: Baudelaire, 1855, Musée d’Orsay, Paris

G. Courbet, Ritratto di Baudelaire, 1848 circa, olio su tela, 54×65 cm,                       Montpellier, Musée Fabre

manet_funerale_baudelaire

E. Manet, Il funerale di Baudelaire, 1870

 

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