Se i giovani preferiscono ancora il libro di carta…

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“Corriere della Sera”, 23 gennaio 2012

A dispetto delle previsioni, una ricerca Censis mostra che i giovani preferiscono ancora il libro di carta. Illustra e spiega lo studio Antonella De Gregorio, in un pezzo scritto per Ehi Book!

Editoria in crisi, libri poco venduti, rosee speranze solo per le librerie online? Se questa è la tendenza, ogni tanto qualche istantanea modifica un po’ il paesaggio. Per esempio una ricerca come quella appena presentata dal Censis, dall’inequivocabile titolo “Il valore del bel libro”. L’ebook ha sì la sua nicchia di lettori affezionati (i numeri sono ancora piccoli ma con una inarrestabile crescita, secondo gli ultimi dati dell’Associazione Italiana Editori: +1%, con un fatturato di 12,6 milioni di euro e più 43mila titoli).

Ma il libro di carta, il libro definito “bello”, ha ancora fior di estimatori. Anche insospettabili, come i “nativi digitali”: i giovani nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni. Sono loro quelli che più desiderano avere in casa un libro “da esibire e da sfogliare”. Ha risposto così – a una ricerca commissionata dalla Fondazione Marilena Ferrari, sostenuta da Fmr-Art’è e realizzata su un campione di 1000 italiani intervistati al telefono – il 65% dei ragazzi sotto i 25 anni, contro una media del 52% del campione complessivo. Percentuale che scende al 46% degli over 55enni. Nessuna smaterializzazione in favore dell’e-book, a quanto pare. “Ad attrarre è ancora la bella stampa, sono le illustrazioni di pregio, la qualità della carta”, ha commentato il vicepresidente della Fondazione, Fabio Lazzari. I libri (di qualità) battono le pagine digitali, sembra essere il succo della ricerca. Nonostante i lettori di libri siano in netto calo e gli italiani che leggono almeno un libro l’anno siano passati dal 59,4% del 2007 al 49,7% del 2012. E però, di questi, solo il 30% ritiene che il libro conti per quello che c’è scritto. A uscirne vincente, insomma, è l’oggetto, più che il contenuto. «Al libro di alta qualità si lega la questione dell’identità – spiegano dal Censis -. Più la ricerca dell’identità è forte, come nei giovani, più l’attrazione nei confronti di un oggetto che rappresenta uno “scrigno di sapere”, fruibile ma anche mostrabile, è forte».

La malìa reggerà dunque fino a che gli italiani continueranno a considerare un bel libro alla stregua di un’opera d’arte? Volumi cartacei come oggetti d’arredo, su cui la polvere si accumula, da custodire e tramandare? Come bei quadri appesi alle pareti? La ricerca dice anche che in oltre la metà delle famiglie italiane (il 53,5%) sono conservati libri lasciati in eredità. E verosimilmente non si tratta di edizioni economiche. Tutti gli interpellati, il sessantenne, come il trentenne, affermano di conservare ancora i libri dei genitori e dei nonni, Come i quadri o l’argenteria. E voi cosa ne pensate?

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