Il teatro rinascimentale

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POLONIUS: The best actors in the world, either for tragedy, comedy, history, pastoral, pastorical-comical, historical-pastoral, tragical-historical, tragicalcomical-historical-pastoral, scene individable or poem unlimited. Seneca cannot be too heavy, nor Plautus too light. For the law of writ and the liberty, these are the only men.
W. Shakespeare, Hamlet, II, 2, 398-403
I migliori attori del mondo, per la tragedia, la commedia, il dramma storico, il pastorale, il comico-pastorale, lo storico-pastorale, il tragico-storico, il tragi-comico-storico-pastorale, scena fissa o poesia illimitata. Seneca non sarà troppo grave né Plauto troppo leggero per loro. Per drammi secondo le regole, e drammi fuori regola, sono proprio gli unici.

Bernardo Dovizi da Bibbiena, Prologo de La Calandria (1513)
PROLOGO Voi sarete oggi spettatori d’una nova commedia intitulata Calandria: in prosa, non in versi; moderna, non antiqua; vulgare, non latina. Calandria detta è da Calandro, el quale voi troverrete sì sciocco che forse difficil vi fia di credere che Natura omo sì sciocco creasse già mai. […] Rappresentandovi la commedia cose familiarmente fatte e dette, non parse allo autore usare il verso, considerato che e’ si parla in prosa, con parole sciolte e non ligate. Che antiqua non sia dispiacer non vi dee, se di sano gusto vi trovate: per ciò che le cose moderne e nove delettano sempre e piacciono più che le antique e vecchie, le quale, per longo uso, sogliano sapere di vieto. Non è latina: però che, dovendosi recitare ad infiniti, che tutti dotti non sono, lo autore, che di piacervi sommamente cerca, ha voluto farla vulgare; a fine che, da ognuno intesa, parimenti a ciascuno diletti. Oltre che, la lingua che Dio e Natura ci ha data non deve, appresso di noi, essere di manco estimazione né di minor grazia che la latina, la greca e la ebraica: alle quali la nostra non saria forse punto inferiore se noi medesimi la esaltassimo, la osservassimo, la polissimo con quella diligente cura che li Greci e altri ferno la loro. Bene è di sé inimico chi l’altrui lingua stima più che la sua propria; so io bene che la mia mi è sì cara che non la darei per quante lingue oggi si trovano: così credo intervenga a voi. Però grato esser vi deve sentire la commedia nella lingua vostra. Avevo errato: nella nostra, udirete la commedia; ché a parlare aviamo noi, voi a tacere. De’ quali se fia chi dirà lo autore essere gran ladro di Plauto, […] a Plauto non è suto rubbato nulla del suo. […]Ma ecco qua chi vi porta lo Argumento. Preparatevi a pigliarlo bene, aprendo ben ciascuno il buco dell’orecchio.

N. Machiavelli, Clizia, Prologo

Sono trovate le commedie, per giovare e per dilettare alli spettatori. Giova veramente assai a qualunque uomo, e massimamente a’ giovanetti, cognoscere la avarizia d’uno vecchio, il furore d’uno innamorato, l’inganni d’uno servo, la gola d’uno parassito, la miseria d’uno povero, l’ambizione d’uno ricco, le lusinghe d’una meretrice, la poca fede di tutti gli uomini. De’ quali essempli le commedie sono piene, e possonsi tutte queste cose con onestà grandissima rappresentare. Ma, volendo dilettare, è necessario muovere gli spettatori a riso: il che non si può fare mantenendo il parlare grave e severo, perché le parole, che fanno ridere, sono o sciocche, o iniuriose, o amorose; è necessario, pertanto, rappresentare persone sciocche, malediche, o innamorate: e perciò quelle commedie, che sono piene di queste tre qualità di parole, sono piene di risa; quelle che ne mancano, non truovano chi con il ridere le accompagni.

Teatro Olimpico

Franco Fido, Lo spazio teatrale, dal sito www.italica.it

La mandragola, interpretata da Giuseppe Pambieri, Valentino Macchi, Alfredo Bianchini, Elsa Merlini, Duilio Del Prete, Rosita Toros.  (Parte prima; parte seconda)

“La tortura fece bene alla fantasia, all’ humour, alla voglia di vivere di Machiavelli. Dopo i tratti di corda subiti perché accusato di avere complottato contro i Medici (fu tirato su per le braccia legate alla schiena e lasciato cadere per sei volte), Machiavelli fu mandato in esilio in un suo podere presso San Casciano di val Pesa. Era il 1513 e, senza lavoro (era stato per quindici anni funzionario e diplomatico di rango nel governo repubblicano antimediceo di Firenze) e senza soldi, e con ancora i dolori alle braccia, Machiavelli diede l’ inizio al suo rinascimento privato. Cominciò nello stesso anno a scrivere il Principe e da qui germinarono le opere teoriche più importanti: I Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Dell’ arte della guerra, il Discursus florentinarum rerum, le Istorie fiorentine. Fiorì anche il Machiavelli più divertito e divertente, il poeta satirico e erotico, il raccontatore di favole, lo scrittore di commedie. Dodici anni di creatività che non incontrarono ostilità da parte dei Medici al potere. Anzi, i Signori preferirono questo Machiavelli leggero al pericoloso politico e fine diplomatico (e infatti Il Principe e i Discorsi rimasero inediti); una leggerezza apprezzata soprattutto in teatro.

Così, ad esempio, La Mandragola (terminata probabilmente nel 1519) fu messa in scena con successo l’ anno dopo a Firenze e a Roma, alla sorridente presenza di un Medici illustre, il papa Leone X. E fino al 1525, quando sempre a Firenze fu rappresentata tra gli applausi la Clizia, non fu per Niccolò che un succedersi di eventi teatrali, di messe in scena delle sue commedie in varie città dell’ Italia centrale (con la collaborazione attivissima e allegra di Francesco Guicciardini), di intrecci amorosi tra l’autore cinquantenne e le attrici e cantanti (la prediletta fu Barbara Raffacani che Giorgio Vasari descrisse come «famosa, bellissima cortigiana, molto amata da molti, non meno che per la bellezza, per le sue buone creanze e particolarmente per essere bonissima musica e per cantare divinamente»).
L’ allenamento all’arte della commedia Machiavelli lo fece, tra il 1518 e il 1520, con la versione dell’ Andria di Terenzio, immediata premessa dello scarto inventivo della Mandragola; uno scarto rispetto al teatro del primo Cinquecento, allora una macchina lenta e poco intrigante, se si esclude il lampo sensuale della Calandria, opera unica del cardinale Dovizi da Bibbiena. Ebbene, della sensualità e del libertinismo della Mandragola, portati all’alto livello di una «macchina» culturalmente insinuante e dissacratoria, sappiamo tutto. Tra l’ altro è uno dei tre scritti che, soli, Machiavelli volle pubblicare in vita. Infatti, se le altre opere non fossero state pubblicate dal nipote e fossero andate disperse, Machiavelli sarebbe forse passato alla storia soltanto come il creatore del moderno teatro di parola. Non a caso il giovane Goldoni sarà sedotto e conquistato al teatro leggendo di nascosto dal padre, e per sette volte di seguito, La Mandragola.”

Lucio Villari, Tutto l’eros della Mandragola, “La Repubblica”, 1 agosto 2001

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