Le cinque regole della retorica per l’era digitale

Cicerone e Aristotele avevano elaborato un metodo pratico ed efficacissimo – il canone – per costruire un ragionamento convincente. Questo metodo – ancora valido – va però riletto con le lenti del digitale

da “Wired”

La retorica, l’arte del ragionare a cui Aristotele attribuiva la “facoltà di scoprire in ogni argomento ciò che è in grado di persuadere”, deve oggi essere adattata al mondo digitale, alle sue leggi, ai suoi ambienti, alle sue convenzioni, alla sua netiquette.

Per affrontare questa necessità in modo sistematico è utile riprendere l’articolazione del discorso retorico come la intendeva Cicerone, e adattare questo canone – il canone classico – all’universo digitale.  Secondo Cicerone – che si era ispirato all’opera Rhetorica ad Herennium, erroneamente a lui attribuita – ogni atto comunicativo può essere diviso in cinque fasi specifiche: inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio. Queste fasi scandiscono i momenti salienti e a cui vengono associati metodi, tecniche, raccomandazioni, esempi, trabocchetti. È dunque necessario rileggere queste fasi per l’ambiente digitale. Vediamo brevemente – e con alcuni esempi – come potrebbe “suonare” il canone retorico ciceroniano riletto con la lente del digitale:

inventio: dove trovare gli “oggetti digitali” (non solo testo, ma anche immagini, infografiche, suoni, animazioni, link, box di dialogo…) da usare per costruire il ragionamento;
dispositio: come organizzare questi oggetti all’interno degli spazi digitali (siti web, apps, post su facebook…) in maniera efficace, convincente e cognitivamente semplice per costruire argomentazioni o storie;
elocutio: come abbellire (ma non troppo) o rendere più attraente e coinvolgente l’argomentazione e/o comunicazione grazie alle infinite forme del digitale;
memoria: come organizzare “in digitale” la propria conoscenza e come richiamarla nel momento in cui serve, anche supportando con efficacia una comunicazione;
actio: come rendere più efficace – grazie agli strumenti digitali – la performance comunicativa.

Torneremo spesso – nelle prossime riflessioni – su questa classificazione. Per il momento vediamone brevemente qualche aspetto specifico, per capire come il digitale forzi davvero un’ampia rilettura (e aggiornamento) del canone classico della retorica.
Nel caso dell’inventio, la ricerca dei topic nel mondo digitale va indirizzata rispondendo a domande del tipo: dove trovare e come scegliere immagini effettivamente esplicative? Quali fonti Internet sono attendibili (pensiamo agli Hoax di Wikipedia o ai criteri usati da Google per ordinare i risultati della ricerca. Quanto è corretto utilizzare frammenti avulsi dal contesto (anche se provenienti da fonti attendibili)? Come prelevare le informazioni senza rubarle (inconsapevolmente)? Questi aspetti sono particolarmente critici anche perché l’ecosistema digitale sta divenendo il luogo privilegiato in cui si raccolgono dati, informazioni ed elementi per costruire ragionamenti e prendere le decisioni di business.
Nel caso della dispositio, invece, la sfida digitale richiede la capacità di rispondere a domande di questo tipo: come integrare efficacemente testo e immagine ? Quale grado di ipertestualità mantenere in un testo? Quale metafora utilizzare per la pagina web iniziale (la videata, la pagina infinita, la scrivania/Desk Top, il cruscotto…)? Come limitare l’interferenza delle informazioni non pertinenti alla comunicazione che si sta costruendo (come ad esempio la pubblicità, i tasti di navigazione, i feedback tecnici, i messaggi di errore…)? Come utilizzare con efficacia l’interazione dell’utente, senza dargli troppa autonomia? Come (e se) usare – come sottofondo – musica, suoni, commenti sonori?
Non è però sufficiente aggiornare il canone all’ecosistema digitale; sarà infatti sempre più necessario costruire anche una vera e propria epistemologia della Rete che si occupi dello studio dei fondamenti, dei limiti e della validità della conoscenza che si origina sulla Rete o che lì si alimenta. Secondo Sergio Luzzatto, questa mancanza nell’insegnamento del digitale – che viene oltretutto chiamato in maniera ridicola “alfabetizzazione digitale” – è forse la carenza più clamorosa dell’offerta formativa tradizionale che guarda al mondo digitale. Egli osserva infatti che “nella lezione di italiano, qualunque professore di discreto livello insegna ai ragazzi un’elementare critica del testo. Nella lezione di fisica, qualunque professore insegna i requisiti minimi di un esperimento scientifico. Ma molto raramente vengono insegnati ai ragazzi i criteri fondamentali di una navigazione in Rete”. E cioè come cercare le cose, e dove trovarle. Come distinguere fra siti autorevoli, siti attendibili, siti eterogenei, siti pericolosi. Come appropriarsi dei tesori di internet senza rubarli.

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