Ugo Foscolo: “chiamami romanzo”.

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti,
crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto,
labbro tumido acceso, e tersi denti,
capo chino, bel collo, e largo petto;

giuste membra; vestir semplice eletto;
ratti i passi, i pensier, gli atti, gli accenti;
sobrio, umano, leal, prodigo, schietto;
avverso al mondo, avversi a me gli eventi:

talor di lingua, e spesso di man prode;
mesto i più giorni e solo, ognor pensoso,
pronto, iracondo, inquieto, tenace:

di vizi ricco e di virtù, do lode
alla ragion, ma corro ove al cor piace:
morte sol mi darà fama e riposo.

U. Foscolo, Poesie, 1803

«Chiamami romanzo, ed hai forse ragione; ma non lo sono per elezione… io devo alla natura questa ardente immaginazione e questo cuore, che mi hanno fatto soffrire tanti tormenti, ma che non sono stati mai domati, né dall’esperienza, né dalle sventure. Addio. Addio.»
Ad Antonietta Fagnani Arese, Edizione Nazionale delle opere, XIV, n. 160-VIII, 225.

«Tu hai ragione, forse io son tale perché la mia vita è un continuo romanzo.»
Ad Antonietta Fagnani Arese, EN, XIV, n. 210-LVIII, 295.

Gli amori:

“Oh! e adesso sento ch’io t’amo, che ti devo amare eternamente. Grazie, celeste creatura, grazie. Ho coperta di baci la tua lettera, e l’ho bagnata di lagrime riconoscenti. Io la rileggo, e me la stringo al petto come sacro e prezioso tesoro. O Antonietta! sei veramente tu che mi scrivi? il tuo povero amico stenta ancora a credere che tu, corteggiata da tanta gente del bel-mondo, possa rivolgere gli occhi sopra di un giovine malinconico e sventurato, il quale non possiede altro che un cuore che gli fu sempre eterna causa di pianto. Ed io te lo consacro questo mio cuore…”

«Un giovane ufficiale, non alto ma muscoloso come un leoncello, con una gran testa di capelli ricci, un naso forte e due occhi che non si dimenticano; un po’ esotico, mezzo greco; testa calda in politica; senza un soldo ma ambiziosissimo, poeta di gran classe, famoso per aver scritto un best-seller d’amore disperato che fa impazzire le lettrici (…). Una ricca signora milanese, ventitré anni, alta, sensuale, capelli corvini, occhi languenti, una voce roca e conturbante; figlia d’un marchese, sposata a un conte; brillante, sa il tedesco e traduce; libera e corteggiatissima (…) si incontrano una domenica mattina d’estate di 180 anni fa in un caffè alla moda di Milano. Un conoscente li presenta, prendono insieme un caffè con panna; si guardano negli occhi e… coup de foudre. Lui le manda un biglietto con “un bacio, un solo bacio”. Pochi giorni dopo sono già amanti».

Edoardo Sanguineti, introduzione a lettere di Ugo Foscolo ad Antonietta Fagnani Arese (Lacrime d’amore, Guanda,  Milano 2008)

Georg Friedrich Kersting_lettura_1812

… figlio infelice e senza patria:

«Possiede un talento superiore, bello stile, vivace fantasia ed eccellente memoria, ma poco senno: sotto qualsiasi governo rimarrà un uomo pericoloso, senza religione, senza moralità, senza carattere».
Rapporto informativo sul Foscolo del barone Strassoldo per la polizia austriaca, Milano, 3 maggio 1815

Alla famiglia, Venezia
Milano 31 marzo 1815
Miei cari — Riceverete numero 80 napoleoni d’argento che formano lire 400 d’Italia. Con l’annessa cartina anderete a riscuoterle dal signor Marco Visentini che ve le pagherà a vista. […] Frattanto cercate di vivere alla meglio per quattro o cinque mesi, affinché io possa ajutarvi dal luogo dove mi troverò. — L’onore mio, e la mia coscienza, mi vietano di dare un giuramento che il presente governo domanda per obbligarmi a servire nella milizia, dalla quale le mie occupazioni e l’età mie e i miei interessi m’hanno tolta ogni vocazione. Inoltre tradirei la nobiltà incontaminata fino ad ora del mio carattere col giurare cose che non potrei attenere, e col vendermi a qualunque governo. Io per me mi sono inteso di servire l’Italia, né come scrittore, ho voluto parer partigiano dei Tedeschi, o Francesi, o di qualunque altra nazione: mio fratello fa il militare, e dovendo professar quel mestiere ha fatto bene a giurare; ma io professo letteratura, che è arte liberalissima e indipendente, e quando è venale non val più nulla. Se dunque, mia cara madre, io m’esilio e mi avventuro come profugo alla Fortuna ed al Cielo, tu non puoi né devi né vorrai querelartene; perché tu stessa mi hai ispirati e radicati col latte questi generosi sentimenti, e mi hai più volte raccomandato di sostenerli, e li sosterrei, con la morte. Non sono figlio disleale e snaturato se t’abbandono; perché vivendoti più lontano, ti sarò sempre più vicino col cuore e con tutti i pensieri, e come in tutte le circostanze della mia diversa fortuna io fui sempre eguale nell’ajutarti, cosi continuerò, Madre mia, finché avrò vita e memoria: e la mia santa intenzione, e la tua benedizione, mi assisteranno. […]

Ugo

H. Bonaventure Monnier, “Esilio”, prima metà XIX secolo, Parigi, Museo Carnevalet

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