Invito a Teatro

Assieme a John Osborne e Harold Pinter, Arnold Wesker fu uno degli Angry Young Men, i “Giovani arrabbiati” che animarono la scena teatrale britannica negli anni Cinquanta del secolo scorso.

Nato a Londra nel 1932, da una famiglia ebrea emigrata dall’Europa orientale, politicamente e culturalmente impegnato nella difesa dei valori civili e umanitari, Wesker è autore di 44 opere teatrali, tradotte in 18 lingue e rappresentate in tutto il mondo. The need to care: “essere interessati a ciò che ci circonda, preoccuparsi per le persone e per il mondo”, comprendere ciò che accade nel nostro tempo e accanto a noi: da questa necessità muove tutta l’opera di Wesker.
Tra le commedie di maggiore rilievo, oltre a The Kitchen (La cucina, scritta nel 1957 e rappresentata per la prima volta a Londra nel 1959), si ricorda The Wesker trilogy (Trilogia dei Wesker, 1958-60), storia di una famiglia ebraica di immigrati.  Membro della Royal Society of Literature, Wesker vive ora nel Galles.
The kitchen nasce da un’esperienza autobiografica dell’autore, che lavorò come cuoco a Parigi nel 1956. Questa la prima novità del “teatro proletario” dell’angry man Wesker: il teatro si fa in cucina, tra fornelli, piatti, rumori infernali e bidoni della spazzatura. The Kitchen rappresenta la frenetica giornata di lavoro di trenta cuochi, cameriere, sguatteri e aiutanti di cucina, chiusi in una multietnica, alienante, babelica e infernale cucina che, come una trappola per topi, fa emergere frustrazioni, odii, rivalità, sogni e desideri di fuga. Qui il cibo non è gusto o piacere, ma junk food, cibo-quantità che sfama centinaia di anonimi e invisibili clienti di un ristorante di infima qualità, in un ritmico andirivieni di piatti e pietanze – polli, bistecche, merluzzi, rombi, cotolette e insalate… La tormentata relazione tra il cuoco tedesco Peter e la cameriera inglese Monique è l’esile filo conduttore della vicenda drammatica, che in realtà è corale e rabbiosa rappresentazione di conflitti: conflitti di classe, di lingue, di culture, di aspirazioni. Nella cucina-mondo di Wesker il crescendo di litigi, corteggiamenti, rimproveri, piccoli imbrogli e tensioni esplode nel finale, nel gesto rabbioso e distruttivo di Peter.
What more to give a man? He works, he eats, I give him money. This is life, isn’t it?… tell me, what, what is there more? Che dare di più a un uomo? Lavora, mangia, lo pago. La vita è questa, no? Che altro c’è? Che altro ci può essere?” La domanda finale della Marango, la proprietaria del “Tivoli”, chiede a noi di dare – se possibile – una risposta: che altro è la vita, che altro c’è nella vita, oltre al lavoro, al cibo, ai soldi?

S. F.

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