Plauto

Miles gloriosus: PRIMA PARTE; SECONDA PARTE.

Efeso, Asia Minore

DRAMATIS PERSONAE

PYRGOPOLINICES, miles
ARTOTROGUS, parasitus
PALAESTRIO, servos (= servus)
PERIPLECTOMENUS, senex
SCELEDRUS, servos
PHILOCOMASIUM, mulier
PLEUSICLES, adulescens
LUCRIO, puer
MILPHIDIPPA, ancilla
SERVI PYRGOPOLINICIS
ACROTELEUTIUM, meretrix
PUER PERIPLECTOMENI
CARIO, coquos (= coquus)
LORARII

PERSONAGGI

Pirgopolinice, soldato
Artotrogo, parassita
Palestrione, servo (del soldato, già di Plèusicle)
Periplectòmeno, vecchio
Scèledro, servo (del soldato)
Filocomasio, cortigiana (amante di Plèusicle)
Plèusicle, giovane
Lucrione, schiavetto
Milfidippa, ancella (di Acrotelèuzio)
Schiavi di Pirgopolinice
Acrotelèuzio, cortigiana
Schiavetto di Periplectòmeno
Carione, cuoco
Schiavi fustigatori

ARGUMENTUM II

Meretricem ingenuam deperibat mutuo
Atheniensis iuvenis. Naupact<um> is domo
legatus abiit; miles in eandem incidit,
deportat Ephesum invitam. Servos Attici
ut nuntiaret domino factum navigat;
capitur, donatur illi captus militi.
Ad erum ut veniret Ephesum scribit. Advolat
adulescens atque in proximo devortitur
apud hospitem paternum. Medium parietem
perfodit servos, commeatus clanculum
qua foret amantum; geminam fingit mulier<is>
sororem adesse. Mox ei dominus aedium
suam clientem sollicitandum ad militem
subornât. Capitur ille; sperat nuptias
dimittit concubinam et moechus vapulat.

SECONDO SOMMARIO
Un giovane ateniese amava appassionatamente una cortigiana nata libera e ne era ricambiato. Un bel giorno dovette andarsene via da casa per un’ambasceria a Naupatto; allora un soldato piomba sulla ragazza e se la porta ad Efeso contro la sua volontà. Un servo del giovane ateniese si mette in mare per annunziare l’accaduto al padrone; ma è preso e regalato, dopo la cattura, proprio al soldato. Scrive al padrone che venga ad Efeso. Il giovanotto si precipita e va ad alloggiare nella casa accanto, presso un ospite di suo padre. Il servo buca la parete divisoria per offrire ai due amanti un passaggio clandestino per incontrarsi e inventa che è arrivata una sorella gemella della donna. Poi il padrone della casa vicina gli fornisce una sua cliente per far perdere la testa al soldato. Questi si fa adescare; carezza il progetto d’un matrimonio, licenzia la sua concubina e finisce per farsi strigliare come adultero.

ATTO PRIMO, w. 1-78

PIRGOPOLINICE (soldato), ARTOTROGO (parassita)

PIRGOPOLINICE (uscendo di casa, rivolto ai servi, nell’interno) Mi raccomando, fate sì che il mio scudo sia rifulgente di una luce più viva di quella dei raggi del sole quando il cielo è sereno; cosicché, quando venga il momento, ingaggiata la battaglia, abbagli la vista dei nemici sul campo . Quanto a questa spada , io vo-glio consolarla, perché non si lamenti e non si perda d’animo per il fatto che da tempo ormai la porto in giro lasciandola in ozio, mentre lei, poverina,  smania dal desiderio di far polpette dei nemici. Ma dov’è Artotrogo?
ARTOTROGO È qui, accanto a un uomo forte e fortunato e di bellezza regale. Un guerriero, poi… Marte non oserebbe parlare né paragonare le sue prodezze alle tue.
PIRGOPOLINICE Non è a lui che ho salvato la vita nelle pianure gorgoglionee, là dove comandante in capo era Bumbomàchide Clutomestoridisàrchide , nipote di Nettuno?
ARTOTROGO Me ne ricordo; vuoi dire quello con le armi d’oro, le cui legioni tu disperdesti con un soffio, come il vento fa con le foglie o con la paglia dei tetti.
PIRGOPOLINICE Una cosa da niente, in fede mia.
ARTOTROGO Niente davvero, per Ercole, in confronto alle altre imprese che dirò (a parte) e che tu non hai mai compiuto, (al pubblico) Se qualcuno ha mai visto un uomo più bugiardo o più vanaglorioso di questo, mi abbia pure in sua proprietà, mi impegno a diventare suo schiavo. C’è una cosa però: a casa sua si mangia un pasticcio d’olive buono da matti.
PIRGOPOLINICE Dove sei ?
ARTOTROGO Eccomi. Perdinci, come per esempio in India a quell’elefante, co-me gli hai rotto un braccio con un pugno!
PIRGOPOLINICE Come? Un braccio?
ARTOTROGO Volevo dire la coscia.
PIRGOPOLINICE E dire che l’avevo colpito sbadatamente.
ARTOTROGO Perdinci, se ce l’avessi messa tutta, il braccio sarebbe passato attraverso la pelle, le viscere e la bocca di quell’elefante!
PIRGOPOLINICE Ma non ho voglia adesso di parlare di queste cose.
ARTOTROGO Per Ercole, non vale certo la pena che tu mi racconti le tue prodezze, dato che le conosco bene, (a parte) È la pancia che mi procura tutte que-ste disgrazie: perché i denti non mi crescano, devo sorbirmi con le orecchie e devo assecondare tutte le frottole che costui s’inventerà.
PIRGOPOLINICE Che cosa volevo dire?
ARTOTROGO Ah sì, io lo so già che cosa vuoi dire: certo per Ercole, così è stato, me lo ricordo benissimo.
Pirgopolinice Che cosa?

Artotrogo Qualsiasi cosa,

Pirgopolinice Hai…
ARTOTROGO Vuoi chiedermi le tavolette. Eccole, e anche lo stilo.
PIRGOPOLINICE Fa piacere come tu sai cogliere al volo le mie intenzioni.
ARTOTROGO È mio dovere conoscere a fondo il tuo carattere e preoccuparmi di fiutare in anticipo i tuoi desideri.
PIRGOPOLINICE Ti ricordi qualcosa?
ARTOTROGO Mi ricordo sì: centocinquanta in Cilicia, cento in Scitolatronia, trenta di Sardi , sessanta Macedoni: sono gli uomini che tu hai ucciso in un solo giorno.
PIRGOPOLINICE Quanto fa in tutto?
ARTOTROGO Settemila.
PIRGOPOLINICE Sì, così dev’essere: sei bravo tu a fare i conti.
ARTOTROGO Eppure non li ho messi per iscritto; ma me li ricordo lo stesso.
PIRGOPOLINICE Perdiana, hai una memoria eccellente.
ARTOTROGO Sono i buoni bocconi a rafforzarmela.
PIRGOPOLINICE Finché continuerai a comportarti così, avrai da mangiare tutti i giorni: ti farò sempre partecipare alla mia mensa.
ARTOTROGO E allora, in Cappadocia, quella volta che tu, se non avessi avuto la spada smussata, avresti ucciso con un solo colpo cinquecento uomini tutti insieme?
PIRGOPOLINICE Ma erano dei fantaccini da quattro soldi; perciò li ho lasciati in vita.
ARTOTROGO Perché dovrei ripeterti quello che sanno tutti i mortali, e cioè che tu, Pirgopolinice, sei unico al mondo per valore, prestanza e imprese invincibilissime? Tutte le donne sono innamorate di te, e non hanno torto, visto che sei così bello. Come per esempio quelle che ieri mi hanno tirato per il mantello.
PIRGOPOLINICE Che cosa ti hanno detto?
ARTOTROGO Continuavano a farmi domande: «Ma è Achille quell’uomo?», mi dice una. «No, dico io, è suo fratello». Allora l’altra mi fa: «Perciò è così bello, per Castore, e così distinto! Guarda come gli sta bene quella pettinatura! Ah, sono davvero fortunate le donne che vanno a letto con lui!».
PIRGOPOLINICE Dicevano proprio così?
ARTOTROGO Certo; e figurati che entrambe mi hanno scongiurato di farti passare oggi da quella parte, come in processione !
PIRGOPOLINICE È una gran disgrazia essere troppo bello!
ARTOTROGO Eh, sì; sono così noiose; pregano, sollecitano,  supplicano di poterti vedere; chiedono che io ti presenti a loro, tanto che non riesco più a occuparmi dei tuoi affari.
PIRGOPOLINICE Adesso è ora di andare in piazza, perché io paghi il salario ai soldati che ho arruolato ieri. Il re Seleuco mi ha pregato con grande insistenza perché gli trovassi e gli arruolassi dei soldati. Ho deciso di dedicare al re questa giornata.
ARTOTROGO Su, allora andiamo,
PIRGOPOLINICE Guardie, seguitemi.  (ESCONO)

Plauto in Shakespeare: Falstaff

“William Shakespeare, affrontato il tema dell’ascesa al trono e dello stato mentale di Enrico IV già nel Riccardo II, opera in cui emergono anche le insoddisfazioni del re verso il figlio principe Harry, il futuro Enrico V, segue il travagliato regno di Henry Bolingbroke e le ribellioni che lo insidiano nell’ Enrico IV (prima parte, 1598), dove per la prima volta applica in modo esteso al dramma storico le strutture della commedia. Nel brano scelto sir John Falstaff attacca duramente Poins e il principe Harry per avere abbandonato lui e i tre compagni durante l’imboscata, senza riconoscere in essi i suoi assalitori mascherati, e con Peto addirittura racconta loro di essere stato vittima di un gruppo numeroso di briganti e di averli fieramente contrastati. La millanteria di Falstaff è qui tutta racchiusa nel suo sfogo di fantasticherie mendaci, corrispondenti alla vanagloriosa enumerazione dei nemici abbattuti da Pirgopolinice nel Miles gloriosus.”

Enrico IV (atto II, scena IV)

GADSHILL We four set upon some dozen.
FALSTAFF Sixteen at least, my lord.
GADSHILL And bound them. […]
GADSHILL As we were sharing, some six or seven fresh men set upon us.
FALSTAFF And unbound the rest, and then came in the other.
PRINCE What, fought you with them all?
FALSTAFF All? I know not what you call all, but if I fought not with fifty of them, I am a bunch of radish. […]
PRINCE Pray God you have not murd’red some of them.
FALSTAFF Nay, that’s past praying for: I have pepper d two of them; two I am sure I have paid – two rogues in buckram suits. I tell thee what, Hal, if I tell thee a lie, spit in my face, call me a horse… here I lay, and thus I bore my point. Four rogues in buckram let drive at me.
PRINCE What, four? Thou saidst but two even now.
FALSTAFF Four, Hal; I told thee four.
POINS Ay, ay, he said four.

GADSHILL Noi quattro piombammo addosso a circa una dozzina…
FALSTAFF – Sedici almeno, signor mio.
GADSHILLE li legammo.
GADSHILL Mentre stavamo dividendo, un sette o otto uomini freschi ci piombarono addosso
FALSTAFF Slegarono gli altri, e poi ne vennero ancora.
PRINCE E che, avete combattuto contro tutti?
FALSTAFF Tutti? Non so cosa vogliate dir con tutti, ma se io non ho combattuto con cinquanta di loro, sono un mazzo di radici. […]
PRINCE Pregate Iddio di non averne ucciso qualcuno.
FALSTAFF Che! Oramai le preghiere non giovan più. Ne ho cucinati due… due bricconi in abito di bucherarne [tessuto pregiato]. Io ti dico il vero, Rigo; se ti dico una bugia, sputami in faccia, chiamami rozza… io stavo così, e tenevo la punta in questo modo: quattro bricconi in bucherarne mi piombarono addosso.
PRINCE Come, quattro? Tu hai detto or ora soltanto due!
FALSTAFF Quattro, Rigo; ti ho detto quattro.
POINS Sì, SÌ, ha detto quattro.

FALSTAFF These four came all afront, and mainly trust at me. I made me no more ado but took all their seven points in my targets, thus.
PRINCE Seven? Why; there were but four even now.
FALSTAFF In buckram.
POINS Ay four in buckram suits.
FALSTAFF Seven, by these hilts, or I am a villain else.
PRINCE (aside to Poins) Prithee, let him alone; we shall have more anon.
FALSTAFF Dost thou hear me, Hal?
PRINCE Ay, and mark thee too, Jack.
FALSTAFF Do so, for it is worth the listening to. These nine in buckram that I told thee of…
PRINCE SO, two more already.
FALSTAFF Their points being broken…
POINS Down fell I their hose .
FALSTAFF Began to give me ground; but I followed me close, came in foot and hand, and with a thought seven of the eleven I paid.
PRINCE O monstrous! Eleven buckram men grown out of two!

FALSTAFF Questi quattro venivano di fronte e puntavano con gran vigore contro di me. Io non mi scomposi per questo, ma presi le loro sette punte sul mio scudo, così.
PRINCE Sette? Ma se or ora non ce n’erano che quattro?
FALSTAFF In bucherarne.
POINS Sì, quattro in abiti di bucherarne.
FALSTAFF Sette, per quest’elsa! o io sono uno scellerato.
PRINCE (a Poins) Ti prego, lascialo dire… Tra poco ce ne saranno di più.
FALSTAFF Mi stai a sentire, Rigo?
PRINCE Sì, e sono anche tutto orecchi, Gianni.
FALSTAFF Fai bene… Questi nove in bucherarne, dei quali ti parlavo…
PRINCE Bene, già due di più.
FALSTAFF Essendosi spezzate le loro punte…
POINS Giù caddero le loro brache.
FALSTAFF Cominciarono a cedermi terreno; ma io li incalzai da presso, li attaccai a corpo e, rapido come il pensiero, sette degli undici ne servii.
PRINCE O mostruoso! Undici uomini in bucherarne scaturiti fuori da due!
(trad. M. Praz)

Plauto  e W. A. Mozart, Don Giovanni [1787]. Libretto di Lorenzo da Ponte

L’aria del Catalogo:

Madamina, il catalogo è questo
Delle belle che amò il padron mio;
un catalogo egli è che ho fatt’io;
Osservate, leggete con me.
In Italia seicento e quaranta;
In Almagna duecento e trentuna;
Cento in Francia, in Turchia novantuna;
Ma in Ispagna son già mille e tre.
V’han fra queste contadine,
Cameriere, cittadine,
V’han contesse, baronesse,
Marchesine, principesse.
E v’han donne d’ogni grado,
D’ogni forma, d’ogni età.
Nella bionda egli ha l’usanza
Di lodar la gentilezza,
Nella bruna la costanza,
Nella bianca la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
Vuol d’estate la magrotta;
È la grande maestosa,
La piccina e ognor vezzosa.
Delle vecchie fa conquista
Pel piacer di porle in lista;
Sua passion predominante
È la giovin principiante.
Non si picca – se sia ricca,
Se sia brutta, se sia bella;
Purché porti la gonnella,
Voi sapete quel che fa.

 

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