Giulio Cesare

Vincenzo Camuccini, La morte di Cesare, 1798

La trasmissione televisiva della RAI  “Correva l’anno”, a cura di Paolo Mieli:  video parte prima

Video parte seconda

Tutte le battaglie di Cesare: le mappe dell’Accademia militare di Westpoint. CLICCA QUI.

Paolo Brogi, Nuove scoperte sulla morte di Giulio Cesare, “Corriere della Sera”, 11 ottobre 2012 

Nel cerchio l’area di largo Argentina dove venne ucciso Giulio Cesare (foto Jpeg)

ROMA – Giulio Cesare è morto nel cuore di Roma antica. Dove, per la precisione, è ancora difficile stabilirlo anche     se gli ultimi scavi archeologici indicherebbero come luogo del decesso largo Argentina. Di sicuro, lo scranno su cui era seduto in quelle idi di marzo del 44 a.C. non è stato ancora trovato, come spiega l’archeologa Marina Mattei della sovrintendenza comunale di Roma. Tuttavia è stato rinvenuto il muro cementizio in cui sarebbe stato collocato quello scranno… Il quotidiano spagnolo El Pais nei giorni scorsi è corso un po’ avanti – con una notizia infondata – affidando la scoperta del sedile (non ancora trovato) a uno studioso spagnolo del Csic (Consejo Superior de Investigaciones Cientificas), Antonio Monterroso, ma è stata una forzatura. Eppure Cesare morì da queste parti, in una delle aree monumentali più note della moderna Capitale.

 NON-LUOGO ARCHEOLOGICO – E’ certo che nell’area archeologica di Largo Argentina sono stati identificati la sede della Curia di Pompeo e il muro di tamponatura con cui Augusto poi procedette a chiudere il primo Senato romano. La Curia al Foro Romano ha accolto il Senato venuto dopo. Ed è sicuro, infine, che tutta questa area sacra dell’Argentina, in cui si scava e si studia ormai da sei anni, scoperta nel 1926 da Giuseppe Marchetti Longhi e divenuta nel tempo un non-luogo archeologico lasciato abbastanza a se stesso e ai gatti, ora – con la scoperta dell’area in cui morì Cesare – è candidata finalmente a voltare pagina trasformandosi in un vero sito archeologico monumentale visitabile.

L’area degli scavi condotti negli ultimi sei anni (Jpeg)

L’area degli scavi condotti negli ultimi sei anni (Jpeg)

«APRIRE AL PUBBLICO» – «Tutti i miei sforzi – dice Marina Mattei che lavora in questa area da sei anni – sono tesi ad aprire ai visitatori questo che è il cuore della Roma repubblicana». Umberto Broccoli, sovrintendente comunale, aggiunge: «Il cantiere archeologico chiuderà entro il 2013…».
Il giallo del luogo in cui sarebbe morto Giulio Cesare è legato all’area adiacente al lato del Teatro Argentina. Si tratta di un muro di tamponatura sovrastato da un pino secolare che svetta alto. E’ ciò che resta del primo Senato romano, quello della Curia di Pompeo. E’ volto in direzione di Campo de’ Fiori dove all’altezza di piazza dei Satiri è stato rinvenuto il Teatro di Pompeo.

Una statua di Giulio Cesare (Wikipedia)

UCCISO SOTTO LA STATUA DI POMPEO – Sulla sommità del teatro c’era il tempio di Venere Genitrice. Tutta lo spazio è dunque frutto dell’urbanizzazione di Pompeo a metà del primo secolo a.C. nell’area di Campo Marzio. Fonti come Svetonio dicono che Augusto lo chiuse. Dunque, il muro ritrovato è quello fatto costruire da Augusto. Svetonio dice anche che la statua di Pompeo fu trasferita, Cicerone aggiunge che sotto quella statua è morto Giulio Cesare.

«Stiamo analizzando tutti questi elementi – spiega Marina Mattei -. Siamo partiti dalla pianta della Curia e stiamo indagando sulla struttura e questo lavoro è condiviso con gli spagnoli che hanno investito in questa area…».

Il muro fatto costruire da Augusto sul luogo dove forse si trovava lo scranno di Cesare (foto Jpeg)

SEI TEMPLI NELLA STESSA AREA – Su un punto la Mattei è categorica: «Questa area è la più importante comunque di tutta la Roma repubblicana». Non è semplice identificare i passaggi che dal IV secolo portano ai giorni di Giulio Cesare ed Augusto., a cavallo del passaggio nell’era volgare. «Qui ci sono almeno sei templi – spiega Marina Mattei -, sotto ci sono le fondamenta in peperino che poggiano sull’argilla a sette metri di profondità».

Sono quattro i resti di tempio oggi visibili, sono indicati da lettere che vanno dalla a alla d. Difficili le attribuzioni. Al centro dell’area si erge il tempio più conservato, a pianta rotonda, del II secolo, dedicato alla Fortuna huiusce diei. Ai suoi due lati altri due templi di epoca precedente: quello forse di Giuturna e l’altro dedicato a Feronia.

L’area archeologica di Largo Argentina a Roma

LA CHIESA BIZANTINA – Il quarto edificio (quello verso Corso Vittorio) poi ospitante una chiesa bizantina dell’alto medioevo (di cui si ammirano ancora affreschi e mosaici) è quello dedicato ai Lari Permarini protettori dei naviganti. Tutte attribuzioni da verificare ancora. «Abbiamo lavorato e scavato in tutto questo complesso grazie a un paio di milioni di euro derivati da fondi Arcus – spiega l’archeologa -. Con noi collaborano cattedre universitarie come quella di Patrizio Pensabene, topografi, epigrafisti, geologi con cui abbiamo fatto carotaggi. Il tutto per ottenere in primo luogo i rilievi e la verifica dei documenti e delle fonti antiche. La Spagna ha inoltre finanziato le indagini al laser scanner del Csic, utili soprattutto per le ricostruzioni topografiche».

FONTI DI RILETTURA STORICA – Insomma verifica attenta di tutte le fonti e rilettura di questa complessa struttura organizzata su oltre quattro secoli di vita, in cui si nasconde l’epicentro della storia repubblicana romana. Un posto dove, questo è certo, il 15 marzo del ’44 è morto Giulio Cesare. A sorvegliare il luogo si erge la torre medievale che dà nome allo slargo. E’ chiusa, c’è il progetto di aprirla e farla diventare il centro visitatori. Intanto sui muri dell’angusto luogo scorrazzano indisturbati (e fotografatissimi) i gatti romani di tutti i colori.

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