Apollo e Dafne reloaded

“Bernini’s Apollo e Daphne reloaded in the 4th dimension” è il titolo del cortometraggio concepito e diretto da  Mojmir Ježek, architetto, pittore e illustratore. Il tragico gioco del giovane dio Apollo che insegue la bella ninfa Dafne, raccontato in maniera viva e palpitante da Gian Lorenzo Bernini in quel marmo che è uno dei simboli dell’estetica barocca, viene ripercorso, attraverso le immagini di Stefano Fontebasso, in questo video, accompagnato da brani musicali e dalla lettura di alcuni passi del libro I delle Metamorfosi di Ovidio recitati da Luigi Diberti. FONTE: ”La Stampa”.

Il testo ovidiano: Metamorfosi,  I, vv 452-567:   CLICCA QUI.

Hanc quoque Phoebus amat positaque in stipite dextra
sentit adhuc trepidare novo sub cortice pectus
conplexusque suis ramos ut membra lacertis
oscula dat ligno; refugit tamen oscula lignum.
cui deus ‘at, quoniam coniunx mea non potes esse,
arbor eris certe’ dixit ‘mea! semper habebunt
te coma, te citharae, te nostrae, laure, pharetrae;
tu ducibus Latiis aderis, cum laeta Triumphum
vox canet et visent longas Capitolia pompas;
postibus Augustis eadem fidissima custos
ante fores stabis mediamque tuebere quercum,
utque meum intonsis caput est iuvenale capillis,
tu quoque perpetuos semper gere frondis honores!‘
finierat Paean: factis modo laurea ramis
adnuit utque caput visa est agitasse cacumen.

Aiutami, padre, – dice. – Se voi fi umi avete qualche potere, dissolvi, trasformandola, questa figura per la quale sono troppo piaciuta!». Ha appena fi nito questa preghiera, che un pesante torpore le pervade le membra, il tenero petto si fascia di una fi bra sottile, i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; il piede, poco prima così veloce, resta inchiodato da pigre radici, il volto svanisce in una cima. Conserva solo la lucentezza. Anche così Febo la ama, e poggiata la mano sul tronco sente il petto trepidare ancora sotto la corteccia fresca, e stringe fra le sue braccia i rami, come fossero membra, e bacia il legno, ma il legno si sottrae ai suoi baci. E allora dice: «Poiché non puoi essere moglie mia, sarai almeno il mio albero. O alloro, sempre io ti porterò sulla mia chioma, sulla mia cetra, sulla mia faretra. Tu sarai con i condottieri latini quando  liete voci intoneranno il canto del trionfo e il Campidoglio vedrà lunghi cortei. Tu starai pure, fedelissimo custode, ai lati della porta della dimora di Augusto, a guardia della corona di foglie di quercia. E come il mio capo è sempre giovanile con la chioma intonsa, anche tu porta sempre, senza mai perderlo, l’ornamento delle fronde!»
Qui Febo tacque. L’alloro annuì con i rami appena formati, e agitò la cima, quasi assentisse col capo.

Trad. P. Bernardini Marzolla, Torino, Einaudi, 1979

REPERTORIO ICONOGRAFICO: dalla parola all’immagine. SLIDESHARE.

 

 

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