Guido Cavalcanti

Videolezione di Letteratura italiana del Professor Marco Santagata dell’Università di Pisa –      Guido Cavalcanti. Un testo esemplare – UniNettuno – lezione 10

Guido Davico Bonino presenta Guido Cavalcanti.

Giancarlo Dettori legge  “Avete in voi il fior e la verdura”, “In un boschetto trovai pastorella”, “Una giovane donna di Tolosa”, “Perch`io no spero di tornar giammai”. CLICCA QUI

A proposito di Averroè: la vita e le opere. Il film: Il destino, regia di Y Chahine (1997)

Averroes, Commentary on De Anima, French Manuscript, third quarter of the 13th century, B.N.F.

 Approfondimento: L’INFLUENZA DELLA CULTURA ARABA SUL MONDO LATINO MEDIEVALE, dal sito Treccani.it:

“Una nuova riscoperta delle fonti classiche è avvenuta realmente soltanto per mezzo delle fonti arabe, che hanno veicolato in Occidente buona parte della cultura greca. Questo incontro diretto con i classici dell’antichità non avviene però in Occidente prima del XII secolo. A partire da allora e progressivamente per circa due secoli, ci troviamo di fronte ad un insieme di influenze che possono essere definite come l’“eredità greco-araba”.
La presenza dell’Islam nella penisola iberica e in tutto il nord Africa ha di fatto messo sempre più facilmente a disposizione del mondo latino questo insieme di fonti provenienti dall’Oriente.
La prima presenza in lingua latina è rinvenibile in alcune traduzioni di opere scientifiche e mediche realizzate da Adelardo di Bath intorno agli anni Quaranta del 1100. La sempre maggiore disponibilità di testi in lingua araba si è accompagnata ad una crescita di importanza della figura culturale dei traduttori, ai quali, in larga parte, si deve questa rapida diffusione.
La vera svolta, in questo senso, si è avuta nella seconda metà del XII secolo con l’organico lavoro di traduzione compiuto a Toledo per volontà politica del vescovo Raimondo di Sauvetat”.

Cavalcanti e Dante: Guido, I’ vorrei che tu…; Cavalcanti destinatario della Vita Nova; Commedia, Inferno, X:

Cavalcanti protagonista della novella  VI, 9 del Decameron di Boccaccio. CLICCA QUI per approfondire.

Guido di messer Cavalcante de’ Cavalcanti […] , oltre a quello che egli fu un de’ miglior loici che avesse il mondo e ottimo filosofo naturale (delle quali cose poco la brigata curava), si fu egli leggiadrissimo e costumato e parlante uom molto e ogni cosa che far volle e a gentile uom pertenente seppe meglio che altro uom fare; e con questo era ricchissimo, e a chiedere a lingua sapeva onorare cui nell’animo gli capeva che il valesse.
Ma a messer Betto non era mai potuto venir fatto d’averlo, e credeva egli co’ suoi compagni che ciò avvenisse per ciò che Guido alcuna volta speculando molto abstratto dagli uomini divenia; e per ciò che egli alquanto tenea della oppinione degli epicuri, si diceva tralla gente volgare che queste sue speculazioni erano solo in cercare se trovar si potesse che Iddio non fosse.

CAVALCANTI E LA LIRICA MODERNA

Ezra Pound traduce  Guido Cavalcanti, Voi che per li occhi mio passaste ‘l core:

YOU, who do breach mine eyes and touch the heart,
And start the mind from her brief reveries,
Might pluck my life and agony apart,
Saw you how love assaileth her with sighs,

And lays about him with so brute a might
That all my wounded senses turn to flight.
There’s a new face upon the seigniory,
And new is the voice that maketh loud my grief.

Love, who hath drawn me down through devious ways,
Hath from your noble eyes so swiftly come!
‘T is he hath hurled the dart, wherefrom my pain,

First shot’s resultant! and in flanked amaze
See how my affrighted soul recoileth from
That sinister side wherein the heart lies slain.

Sonnet I, from The Sonnets and Ballate of Guido Cavalcanti Translated by Ezra Pound, Boston, Small, Maynard and Company, 1912. Per approfondire l’analisi CLICCA QUI.

Ezra Pound traduce  Guido Cavalcanti, Chi è questa che vèn…:

Who is she coming, drawing all men’s gaze,
Who makes the air one trembling clarity
Till none can speak but each sighs piteously
Where she leads Love adown her trodden ways?

Ah God! The thing she’s like when her glance strays,
Let Amor tell. “T is no fit speech for me.
Mistress she seems of such great modesty
That every other woman were called “Wrath.”

No one could ever tell the charm she hath
For toward her all the noble Powers incline,
She being beauty’s godhead manifest.

Our daring ne’er before held such high quest;
Be ye! There is not in you so much grace
That we can understand her rightfully.

Sonnet VII, from The Sonnets and Ballate of Guido Cavalcanti Translated by Ezra Pound, Boston, Small, Maynard and Company, 1912

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