Tre prove che dimostrano che la Rete non è perfetta

Cosa ne pensate? L’articolo qui proposto è stato pubblicato su “Tuttoscienze – La stampa”, il 20 febbraio 2013.

In questi ultimi mesi in Italia si parla continuamente del Web come chiave per aprire – quasi scardinare – la porta della società verso un nuovo processo di elaborazione della democrazia. Pensiamo al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, pensiamo ai cosiddetti «guru dell’informazione» o a tutti coloro che si affrettano a definire la Rete come strumento perfetto per la definizione di una democrazia partecipata, costruita dal basso, dove l’accesso all’informazione non è più monopolizzato da oligarchie economiche e politiche. E’ un pensiero stupendo, che scalda il cuore e le menti e sembra realizzarsi concretamente in casi come quello islandese, dove la nuova Costituzione del Paese viene scritta in Rete dall’intera popolazione. Eppure in tutto ciò io vedo un rischio: la tendenza a dimenticarsi dei pericoli che si annidano in ogni strumento di comunicazione e connessione sociale.

Non vorrei essere frainteso: sono il primo a pensare che la Rete – o, meglio, il sistema di reti definito dal Web, dai social network e dalle piattaforme di microblogging come Twitter – sia una delle più grandi invenzioni e rivoluzioni della storia dell’uomo. Il nostro modo di vivere quotidiano, di accedere all’informazione, di guardare e partecipare ai sistemi sociali sono stati letteralmente sconvolti dall’avvento dei «social media». Ma è sbagliato, nonché estremamente pericoloso, deificare questi strumenti: considerarli il bene assoluto, la panacea a tutti i nostri mali. In passato anche la stampa e la televisione furono straordinarie rivoluzioni nel modo di condividere l’informazione e di far comunicare gli individui. Eppure siamo tutti consapevoli dei rischi di manipolazione che coinvolgono questi strumenti ed è proprio l’esercizio critico nei loro confronti che ci permette di usarli in maniera efficiente e positiva.

Lo stesso dovrebbe accadere con la Rete. Che è uno strumento nuovo, senza dubbio. Ma, sotto molti aspetti, è lontana da quell’ideale paradiso di democrazia di cui spesso si sente parlare. Mi rendo conto che non tutti accoglieranno con molta simpatia questa affermazione, ma non è mia intenzione cimentarmi in un esercizio dialettico o aprire una di quelle interminabili polemiche che proprio in Rete trovano il loro habitat ideale. Non cerco di convincervi con delle opinioni, ma voglio presentare delle evidenze scientifiche.

1. La Rete ha per sua natura una struttura capitalistica e oligarchica.  

Tutte le reti – che si chiamino Internet o Twitter – sono dominate da un’ oligarchia di individui, che accumulano e controllano la maggior parte della capacità connettiva e di comunicazione della Rete stessa. E’ verificato, da ormai oltre 10 anni, che nelle strutture sociali definite dalle nuove reti digitali la centralità e l’influenza degli individui sono determinate da quella stessa legge che Pareto scoprì ai primi del Novecento, studiando la distribuzione della ricchezza economica. Pareto dimostrò che nelle società capitaliste meno del 20% della popolazione possiede più dell’80% della ricchezza totale. Questa legge non è solo alla base di qualsiasi oligarchia economica, ma oggi la vediamo rispecchiare i rapporti di potere, influenza e connettività sulle nuove reti sociali. Meno del 20% degli utenti controlla e attira più dell’80% dell’attività comunicativa. E’ un’oligarchia della comunicazione, non certo una Rete democratica – orizzontale – in cui tutti hanno la stessa voce.

2. Nella Rete la trasmissione e la prevalenza di una data informazione possono essere indipendenti dal valore/verità dell’informazione stessa.  

Uno degli effetti negativi più evidenti di questa oligarchia della comunicazione, dimostrato da leggi matematiche, è il potere degli oligarchi stessi di far penetrare e diffondere nella Rete informazioni che altrimenti non sopravviverebbero in sistemi basati su una vera struttura democratica.

Gli oligarchi agiscono come dei «superdiffusori», riuscendo a generare delle epidemie che sono capaci di invadere il sistema-Rete anche se l’informazione che viene diffusa ha un basso potere di contagio. In altre parole le idee o l’informazione che troviamo più comunemente in Rete non necessariamente devono considerarsi veritiere o tantomeno validate dalla loro pervasività.

3. La Rete non vive in una bolla del cyberspazio.  

Soprattutto dopo l’avvento della tecnologia mobile, con una connettività sempre più diffusa e l’esplosione tecnologica e commerciale di apparecchi sofisticati come smartphone e tablet, la Rete ha iniziato a caratterizzare ogni momento della nostra giornata. Non è più un mondo virtuale, isolato: è diventata parte del mondo fisico, ne è influenzata e lo influenza. Ciò che accade nel mondo fisico riverbera nella Rete e nella maggior parte dei casi riflette – nel bene e nel male – gli avvenimenti, la credibilità e l’informazione elaborata nei media tradizionali. Questo è esemplificato dalla convergenza tra Rete e media tradizionali. Ogni giornale ha una pagina Facebook e orami è comune vedere i programmi televisivi iniettare nella Rete gli argomenti di conversazione attraverso il suggerimento degli hashtag di Twitter. Queste osservazioni aprono diversi scenari, nei quali è fondamentale valutare la possibilità di distorcere, dominare e inquinare le informazioni che si diffondono in Rete. Negli ultimi anni sono stati numerosi gli studi e le analisi scientifiche che hanno mostrato i pericoli di manipolazione delle reti sociali. Per esempio, si è parlato spesso di un fenomeno come l’«astroturfing», che permette di simulare l’emergenza spontanea di movimenti sociali o politici che, in realtà, non esistono. Oppure, nell’ambito del cosiddetto «crowdsourcing» e della partecipazione diretta degli utenti, è stata mostrata l’evidenza che una buona parte – fino a un terzo! – delle recensioni dei consumatori sui siti Web – pensiamo ai libri su Amazon, alle applicazioni per iPhone o agli alberghi su TripAdvisor – siano in realtà dei «fake», strumenti creati per orientare il pubblico in maniera artificiale. Le agenzie di ricerca internazionali hanno promosso numerosi progetti scientifici proprio con l’obiettivo di studiare, comprendere e valutare con cognizione di causa tutti gli scenari – positivi e negativi – che potremmo dover affrontare nel prossimo futuro, sia a medio che a lungo termine.

E’ ingenuo pensare che la Rete sia il paradiso dove saremo tutti uguali, dove le informazioni saranno sempre pure e tutti i contenuti accessibili. Come ogni luogo sociale, anch’essa è animata da angeli e demoni. Non la si può conoscere davvero, se non si prendono in considerazione entrambi. Troppo spesso in Italia se ne esalta il lato luminoso, dimenticando quello oscuro. Forse dovremmo iniziare a chiederci il perché: conviene a qualcuno che non se ne parli?

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