Eugenio Montale

VIDEOLEZIONI di A. Cortellessa:

Vita e opere

Raccomando ai miei posteri
(se ne saranno) in sede letteraria,
il che resta improbabile, di fare
un bel falò di tutto che riguardi
la mia vita, i miei fatti, i miei non-fatti.
Non sono un Leopardi, lascio poco da ardere
ed è già troppo vivere in percentuale.
Vissi al cinque per cento, non aumentate
la dose. Troppo spesso invece piove
sul bagnato.

da Diario del ’71 e del ’72

F. de Pisis, Natura morta marina, 1929

 

Da Ossi di seppia:  Meriggiare pallido e assortoSpesso il male di vivere…, I limoni

No, non penso a una poesia filosofica, che diffonda idee. Chi ci pensa più? Il bisogno di un poeta è la ricerca di una verità puntuale, non di una verità generale. Una verità del poeta-soggetto che non rinneghi quella dell’uomo-soggetto empirico. Che canti ciò che unisce l’uomo agli altri uomini ma non neghi ciò che lo disunisce e lo rende unico e irripetibile.
Eugenio Montale, Intenzioni, 1946

Da Le Occasioni: La casa dei doganieri

Da La Bufera e altro: Piccolo testamento

Nella attuale civiltà consumistica che vede affacciarsi alla storia nuove nazioni e nuovi linguaggi, nella civiltà dell’uomo robot, quale può essere la sorte della poesia? Le risposte potrebbero essere molte. La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti: basta un foglio di carta e una matita e il gioco è fatto. Solo in un secondo momento sorgono i problemi della stampa e della diffusione. L’incendio della Biblioteca di Alessandria ha distrutto tre quarti della letteratura greca. Oggi nemmeno un incendio universale potrebbe far sparire la torrenziale produzione poetica dei nostri giorni. Ma si tratta appunto di produzione, cioè di manufatti soggetti alle leggi del gusto e della moda. Che l’orto delle Muse possa essere devastato da grandi tempeste è, più che probabile, certo. Ma mi pare altrettanto certo che molta carta stampata e molti libri di poesia debbano resistere al tempo.

Dal discorso di Montale per la consegna del Premio Nobel per la letteratura, Stoccolma, 12 Dicembre 1975

Filippo de Pisis, Foglia

 

Parla Eugenio Montale:

Intervista e letture poetiche (a cura di RAIEdu)

Poesia e prosa secondo E. Montale: intervista al poeta.

L’ultimo Montale

I primi tre libri sono scritti in frac, gli altri in pigiama, o diciamo in abito da passeggio. Forse mi sono reso conto che non potevo continuare a inneggiare a Clizia, alla Volpe, a Iride, che del resto non esistevano piú nella mia vita. Quando scrivevo i primi libri non sapevo che avrei raggiunto gli ottant’anni. Passati gli anni, guardandovi dentro ho scoperto che si poteva fare altro, l’opposto anche. […] Non ho neppure scelto la soluzione di Mallarmé, che nei suoi ultimi dieci anni di vita non scrisse piú poesie.

Da Le reazioni di Montale (conversazioni), Profilo di un autore: Eugenio Montale, a cura di Annalisa Cima e Cesare Segre, Bur, Milano 1977

 

Falsetto, da Ossi di seppia, 1925

Esterina, i vent’anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un’avventura più lontana
l’intento viso che assembra
l’arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t’avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell’elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d’incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.

La dubbia dimane non t’impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d’erba del fanciullo.
L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura
Hai ben ragione tu! Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.
T’alzi e t’avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s’incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
Cabbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t’afferra.

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

Falsetto

Esterina, twenty’s out for you,
rose-gray cloud that’s slowly
closing in on you.
You know, but you’re fearless all the same.
We’ll see you swallowed by the haze
the wind breaks through
or whips up, wild.
Then you’ll emerge from the ashen wave
browner than ever,
face like Diana
the archer’s intent
on a farther adventure.
Your twenty falls are rising,
past springs fold you in;
now an omen tolls for you
in the Elysian spheres.
May no sound leave
you thunderstruck,
like a cracked jug;
let it be for you an ineffable
concert of collarbells.

Unknowable tomorrow doesn’t faze you.
Lying lithe
on the rock that shimmers
with salt, you bake in the sun.
You make me think of the lizard,
stock-still on naked rock;
youth is waiting
like the hoy’s grass snare.
Water is the power that tempers you,
you find yourself, renew yourself in her:
to us you’re seaweed or a stone,
a water creature
salt can’t corrode
that shows up all the purer on the shore.
How right you are! Don’t muddy
the happy present with worry.
Your gaiety already
has mortgaged the future,
and a shrug demolishes
the tall walls of your clouded tomorrow.
You rise and head for the platform
over the hissing deep,
profile etched against a pearl background.
At the end of the quivering board
you hesitate, then smile,
and as if snared by a wind,
hurl yourself into the arms of the godlike
friend who pulls you down.

We watch you, we of the race
who are earthbound.

Traduzione di Jonathan Galassi

 

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