Archivi del giorno: 14/11/2012

Dante a scuola

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“Ho qualche dubbio sullo studio di Dante alle scuole superiori…”. Inizia così l’articolo di Claudio Giunta pubblicato sul “Sole 24 ore” di domenica scorsa. Vale la pena di leggerlo. CLICCA QUI.

Potete leggere anche un articolo di Pierantonio Frare, docente di Letteratura italiana nella Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica, intitolato Leggere Dante oggi: una necessità, non una moda (da «Ore piccole», III, 9, aprile 2008, pp. 119-24). Qualche citazione:

“La tradizione delle letture dantesche (o Lecturae Dantis, come si diceva fino a non molti anni fa), affonda le sue radici in un tempo lontano: nel 1373 alcuni cittadini fiorentini (già: proprio i discendenti di quei fiorentini che avevano scacciato Dante: ma i tempi erano
ormai mutati) presentarono al Gonfaloniere di giustizia e ai Priori delle Arti una petizione perché  venisse nominata una persona adatta a leggere “il libro che volgarmente si chiama il Dante”, tutti i giorni, esclusi i festivi. Per questa lettura pubblica, che è la prima di cui si abbia testimonianza, venne scelto Giovanni Boccaccio, ammiratore e cultore di Dante, al quale venne corrisposto un compenso di  cento fiorini d’oro. Come è noto, Boccaccio non poté condurre a termine la sua impresa: dopo circa un  anno, la sua salute malferma lo costrinse a ritirarsi a Certaldo, dove morì nel 1375.
Dopo Boccaccio, la tradizione delle Lecturae Dantis continuò, a intervalli più o meno regolari, in forme  disparate, in località diverse: ma è sempre rimasta viva, fino ai nostri giorni […].

mi sembra che stiamo assistendo ad un più generale  fenomeno di rinnovata attenzione alla parola: lo testimonia il fatto che si sono moltiplicate, negli ultimi  anni, le pubbliche letture di tante altre opere ed autori, da Omero a Virgilio, da sant’Agostino a Manzoni […]. In tempi di inflazione parolaia, in cui la corrispondenza  della parola con la cosa che essa significa sembra andata persa, in cui le parole sembrano ridotte a etichette che non significano più nulla, in cui si smentisce con protervia e arroganza quel che si è detto un attimo prima, riemerge con maggior forza il bisogno di sentire parole vere, buone e belle. E queste parole, da sempre, sono una prerogativa dei classici, di quegli autori di cui la nostra tradizione letteraria è ricchissima.
E’ tuttavia evidente un altro dato di fatto: che solo la lettura della Commedia ha una forza e una  resistenza che le consentono di durare nei secoli. Iniziative analoghe alla Lectura Dantis sono state proposte anche per altre opere – il Canzoniere di Petrarca, per dirne una sola – ma non hanno resistito all’usura del tempo. Ovvia la conclusione: la Commedia ha delle caratteristiche sue proprie, che rendono
possibile ciò che non è possibile per altri testi, cioè la continua ripetizione – che è però un continuo rinnovarsi – di un rito che non riesce mai ad esaurire la vitalità e la ricchezza del testo intorno a cui si celebra. Perché questo avvenga è difficilissimo dire: si tratterebbe nientemeno che di spiegare le ragioni della bellezza della Commedia”.

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Herman Melville

Moby Dick or the Whale
Call me Ishmael. Some years ago – never mind how long precisely – having little or no money in my purse, and nothing particular to interest me on shore, I thought I would sail about a little and see the watery part of the world. It is a way I have of driving off the spleen, and regulating the circulation. Whenever I find myself growing grim about the mouth; whenever it is a damp, drizzly November in my soul; whenever I find myself involuntarily pausing before coffin warehouses, and bringing up the rear of every funeral I meet; and especially whenever my hypos get such an upper hand of me, that it requires a strong moral principle to prevent me from deliberately stepping into the street, and methodically knocking people’s hats off-then, I account it high time to get to sea as soon as I can.
Moby Dick o la balena
Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovviginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

(Traduzione: Cesare Pavese)

 

Moby Dick (Moby-Dick or The Whale), conosciuto anche come La balena, è un romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore statunitense Herman Melville. È stato tradotto in italiano per la prima volta dallo scrittore Cesare Pavese nel 1932.

PROTAGONISTI

Il narratore, Ismaele.
…as for me, I am tormented with an everlasting itch for things remote. I love to sail forbidden seas, and land on barbarous coasts…

Queequeg, il nobile selvaggio: Better sleep with a sober cannibal than a drunken Christian.

Il capitano Achab«roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile».

” Ma ti sembro vecchio, davvero così tanto, tanto vecchio, Starbuck? Mi sento mortalmente stanco, prostrato e ricurvo, come fossi Adamo che vacilla sotto il cumulo dei secoli dai tempi del Paradiso. Dio! Dio! Dio! Spaccami il cuore! Sfondami il cervello! Inganno! Amaro inganno dei miei capelli grigi dov’è la gioia che per anni avrei dovuto vivere per portarvi, e sembrare e sentirmi così spaventosamente vecchio? Stammi accanto, stammi vicino, Starbuck, lasciami guardare negli occhi di un uomo; è meglio che guardare il mare, o il cielo; è meglio che guardare Dio.”

La nave Pequod, «un veliero cannibale, che si ornava delle ossa cesellate dei suoi nemici».

Starbuck,  il primo ufficiale del “Pequod”:

” Oh Starbuck, è dolce, dolce il vento, dolce a vedersi il cielo. In un giorno così, clemente proprio come questo, ho colpito la mia prima balena, giovane ramponiere diciottenne! Quaranta, quaranta, quarant’anni fa! Quarant’anni di caccia ininterrotta, quarant’anni di privazione, di pericolo, e di tempesta! Quarant’anni in questo mare senza pietà! per quarant’anni Ahab ha lasciato la docile terra, per quarant’anni ha combattuto questa guerra sugli orrori dell’abisso!”

Moby Dick, la balena.

It was the whiteness of the whale that above all things appalled me.

Il capitano del Pequod non è solo il più faustiano degli eroi ottocenteschi, ma è in effetti più faustiano dello stesso Faust. «I lack the low enjoying power», mi manca la bassa capacità di godere, mormora Ahab al tramonto […]. Eccole, le parole che Faust dovrebbe dire, e invece non pronuncia mai:

Che cos’è mai, quale cosa senza nome, imperscrutabile e ultraterrena è mai; quale signore e padrone nascosto e ingannatore, quale tiranno spietato mi comanda, contro tutti gli affetti e i desideri umani? […] E Ahab, Ahab? Sono io, Signore, che sollevo questo braccio, o chi è? (Moby Dick, 132).

Ingannatore ultraterreno, tiranno imperscrutabile.., È il diavolo, anche qui: però dentro Ahab, non fuori di lui…

Franco Moretti, Opere mondo. Saggio sulla forma epica dal Faust a Cent’anni di solitudine, Torino, Einaudi, 1994

PER APPROFONDIRE

Orson Welles legge Moby Dick. CLICCA QUI.

Alessandro Baricco legge Moby Dick. Il VIDEO.

Per approfondire: CLICCA QUI.

La nuova traduzione di Ottavio Fatica: Einaudi, 2015

TRE SCENE DA MOBY DICK tradotte e commentate da Alessandro Baricco, Feltrinelli, 2009

 Moby Dick in musica

Led Zeppelin, Moby Dick, da Led Zeppelin II, 1969

Laurie Anderson, Songs and Stories from Moby Dick (1998 – 2001), McFarlin Auditorium, Southern Methodist University, Dallas, TX

Al cinema

Moby Dick. La balena bianca, regia di John Huston, 1956. Sceneggiatura di Ray Bradbury.

IN THE HEART OF THE SEA, regia di Ron Howard. Dicembre 2015. Il trailer:

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