Archivi del giorno: 17/03/2013

Dio, Paradiso e Inferno: ora Dan Brown svela l’ultimo mistero di Dante

La vita e l’opera di Dante ancora una volta al centro di un “annunciato”  best seller internazionale, “Inferno” di Dan Brown.

Il prologo del nuovo romanzo, in uscita il 14 maggio in Italia per Mondadori e negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. “La Repubblica”, 17 marzo 2013

In questo libro ritorna Robert Langdon, il famoso studioso dei simboli di Harvard. Ambientato nel cuore dell’Europa, e in particolare in Italia e a Firenze, il romanzo vede Langdon trascinato in un mondo straziato. La trama è incentrata su uno dei più duraturi e misteriosi capolavori letterari della storia.

I O SONO l’Ombra.
Attraverso la città dolente, io fuggo. Attraverso l’eterno dolore, io prendo il volo.
Lungo la riva dell’Arno, corro arrancando senza fiato… volto a sinistra, in via dei Castellani, e mi dirigo verso nord, rannicchiandomi nell’ombra degli Uffizi.

E loro continuano a inseguirmi.

II suono dei passi alle mie spalle si fa sempre più forte, mi danno la caccia con determinazione implacabile.

Mi inseguono da anni, ormai. Un’ostinazione che mi ha costretto alla  clandestinità, a vivere in purgatorio, a lavorare sottoterra come un mostro ctonio.

Io sono l’Ombra.

Qui, in superficie, alzo lo sguardo verso nord, ma non riesco a trovare una strada che porti alla salvezza… gli Appennini nascondono alla vista le prime luci dell’alba.

Passo dietro il palazzo con la sua torre merlata e l’orologio dall’unica lancetta e in piazza di San Firenze scivolo come un serpente tra gli ambulanti del primo mattino dalle voci rauche e l’alito che sa di lampredotto e olive al forno. Attraverso la strada davanti al Bargello, punto a ovest verso il campanile della Badia e mi fermo di colpo davanti al cancello di ferro alla base della scala.

È qui che bisogna lasciarsi alle spalle ogni esitazione.

Abbasso la maniglia ed entro nel passaggio dal quale so che non ci sarà ritorno.

Costringo le gambe che sento ormai di piombo a salire la stretta scala che si inerpica a spirale verso il cielo con i suoi lisci gradini di marmo, butterati e consunti.

Da sotto echeggiano voci. Che mi cercano.

Loro sono dietro di me, inesorabili, sempre più vicini.

Non capiscono ciò che sta per succedere, né quello che ho fatto per loro! Terra ingrata!

Mentre salgo, le visioni mi colpiscono con forza: i corpi dei lussuriosi che si contorcono sotto la pioggia battente, le anime dei golosi che galleggiano negli escrementi, i traditori stretti nella morsa gelida di Lucifero.

Salgo gli ultimi gradini e arrivo in cima, barcollando come morto nell’aria umida del mattino. Mi precipito verso il parapetto, che arriva all’altezza della testa, e sbircio attraverso le feritoie. Giù, in basso, c’è la città benedetta che ho eletto a mio rifugio per sottrarmi a coloro che mi hanno esiliato.

Dietro di me le voci gridano, ormai vicine: «Quello che hai fatto è una follia!».

La follia genera follia.

«Per amor di Dio!» urlano.«Devi dirci dove l’hai nascosto!» È proprio per amore di Dio che non ve lo dirò. Sono in piedi, la schiena premuta contro la pietra fredda. Mi fissano, adesso, mi fissano negli occhi verdi e chiari, e la loro espressione si fa più dura: non mi pregano più, mi minacciano. «Tu sai che abbiamo i nostri metodi. Possiamo costringerti a dirci dov’è.

 È per questo che mi sono arrampicato fin quasi in paradiso.

Senza alcun preavviso, mi volto, alzo le braccia, artiglio la sommità del parapetto con le dita e mi isso sul bordo, prima in ginocchio, poi in piedi… in equilibrio instabile davanti al precipizio.

Guidami, caro Virgilio, attraverso il vuoto.

Increduli, si lanciano in avanti. Vogliono afferrarmi per i piedi, ma temono di farmi perdere l’equilibrio e di farmi cadere. Ora mi supplicano, in quieta disperazione, ma io ho già voltato la schiena. So cosa devo fare.

Sotto di me, vertiginosamente più in basso, i tetti di tegole rosse si estendono come un mare di fuoco fin nella campagna, illuminando quella terra armoniosa su cui un tempo camminarono i giganti: Giotto, Donatello, Brunelleschi, Michelangelo, Botticelli.

Avvicino la punta dei piedi al bordo. «Scendi!»urlano.«Non è troppo tardi!»

Oh, cocciuti ignoranti! Non vedeteli futuro? Non arrivate a comprendere lo splendore della mia creazione? A capirne la necessità?

È con gioia che compio questo sacrificio definitivo, con il quale metterò fine alle vostre ultime speranze di trovare ciò che cercate.

Non lo troverete mai in tempo.

Metri e metri più sotto, la piazza lastricata mi invita a sé come un’oasi di pace. Come vorrei avere altro tempo! Ma il tempo è una mercé che neppure la mia enorme ricchezza può comprare.

In questi ultimi secondi, guardo la piazza in basso e scorgo qualcosa che mi coglie completamente di sorpresa.
Vedo il tuo viso.

Mi fissi dal basso, dall’ombra. I tuoi occhi hanno un’espressione mesta e tuttavia nel tuo sguardo percepisco una sorta di venerazione per ciò che ho realizzato. Capisci che non avevo scelta. Per amore dell’umanità, devo proteggere il mio capolavoro.
Anche in questo momento, sta crescendo… inattesa… ribollendo adagio nelle acque rosso sangue della laguna che non riflette stelle.
Distolgo il mio sguardo dal tuo e contemplo l’orizzonte. Qui dall’alto, al di sopra di questo mondo oppresso dagli affanni, elevo la mia ultima supplica.
Mio Dio, fa’ che il mondo ricordi il mio nome non come quello di un mostruoso peccatore, ma del salvatore
glorioso che tu sai io sono. Prego affinché l’umanità comprenda il dono che lascio dietro di me.
Il mio dono è il futuro.
Il mio dono è la salvezza.
Il mio dono è l’Inferno.
Poi sussurro il mio ultimo amen.
E faccio il mio estremo passo, nell’abisso.

Excerpt from “Inferno” ©2013 by Dan Brown ©2013 Arnaldo Mondadori Editore S.p.A., Milano Titolo dell’opera originale: “Inferno “, I edizione maggio 2013
Per gentile concessione di Luigi Bernabò Associati Traduzione: Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo, Roberta Scarabelli

Anticipazioni dal romanzo: “La Stampa”, 17 marzo 2013 ( dante_don_brown).

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Il Grande Fratello vede ciò che ti piace (meglio saperlo)

Facebook.I «Like» su Facebook e ogni altra azione digitale finiscono in un Big Data, “Corriere della Sera”,  17.3.13

O gni volta che premete il tasto «Mi piace» («Like») su Facebook, l’informazione finisce nel Big Data. Lo stesso ogni volta che vi muovete con un telefono cellulare nella borsetta. Oppure usate una carta di credito. Ogni cosa facciate con uno strumento in Rete, la vostra azione viene registrata e immagazzinata in un database. Che nella maggior parte dei casi vende queste informazioni. Numeri e frequenze che, una volta ordinati e analizzati da software ogni giorno più precisi, servono a creare il vostro profilo: per questo aziende commerciali o partiti politici o altre organizzazioni li comprano. Questa enorme, infinita massa di dati è la grande discussione del momento, il Big Data che promette di cambiare il mondo del business, la politica e probabilmente molti modi di vivere.
Per dire. Facebook ha rivelato l’anno scorso che ogni giorno il suo sistema processa 2,5 miliardi di contenuti e più di 500 terabyte (un terabyte corrisponde a mille miliardi di byte, cioè di unità di informazione digitale). Nelle stesse 24 ore, gestisce 2,7 miliardi di «Like» e 300 milioni di foto. Ogni mezz’ora analizza più di cento terabyte. Numeri che vanno moltiplicati per milioni di altri operatori della Rete. Una volta elaborati, questi numeri diventano profili psico-demografici fondati su informazioni statistiche che individuano il vostro credo religioso, la propensione politica, i gusti musicali e culinari, la razza, il livello di felicità, il grado di ottimismo, gli interessi letterari, la sessualità, l’uso di droghe, il divorzio dei genitori. Il Centro di Psicometria dell’Università di Cambridge è riuscito a individuare queste caratteristiche limitandosi ad analizzare grandi masse di dati provenienti dai profili personali di 58 mila membri di Facebook e dai loro Like: ha colto nel segno per l’88 per cento dell’orientamento sessuale, il 95 per cento della razza, l’80 per cento di religione e idee politiche, tra il 62 e il 75 per cento della stabilità emotiva.
Con questi dati e con i software che li elaborano, le imprese fanno grandi cose: dal decidere in quali negozi mandare certi merci fino a creare prodotti e servizi personalizzati. Nella campagna presidenziale dell’anno scorso, il team di Barack Obama ha usato il Big Data e la statistica a 360 gradi: sapeva cosa pensavano gli elettori sul controllo delle armi piuttosto che sul matrimonio gay, conosceva quale autobus prendevano per accompagnare i figli a scuola, era al corrente dell’attore di sit-comedy preferito dalla famiglia.
Piaccia o meno, il Big Data sarà sempre di più parte delle nostre vite. I governi dovranno però rendere trasparente quel che succede, spingere chi gestisce i dati a informare coloro da cui li estrae. E trovare un modo per chiedere a questi ultimi il consenso all’utilizzo (le regole di oggi non bastano ma la tecnologia può aiutare). Soprattutto, bisognerà spiegare ai bambini cosa succede quando dicono «Mi piace»: la Rete ascolta.

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